Ca epatico, regorafenib migliora gli outcome nei pazienti progrediti con sorafenib

La terapia con regorafenib ha fornito un beneficio clinico ai pazienti con carcinoma epatocellulare a prescindere dall'ultima dose di sorafenib o dal tempo di comparsa della progressione durante la precedente terapia con sorafenib. Lo evidenzia un'analisi retrospettiva dello studio RESOURCE, pubblicata di recente sul Journal of Hepatology. Il trattamento con regorafenib, inoltre, ha mostrato un profilo di eventi avversi simile a quello di sorafenib.

La terapia con regorafenib ha fornito un beneficio clinico ai pazienti con carcinoma epatocellulare a prescindere dall'ultima dose di sorafenib o dal tempo di comparsa della progressione durante la precedente terapia con sorafenib. Lo evidenzia un'analisi retrospettiva dello studio RESOURCE, pubblicata di recente sul Journal of Hepatology. Il trattamento con regorafenib, inoltre, ha mostrato un profilo di eventi avversi simile a quello di sorafenib.

Nello studio RESOURCE, regorafenib ha dimostrato di migliorare in modo significativo la sopravvivenza globale nei pazienti con un carcinoma epatocellulare progredito durante la terapia con sorafenib. Il lavoro ora pubblicato, coordinato da Richard S. Finn, della David Geffen School of Medicine dell'Università della California di Los Angeles, è stato effettuato per verificare gli esiti del trattamento sequenziale con sorafenib seguito da regorafenib.

Nello studio RESOURCE, i ricercatori hanno assegnato in modo casuale 379 pazienti al trattamento con regorafenib e 194 pazienti al trattamento con un placebo. Le caratteristiche demografiche e patologiche e l’impiego di precedenti terapie locali erano ben bilanciati nei due gruppi. Al basale, il tempo mediano intercorso tra l'inizio della terapia con sorafenib e la progressione del tumore era di 7,2 mesi per il gruppo trattato con regorafenib e di 7,1 mesi per il gruppo trattato con placebo.

Alla fine dello studio, la sopravvivenza globale è risultata significativamente superiore nel gruppo trattato con regorafenib rispetto al gruppo di controllo (10,6 mesi contro 7,8 mesi; HR 0,6; IC al 95% 0,5-0,78). I ricercatori hanno effettuato una seconda analisi quasi un anno dopo l'analisi primaria e hanno trovato risultati simili (10,7 mesi contro 7,9 mesi; HR 0,61, IC al 95% 0,5-0,75).

L'analisi sui sottogruppi ha evidenziato che i pazienti trattati con un dosaggio pari a 800 mg al giorno di regorafenib e quelli trattati con meno di 800 mg al giorno hanno avuto una sopravvivenza globale simile.

Inoltre, regorafenib ha mostrato un beneficio significativo rispetto al placebo sul fronte del tempo di comparsa della progressione, indipendentemente dal tempo di comparsa della progressione durante il trattamento precedente con sorafenib.

"Il profilo di sicurezza di regorafenib è risultato generalmente coerente con quello riportato per regorafenib in altre neoplasie gastrointestinali e l’incidenza degli eventi avversi è risultata generalmente simile quando analizzata in funzione dell'ultima dose di sorafenib" scrivono Finn e i colleghi.

"I risultati qui presentati suggeriscono che per alcuni pazienti con carcinoma epatocellulare che non beneficiano più della resezione, dell’ablazione locale o della chemioembolizzazione, il trattamento sequenziale di sorafenib seguito da regorafenib può prolungare la sopravvivenza al di là di quanto precedentemente riportato".

R.S. Finn, et al. Outcomes of sequential treatment with sorafenib followed by regorafenib for HCC: additional analyses from the phase 3 RESORCE trial. J Hepatol. 2018;doi:10.1016/j.jhep.2018.04.010.
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