Ca gastrico, ramucirumab aggiunto alla chemio in prima linea allontana la progressione

L'aggiunta dell'anticorpo monoclonale ramucirumab alla chemioterapia di prima linea ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nei pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastro-esofagea metastatico nello studio multicentrico internazionale di fase III RAINFALL, presentato al Simposio sui tumori gastrointestinali dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO-GI), tenutosi a San Francisco.

L’aggiunta dell’anticorpo monoclonale ramucirumab alla chemioterapia di prima linea ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nei pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastro-esofagea metastatico nello studio multicentrico internazionale di fase III RAINFALL, presentato al Simposio sui tumori gastrointestinali dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO-GI), tenutosi a San Francisco.

"In pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastro-esofagea naïve al trattamento, l'aggiunta di ramucirumab alla chemioterapia di prima linea ha determinato un miglioramento significativo dell'endpoint primario, la sopravvivenza libera da progressione valutata dallo sperimentatore, ma non ha conferito alcun miglioramento nella sopravvivenza globale” ha dichiarato Charles S. Fuchs, dello Smilow Cancer Hospital e dello Yale Cancer Center di New Haven, nel Connecticut, presentando i risultati.

La trasduzione del segnale attraverso il VEGFR2 e l'angiogenesi sembrano svolgere un ruolo importante nella patogenesi e nella progressione del carcinoma gastrico. Ramucirumab è un anticorpo monoclonale progettato in modo da legarsi al dominio extracellulare di VEGFR2, bloccando in tal modo il suo legame con il VEGF e inibendo l'attivazione del recettore.

Due studi clinici controllati con placebo hanno dimostrato che ramucirumab in seconda linea migliora in modo significativo la sopravvivenza globale (OS) sia come agente singolo sia in combinazione con paclitaxel. Visti i benefici documentati in questo setting, i ricercatori hanno voluto esaminare l'efficacia di ramucirumab in aggiunta alla chemio come trattamento di prima linea nello studio RAINFALL.

RAINFALL è un trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, al quale hanno partecipato anche due centri italiani (l’Istituto dei Tumori di Milano e l’Istituto Oncologico Veneto). Lo studio ha coinvolto 645 pazienti con una diagnosi di carcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea metastatico, tutti con un performance status ECOG pari a 0 o 1 e candidabili alla chemioterapia di prima linea. I partecipanti sono stati trattati tutti con capecitabina (o 5-FU) più cisplatino e assegnati in rapporto 2:1 al trattamento con ramucirumab (8 mg/kg ev il giorno 1 e il giorno 8) o un placebo ogni 21 giorni. Il trattamento è stato somministrato fino alla progressione della malattia o alla comparsa di una tossicità ingestibile.

L'endpoint primario era la PFS valutata dallo sperimentatore nei primi 508 pazienti. In questo gruppo, la terapia di prima linea con ramucirumab in combinazione con la chemio ha comportato una riduzione del 25% del rischio di progressione della malattia o decesso rispetto al placebo (HR 0,75; IC al 95% 0,61-0,94), con una PFS mediana di 5,72 mesi nel gruppo trattato con l’anticorpo monoclonale contro 5,39 mesi nel gruppo di controllo (P = 0,11).

Il miglioramento della PFS si è mantenuto nell’intera coorte di 645 pazienti, con un HR stratificato pari a 0,75 e una PFS mediana di 5,85 mesi nel braccio trattato con ramucirumab contro 5,55 mesi nel braccio trattato con il placebo (P = 0,0024). Tuttavia, l’aggiunta dell’anti-VEGFR alla chemio non ha portato a un miglioramento dell’OS rispetto al placebo.

I ricercatori hanno anche analizzato se l'effetto del trattamento differiva nei diversi sottogruppi di pazienti. Il beneficio offerto dall’anticorpo sulla PFS valutata dagli sperimentatori è apparso coerente in quasi tutti i sottogruppi esaminati, ha riferito Fuchs. Tuttavia, in nessun sottogruppo specifico si è osservato alcun miglioramento significativo dell’OS e né si sono osservate differenze significative tra i due bracci dello studio per quanto riguarda la percentuale di risposta obiettiva, che è risultata del 41% con ramucirumab e 36% con il placebo.

L’autore ha poi riferito che l’anti-VEGFR in combinazione con la chemioterapia di prima linea è apparso ben tollerato e non si sono registrate nuove problematiche legate alla sicurezza rispetto al profilo già noto dei trattamenti praticati.

Il numero di decessi legati ad eventi avversi, ha detto Fuchs, è stato simile nei due bracci. Inoltre, l’incidenza degli eventi avversi manifestatisi durante il trattamento è stata relativamente simile, anche se il trattamento con ramucirumab si è associato a una frequenza leggermente più alta di sindrome mano-piede, trombocitopenia e diminuzione dell'appetito, mentre la neutropenia febbrile è risultata leggermente più comune nel braccio placebo.

Gli eventi avversi di grado ≥3 manifestatisi in almeno il 10% dei pazienti nel braccio trattato con ramucirumab sono stati neutropenia (26,3% contro 27% nel braccio di controllo), anemia (12,1% contro 14,0%) e ipertensione (9,9% contro 1,6%).

Alessandra Terzaghi

C.S. Fuchs, et al. RAINFALL: A randomized, double-blind, placebo-controlled phase III study of cisplatin (Cis) plus capecitabine (Cape) or 5FU with or without ramucirumab (RAM) as first-line therapy in patients with metastatic gastric or gastroesophageal junction (G-GEJ) adenocarcinoma. J Clin Oncol 36, 2018 (suppl 4S; abstr 5)
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