Ca epatico, radioembolizzazione con microsfere radioattive non batte sorafenib sulla sopravvivenza

La radioterapia selettiva interna (SIRT, o radioembolizzazione) con microsfere in resina caricate con l'isotopo radioattivo ittrio-90 (90Y) non ha prolungato la sopravvivenza rispetto all'inibitore delle tirosin chinasi (TKI) sorafenib tra i pazienti con carcinoma epatocellulare in stadio avanzato o intermedio dopo una chemioembolizzazione non riuscita. ╚ questo il risultato principale dello studio multicentrico di fase III SARAH, un trial randomizzato, controllato e in aperto pubblicato di recente su The Lancet Oncology.

La radioterapia selettiva interna (SIRT, o radioembolizzazione) con microsfere in resina caricate con l’isotopo radioattivo ittrio-90 (90Y) non ha prolungato la sopravvivenza rispetto all’inibitore delle tirosin chinasi (TKI) sorafenib tra i pazienti con carcinoma epatocellulare in stadio avanzato o intermedio dopo una chemioembolizzazione non riuscita. È questo il risultato principale dello studio multicentrico di fase III SARAH, un trial randomizzato, controllato e in aperto pubblicato di recente su The Lancet Oncology.

Sorafenib è il trattamento standard per i pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato e prolunga la sopravvivenza globale (OS), ma molti pazienti non rispondono alla terapia dopo essere stati sottoposti alla chemioembolizzazione transarteriosa.

Gli autori del trial hanno quindi provato a confrontare efficacia e sicurezza di sorafenib con quelle della SIRT con microsfere in resina caricate con 90Y in 459 pazienti di almeno 18 anni con un carcinoma epatocellulare avanzato, arruolati presso 25 centri francesi specializzati in malattie del fegato.

I partecipanti sono stati assegnati al trattamento con la SIRT per 2 o 5 settimane o al trattamento continuativo con sorafenib 400 mg due volte al giorno e l’endpoint primario era l’OS.
Il follow-up mediano è risultato di 27,9 mesi nel braccio assegnato alla SIRT e 28,1 mesi nel braccio assegnato a sorafenib.

L’OS mediana nel gruppo assegnato alla SIRT è risultata di 8 mesi (IC al 95% 6,7-9,9) contro 9,9 mesi (IC al 95% 8,7-11,4) nel gruppo assegnato a sorafenib (HR 1,15; IC al 95% 0,94 -1.41; P = 0,018).

Nel braccio assegnato alla SIRT, il 77% dei pazienti ha segnalato almeno un evento avverso grave contro l'82% dei pazienti nel braccio trattato con sorafenib. Gli eventi avversi di grado 3 o superiore riportati con maggiore frequenza in entrambi i bracci sono stati spossatezza (9% nel braccio assegnato alla SIRT contro 19% nel braccio trattato con sorafenib), disfunzione epatica (rispettivamente 11% contro 13%), aumento degli enzimi epatici (9% contro 7%), anomalie ematologiche (10% contro 14%), diarrea (1% contro 14%), dolore addominale (3% contro 6%), aumento della creatinina (2% contro 6%) e reazione cutanea mano-piede (<1% contro 6%).

Inoltre, ci sono stati 19 decessi nel braccio assegnato alla SIRT e 12 in quello trattato con sorafenib.
Gli autori concludono che nei pazienti con carcinoma epatocellulare in stadio intermedio o localmente avanzato dopo una chemioembolizzazione non riuscita l’OS non è risultata significativamente diversa nei due gruppi di trattamento. Tuttavia, aggiungono, “la qualità della vita e la tollerabilità potrebbero aiutare a scegliere fra i due trattamenti”.

Inoltre, una migliore efficacia locale della SIRT suggerisce che potrebbe essere opportuno valutare questa terapia in pazienti con carcinoma epatocellulare in uno stadio meno avanzato.

V. Vilgrain, et al. Efficacy and safety of selective internal radiotherapy with yttrium-90 resin microspheres compared with sorafenib in locally advanced and inoperable hepatocellular carcinoma (SARAH): an open-label randomised controlled phase 3 trial. Lancet Oncol. 2017; doi: 10.1016/S1470-2045(17)30683-6.
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