I pazienti con infezione da virus dell'epatite B trattati con entecavir (ETV) in monoterapia rimangono a rischio di sviluppare un carcinoma epatocellulare (HCC). A suggerirlo sono i risultati di uno studio recente del VIRGIL Surveillance Study Group, un network di ricercatori europei, appena pubblicato sulla rivista Gut.

Lo studio mostra anche che i punteggi di rischio di HCC basati sulle caratteristiche demografiche, cliniche e virologiche non sono fattori predittivi validi, specie nei pazienti caucasici.

"Questo è uno studio importante che dimostra come entecavir, che è un potente antivirale, sia in grado di sopprimere molto bene il virus, silenziare la malattia e far raggiungere la remissione," ha detto uno degli autori del lavoro, Harry Janssen, epatologo dell'Università di Toronto, in un’intervista. "Ciò significa avere meno infiammazione, meno fibrosi e meno cirrosi in questi pazienti, ma l’antivirale non previene il cancro al fegato" ha aggiunto lo specialista.

Per arrivare a questa conclusione, Janssen e i suoi colleghi hanno eseguito uno studio retrospettivo di coorte su 744 pazienti arruolati in 11 centri aderenti al VIRGIL network tra il 2005 e il 2013. Tutti i pazienti erano positivi all’HBsAg da almeno 6 mesi ed erano stati trattati con ETV per almeno 3 mesi. Inoltre, la maggioranza era di razza caucasica (il 42%) e asiatica (il 29%) .

Durante un follow-up mediano di 167 settimane, 14 pazienti (l’1,9%), tra cui 9 (il 64%) che al basale erano cirrotici, hanno sviluppato un carcinoma epatocellulare (HCC). Nei pazienti con cirrosi si è trovata un’incidenza cumulativa a 5 anni di HCC significativamente maggiore rispetto ai pazienti non cirrotici (10,9% contro 2,1%; P < 0,001). Inoltre, l’incidenza di HCC è risultata maggiore anche tra i pazienti più anziani (P < 0,001).

La risposta virologica si è avuta in 655 pazienti con livelli di HBV DNA inferiori a 80 IU/ml; 12 pazienti con HCC hanno raggiunto la risposta virologica prima della diagnosi di tumore. Le probabilità cumulative di raggiungere la risposta virologica a 6 mesi, 12 mesi, 2, 3, 4 e 5 anni sono risultate rispettivamente del 53%, 76%, 90%, 94%, 97% e 99%.

Al basale si è evidenziata un’associazione tra età, sesso, presenza di cirrosi, livelli di albumina, bilirubina e HBV DNA e punteggi di rischio di HCC superiori; tuttavia, il rischio previsto di HCC sulla base di questi punteggi è diminuito durante la terapia (P < 0,001).

"Abbiamo dimostrato che la terapia continuativa con  ETV sopprime efficacemente il virus nella maggior parte dei pazienti" scrivono i ricercatori. "Anche se il rischio di carcinoma epatocellulare nei pazienti trattati con ETV è basso con 5 anni di trattamento, la terapia con ETV non elimina tale rischio. Lo screening dei gruppi a rischio, dunque, resta necessario nonostante l’efficacia della terapia con ETV, almeno durante i primi anni di trattamento” concludono.

Secondo Lim Seng Gee, della Yong Lin Loo School of Medicine di Singapore, non coinvolto nello studio, i risultati dello studio vanno presi, tuttavia, con le pinze per via dell’assenza di un gruppo di controllo e del basso numero di pazienti che hanno sviluppato un HCC.

“Per dirimere la controversia se la terapia antivirale riduca il carcinoma epatocellulare, ciò che serve realmente è un trial controllato e randomizzato" ha rimarcato l’epatologo.

P, et al. Arends. Entecavir treatment does not eliminate the risk of hepatocellular carcinoma in chronic hepatitis B: limited role for risk scores in Caucasians. Gut. 2014;doi:10.113/gutjnl-2014-307023.
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