Nei pazienti con adenocarcinoma gastroesofageo metastatico, l'aggiunta del biologico bevacizumab a un regime chemioterapico modificato a base di docetaxel, cisplatino e fluorouracile (mDCF) sembra essere una strategia valida. A metterlo in evidenza è uno studio di fase II, firmato da un'equipe del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York e pubblicato online a fine dicembre sul Journal of Clinical Oncology.

Infatti, secondo quanto riferito dai ricercatori, l'abbinata bevacizumab-mDCF ha dato risultati "degni di nota", con una sopravvivenza libera da progressione (PFS) a 6 mesi del 79% (superiore all'endpoint predefinito di efficacia) e una sopravvivenza globale (OS) mediana e a 2 anni rispettivamente di 16,8 mesi e del 37%.

Il regime DCF non modificato ha un tossicità troppo elevata per potergli aggiungere anche bevacizumab. Per questo, il gruppo del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, capitanato da Manish Shah, ha messo a punto un nuovo protocollo, meglio tollerato rispetto al DCF, che prevede una schedule abbreviata per il fluorouracile al fine di ridurre la mucosite e la diarrea, dosi più basse di cisplatino e docetaxel e la somministrazione di cisplatino e docetaxel in giorni diversi.

Lo studio ha coinvolto 44 pazienti non trattati in precedenza, tra cui 22 casi di carcinoma gastrico, 20 della giunzione gastroesofagea e due esofagei. I pazienti sono stati trattati con bevacizumab 10 mg/kg, docetaxel 40 mg/mg2, fluorouracile 400 mg/m2 e leucovorina 400 mg/m2 al giorno 1, fluorouracile 1000 mg/m2/die per due giorni in infusione continua a partire dal giorno 1 e cisplatino 40 mg/m2 il giorno 3. Il trattamento è stato ripetuto ogni due settimane, considerando tre trattamenti come un ciclo.

L'obiettivo primario degli autori era portare la PFS a 6 mesi dal 43% (valore dei controlli storici con il regime DCF) al 63% grazie all'aggiunta di bevacizumab.
Al di là dei risultati riportati sopra, la percentuale di risposta è stata del 67%, la PFS mediana è stata di 12 mesi e gli effetti collaterali sono risultati tollerabili. Circa la metà dei pazienti ha manifestato neutropenia senza febbre, il 25% astenia e il 39% un tromboembolismo venoso, mentre la nausea, il vomito, la mucosite, la neuropatia e la neutropenia febbrile hanno avuto ciascuna un'incidenza inferiore al 10%.

In un'intervista a Medscape, Shah ha definito questi risultati sorprendentemente positivi e tra i migliori finora ottenuti nel carcinoma gastrico, per il quale esistono diversi protocolli terapeutici.

La maggior parte dei pazienti sono trattati con una combinazione di due farmaci, per esempio un derivato del platino e una fluoropirimidina, e, se sono in grado di tollerare una tossicità aggiuntiva, di solito con tre. I pazienti con una sovraespressione del recettore Her2 dovrebbero anche assumere trastuzumab, ha spiegato Shah.

Per quanto riguarda bevacizumab, si sono ottenuti finora risultati eterogenei. In un recente trial di fase III che ha valutato l'aggiunta dell'anticorpo ad altri agenti nel carcinoma gastrico avanzato, non si ottenuto l'obiettivo primario di migliorare la sopravvivenza. Un esito negativo inatteso, visti i dati incoraggianti di fase II. Secondo Shah, è possibile che queste discordanze siano legate a differenze importanti tra i diversi sottotipi di carcinoma. Infatti, ha sottolineato l'autore, il tumore allo stomaco può essere classificato in tre diversi carcinomi indipendenti e non tutti rispondono nello stesso modo a questa terapia di combinazione.

In effetti, nello studio stesso di Shah e collaboratori, l'analisi dei sottogruppi ha evidenziato per il carcinoma gastrico diffuso risultati peggiori rispetto agli altri tipi di carcinoma sia in termini di PFS sia di OS.

M.A Shah, M.Jhawer, D.H Ilson, et al. Phase II Study of Modified Docetaxel, Cisplatin, and Fluorouracil With Bevacizumab in Patients With Metastatic Gastroesophageal Adenocarcinoma. J Clin Oncol 2010. Published online before print December 28, 2010
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