Ca esofageo, aggiunta di cetuximab alla chemioradioterapia non allunga la vita

L'aggiunta dell'anticorpo monoclonale anti-EGFR cetuximab alla chemioradioterapia non ha migliorato la sopravvivenza globale (OS) nei pazienti con carcinoma esofageo rispetto alla sola chemioradioterapia nello studio di fase III RTOG 0436, da poco uscito su JAMA Oncology.

L'aggiunta dell’anticorpo monoclonale anti-EGFR cetuximab alla chemioradioterapia non ha migliorato la sopravvivenza globale (OS) nei pazienti con carcinoma esofageo rispetto alla sola chemioradioterapia nello studio di fase III RTOG 0436, da poco uscito su JAMA Oncology.

"I risultati dello studio NRG Oncology RTOG 0436 sono coerenti con quelli di altri studi di fase III che non sono riusciti a evidenziare miglioramenti dell’OS con l'aggiunta di un inibitore dell’EGFR a regimi di chemioradioterapia concomitanti per vari tumori solidi" scrivono Mohan Suntharalingam, della University of Maryland, e gli altri ricercatori. "Nel loro insieme, questi risultati dello studio evidenziano la necessità di identificare variabili prognostiche che potrebbero fornire indicazioni riguardo alle popolazioni dei pazienti che potrebbero beneficiare dell'inibizione dell’EGFR".

Lo standard di cura per i pazienti con carcinoma esofageo non operabile è una combinazione di cisplatino, 5-fluorouracile e radioterapia. Modelli preclinici avevano suggerito l’esisitenza di una potenziale sinergia fra gli inibitori dell’EGFR, aventi come bersaglio la sovraespressione dell’EGFR, presente nel 50% dei tumori esofagei, la chemioterapia e la radioterapia.

Sulla base di questi presupposti, i ricercatori hanno arruolato nello studio RTOG 0436 344 pazienti con carcinoma esofageo confermato dalla biopsia e li hanno assegnati in modo casuale a un trattamento settimanale con cisplatino (50 mg/m2) e paclitaxel (25 mg/m2) più una radioterapia giornaliera, con o senza cetuximab (400 mg/m2 il giorno 1 e poi 250 mg/m2) somministrato una volta alla settimana.

Un'analisi preliminare ad interim pianificata dei primi 150 pazienti con adenocarcinoma non ha mostrato alcun miglioramento significativo della percentuale di risposta completa nel braccio in cui si è aggiunto cetuximab e da quel momento in poi i ricercatori hanno smesso di arruolare pazienti con adenocarcinoma. In seguito, quando i risultati di uno studio analogo non hanno mostrato alcun vantaggio con l'aggiunta di cetuximab alla chemioradioterapia, l’arruolamento è stato sospeso, ma il follow-up è proseguito per valutare gli outcome dei pazienti già arruolati.

Analizzando i numeri, gli autori non hanno trovato alcuna differenza significativa nella percentuale di risposta clinica tra il braccio trattato con cetuximab e il braccio di controllo (56% contro 58%). Quest’assenza di differenza si è vista sia nei pazienti con adenocarcinoma sia in quelli con carcinoma a cellule squamose.

Dopo un follow-up mediano di 18,6 mesi, i pazienti del braccio cetuximab hanno mostrato un tasso di fallimento locale a 24 mesi del 47% e a 36 mesi del 49% contro rispettivamente 49% e 49% nel braccio di controllo.

Infine, non si sono trovate differenze significative fra i due bracci sul fronte dell’OS. Infatti, l’OS mediana è risultata di 19,7 mesi nel braccio trattato con cetuximab contro 19 mesi nel braccio di controllo. Nel braccio trattato con l’anticorpo, l’OS a 24 a mesi è risultata del 45% e quella a 36 mesi del 34% contro rispettivamente 44% e 28% nel braccio di controllo.

"È importante osservare che questo trial è stato progettato specificamente per testare l'aggiunta di cetuximab nel setting non operatorio" osservano i ricercatori. "Dato che non esiste un consenso sull'uso della terapia trimodale, questo studio ha arruolato pazienti che erano stati considerati non idonei per la chirurgia e quelli i cui medici curanti sostenevano fosse necessario un approccio non chirurgico".

M. Suntharalingam, et al. Effect of the Addition of Cetuximab to Paclitaxel, Cisplatin, and Radiation Therapy for Patients With Esophageal CancerThe NRG Oncology RTOG 0436 Phase 3 Randomized Clinical Trial. JAMA Oncol. 2017. doi:10.1001/jamaoncol.2017.1598.
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