L’aggiunta di rilotumumab, anticorpo monoclonale diretto contro il fattore di crescita degli epatociti (HGF), a epirubicina, cisplatino e capecitabina (ECX) come terapia di prima linea per i pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea avanzato, MET-positivo, non ha prolungato la sopravvivenza globale (OS) nello studio di fase III  RILOMET-1. Il trial, presentato a Chicago in occasione del congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), non ha quindi centrato il suo obiettivo primario.

Questa mancanza di efficacia, ha detto il primo autore del lavoro, David Cunningham, del Royal Marsden Hospital di Sutton, nel Regno Unito, è legata a un aumento dei decessi nel braccio rilotumumab dovuti alla progressione della malattia ed è risultata indipendente dal livello di espressione di MET.

In precedenza, uno studio di fase II aveva mostrato un miglioramento dell’OS e della sopravvivenza libera da progressione (PFS) nei pazienti trattati con rilotumumab più ECX rispetto ai controlli, trattati con placebo, in questa popolazione di pazienti.

Lo studio  RILOMET-1 ha coinvolto 609 pazienti con un adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea resecabile e avanzato; di questi, 304 sono stati trattati con rilotumumab 15 mg/kg più ECX (epirubicina ev 50 mg/m2 al giorno 1, cisplatino ev 60 mg/m2 al giorno 1, capecitabina orale 625 mg/m2 due volte al giorno nei giorni 1-21) e 305 con placebo ev più ECX ogni 3 settimane. Tutti i pazienti avevano tumori MET-positivi e sono stati stratificati in base all’estensione della malattia (localmente avanzata vs metastatica) e al punteggio ECOG (0 vs 1).

Gli endpoint secondari comprendevano la sopravvivenza libera da progressione (PFS), la sopravvivenza a 12 mesi, la percentuale di risposta complessiva (ORR), la sicurezza e la farmacocinetica.

Lo studio è stato interrotto prima del previsto dopo il quarto esame pianificato dei dati di sicurezza, quando i ricercatori hanno trovato uno squilibrio dei decessi nei due gruppi (al 3 novembre 2014, 93 morti nel braccio trattato con rilotumumab contro 75 nel braccio trattato con placebo).

Rilotumumab non si è dimostrato superiore al placebo in termini di OS; inoltre, sia la PFS sia l’ORR sono risultate statisticamente inferiori nel braccio trattato con l’anticorpo.

Infatti, l’OS mediana è risultata di 9,6 mesi (range: 7,9-11,4 mesi) nel braccio trattato con rilotumumab e 11,5 mesi (range: 9,7-13,1 mesi) nel gruppo di controllo (HR non stratificato 1.36; IC al 95% 1,05-1,75; P = 0,021), mentre la PFS mediana è stata di 5,7 mesi (range: 5,3-5,9 mesi) nel braccio rilotumumab e 5,7 mesi (range: 5,5-7,1 mesi) nel braccio placebo (HR non stratificato 1,27; IC al 95% 1,03-1.58; P = 0,025).

L'ORR è risultata del 30 % nel braccio rilotumumab e 39,2% nel braccio placebo (P = 0,03), mentre la percentuale di controllo della malattia è stata rispettivamente del 54% contro 64,9% (P  = 0,01).

Gli eventi avversi più comuni risultati più frequenti con rilotumumab sono stati edema periferico, ipoalbuminemia, trombosi venosa profonda e ipocalcemia.

Cunningham ha detto che servono ulteriori analisi per comprendere i risultati dal punto di vista biologico e clinico e ha aggiunto che sono in corso analisi sui livelli plasmatici totali di HGF.

Cunningham D, Tebbutt NC, Davidenko I, et al. Phase III, randomized, double-blind, multicenter, placebo (P)-controlled trial of rilotumumab (R) plus epirubicin, cisplatin and capecitabine (ECX) as first-line therapy in patients (pts) with advanced MET-positive (pos) gastric or gastroesophageal junction (G/GEJ) cancer: RILOMET-1 study. J Clin Oncol. 2015;33:(suppl; abstr 4000).
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