L’anticorpo monoclonale tigatuzumab in combinazione con sorafenib non si è dimostrato efficace nel trattamento di pazienti con un carcinoma epatocellulare avanzato in uno studio randomizzato multicentrico di fase II pubblicato di recente sul Journal of Hepatology.

Tigatuzumab è un anticorpo monoclonale umanizzato che agisce come agonista del recettore DR5, attivando pathway di trasduzione del segnale che possono indurre l’apoptosi delle cellule tumorali.

Gli autori dello studio, guidati da Ann-Lii Cheng, del National Taiwan University Hospital di Taipei, hanno trattato i pazienti con dosi crescenti di tigatuzumab di mantenimento e dosi regolari di sorafenib, che poi hanno raggiunto "livelli di steady-state" per le somministrazioni ripetute.

Nel complesso, il trial ha coinvolto 163 pazienti adulti con carcinoma epatocellulare avanzato provenienti da 28 centri situati in Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Stati Uniti. I partecipanti sono stati assegnati al trattamento con una combinazione di tigatuzumab (6 mg/kg come dose di carico, 2 mg/kg/settimana come dose di mantenimento) più sorafenib 400 mg due volte al giorno oppure una combinazione di tigatuzumab (6 mg/kg come dose di carico, 6 mg/kg/settimana come dose di mantenimento) più sorafenib 400 mg due volte al giorno oppure il solo sorafenib 400 mg due volte al giorno.

L'endpoint primario dello studio era il tempo alla progressione, mentre gli obiettivi secondari comprendevano la sopravvivenza globale (OS) e la sicurezza.

In generale, nessuno dei pazienti ha mostrato una risposta completa alla terapia. Il tempo mediano alla progressione è stato di 3 mesi nel primo gruppo (P = 0,988 vs il solo sorafenib); 3,9 mesi nel secondo gruppo (P = 0,586 vs il solo sorafenib) e 2,8 mesi nel gruppo trattato con il solo sorafenib.

Al momento dell’analisi primaria, solo 11 pazienti erano ancora nello studio, perché 152 avevano interrotto il trattamento a causa della progressione della malattia.

Il tempo alla progressione, valutato da radiologi indipendenti, ha mostrato risultati simili, in particolare nel gruppo trattato con la dose più alta di tigatuzumab e in quello trattato con il solo sorafenib. 

L’OS mediana è stata più alta nel gruppo trattato con 2mg/kg/settimana di tigatuzumab come mantenimento (12,2 mesi; P = 0,659 vs sorafenib) rispetto agli altri due gruppi (8,2 mesi in entrambi i gruppi; P = 0,303 vs sorafenib).

Complessivamente, il 75,9% dei pazienti trattati con tigatuzumab (88 su 116) ha manifestato eventi avversi durante il trattamento; i più comuni sono stati la sindrome di eritrodisestesia palmo-plantare, la diarrea e la riduzione dell’appetito. Inoltre, il 98,3% dei pazienti trattati con sorafenib (114 su 116) ha manifestato eventi avversi durante il trattamento dovuti a sorafenib.

Gli eventi avversi gravi più comuni manifestatisi durante il trattamento sono stati ascite (in cinque pazienti) per quanto riguarda tigatuzumab ed encefalopatia epatica per quanto riguarda sorafenib (in quattro pazienti).

La Cheng e i colleghi concludono quindi che “tigatuzumab in combinazione con sorafenib confrontato con il solo sorafenib negli adulti con carcinoma epatocellulare avanzato non ha raggiunto l’endpoint primario di efficacia, anche se la combinazione è stata ben tollerata”.

A-L. Cheng, et al. Safety and efficacy of tigatuzumab plus sorafenib as first-line therapy in subjects with advanced hepatocellular carcinoma: A phase 2 randomized study. J Hepatol. 2015;doi:10.1016/j.jhep.2015.06.001.
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