I pazienti con adenocarcinoma gastroesofageo sottoposti a chemioterapia prima e dopo la resezione del tumore mostrano una sopravvivenza significativamente migliore rispetto a quelli sottoposti alla sola chirurgia. A metterlo in evidenza è uno studio multicentrico francese, di fase III, appena pubblicato online sul sito del Jurnal of Clinical Oncology e coordinato da Marc Ychou, del Centre Regional de Lutte Contre le Cancer Val d'Aurelle di Montpellier.

Secondo gli autori transalpini, questo lavoro e altri trial recenti che hanno valutato separatamente il carcinoma gastrico e quello esofageo depongono a favore di un impiego della chemioterapia perioperatoria come approccio standard per questi tumori

Allo studio, randomizzato, hanno partecipato 224 pazienti con adenocarcinoma resecabile del basso esofago, della giunzione gastroesofagea o dello stomaco, di cui 113 sottoposti a una chemioterapia perioperatoria seguita dalla resezione del tumore e i rimanenti alla sola chirurgia.

Il protocollo chemioterapico prevedeva da due a tre cicli di chemio preoperatoria con un’infusione per un’ora di un bolo di cisplatino 100 mg/m2 il giorno 1 e un’infusione continua di fluorouracile 800 mg/m2/die per cinque giorni consecutivi dal giorno 1 al giorno 5 ogni 28 giorni. I pazienti che mostravano di tollerare bene il trattamento non mostravano progressione della malattia venivano poi sottoposti anche a tre-quattro cicli post-operatori dello stesso regime, per un totale perioperatorio di sei cicli. L’endpoint primario era la sopravvivenza globale.

Alla fine, i pazienti che effettuato la chemio preoperatoria sono stati 109 e 98 hanno fatto almeno due cicli; 41 hanno manifestato tossicità di grado 3 o 4 durante il trattamento, la più frequente della quali è stata la neutropenia (20,2%). I pazienti che hanno continuato con la chemio anche dopo l’intervento chirurgico sono stati 44.

Dopo un follow-up mediano di 5,7 anni, il gruppo che aveva fatto la chemioterapia perioperatoria aveva maggiori probabilità di sopravvivenza globale rispetto a quello sottoposto alla sola chirurgia (hazard ratio di recidiva o morte 0,65; P = 0,003).

Anche le percentuali di sopravvivenza a 5 anni e di sopravvivenza libera da malattia a 5 anni sono risultate maggiori nel primo gruppo rispetto al secondo: rispettivamente 38% contro 24% (hazard ratio di morte 0,69; P = 0,02) e 34% contro 19% (hazard ratio 0,65; P = 0,003).

La chemio pre e post-intervento chirurgico non solo allunga la vita, ma permette anche di far andar meglio l’operazione. Il fatto di aver eseguito una chemioterapia perioperatoria, infatti, ha anche migliorato in modo significativo la percentuale di resezione curativa (84% contro 73%; P = 0,04).

Complessivamente, i pazienti sottoposti alla chemio perioperatoria che hanno manifestato tossicità di grado 3 o 4 sono stati il 38%, ma la morbilità post-operatoria è stata simile nei due gruppi di pazienti.

Commentando i risultati, Xavier Paoletti dell’Institut Curie di Parigi, ha rilevato che la chemioterapia preoperatoria nella pratica corrente non è ampiamente usate nei tumori gastroesofagei, al di fuori degli studi clinici. Secondo l’esperto, tuttavia, i nuovi dati giustificano l’adozione della chemio perioperatoria come nuovo standard nei Paesi occidentali.

M. Ychou, et al. Perioperative Chemotherapy Compared With Surgery Alone for Resectable Gastroesophageal Adenocarcinoma: A FNCLCC and FFCD Multicenter Phase III Trial. J Clin Oncol 2011; Published online before print March 28, 2011, doi: 10.1200/JCO.2010.33.0597
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