I bifosfonati potrebbero prevenire lo sviluppo delle metastasi ossee nelle donne colpite da tumore al seno se iniziati nei due anni precedenti la diagnosi di cancro. A evidenziarlo è uno studio dell’Università di Montreal, presentato pochi giorni fa, in occasione della riunione annuale dell’American Society for Bone and Mineral Research (ASBMR).

Dal lavoro emerge che tra le donne che avevano iniziato un trattamento con bifosfonati nel corso dei due anni precedenti la diagnosi, il 4% ha sviluppato metastasi ossee contro il 6,5% delle donne che non li avevano presi (hazard ratio non aggiustato 0,70; IC al 95% 0,57-0,87). Dopo aver aggiustato i dati per età, comorbidità e stadio della malattia, l'hazard ratio per lo sviluppo di metastasi ossee nelle pazienti trattate con bifosfonati è risultato 0,78, pari a una riduzione del rischio del 22% (IC al 95% 0,63-0,98).

Lo studio ha preso spunto dall’osservazione che i bifosfonati presentano forti effetti antiriassorbitivi e dunque potrebbero essere utili nelle malattie che implicano un’osteolisi, in particolare per le lesioni osteolitiche tipiche delle metastasi ossee.

"Quando le cellule tumorali si annidano nell’osso, producono fattori di crescita che attivano la produzione del ligando di RANK da parte degli osteoblasti, attivando di conseguenza gli osteoclasti, che, a loro volta, rilasciano fattori di crescita del microambiente osseo, alimentando il tumore.
"Questo circolo vizioso che porta allo sviluppo delle metastasi può essere molto difficile da rompere e, sebbene i bifosfonati non siano curativi, possono contribuire a ridurlo" ha spiegato il primo autore Richard Kremer, della McGill University di Montreal, durante la sua presentazione.

Sebbene molti studi ormai abbiano assodato che il trattamento con bifosfonati offre dei benefici nelle donne con metastasi ossee, ma non si è ancora chiarito finora se questi agenti possano prevenire o ritardare la crescita metastatica.

Per indagare questo aspetto, i ricercatori hanno esaminato gli outcome di 16.669 donne con carcinoma mammario localizzato e 4.850 con localizzazione regionale, diagnosticate tra il 1998 e il 2005. Le comorbidità e l’utilizzo della terapia ormonale erano simili nei due diversi gruppi. Nell’intera coorte, 2.221 pazienti avevano usato un bisfosfonato nei 2 anni precedenti la diagnosi di cancro: due terzi erano in terapia con alendronato, il 23% con risedronato e l'11% con etidronato.
Tra le donne con malattia localizzata, il 5% ha sviluppato metastasi ossee dopo un tempo medio di 33 mesi, mentre nei casi con malattia più avanzata a sviluppare metastasi è stato il 10% 15% nell’arco in media di 30 mesi. Circa il 20% di esse era stato trattato con bifosfonati dopo la diagnosi di tumore, quasi il 10% sia prima sia dopo e solo il 2% prima della diagnosi.

Secondo lo studio, anche le pazienti che hanno iniziato i bisfosfonati dopo la diagnosi hanno tratto un beneficio dal trattamento. Infatti, nelle donne con malattia regionale trattate dopo la diagnosi l'hazard ratio per le metastasi ossee è risultato pari a  0,51 (IC al 95% 40-65).
Conclusione dei ricercatori: "ci sono forti possibilità che i bisfosfonati siano in grado di proteggere dalle metastasi ossee le donne colpite da un tumore al seno, somministrato prima o dopo la diagnosi e indipendente dallo stadio della malattia al momento della diagnosi".

Attenzione, però. Fare il trattamento solo prima della diagnosi non basta. Dallo studio emerge anche che le donne con malattia regionale che hanno smesso di prendere i bifosfonati dopo la diagnosi hanno perso i benefici protettivi (HR 1,19, IC al 95% 0,64-2,24), mentre quelle con malattia localizzata che hanno smesso hanno visto addirittura aumentare il rischio metastasi (HR 2,04, 95% CI 1,27-3,28).

R. Kremer, et al. Administration of oral bisphosphonates prior to the diagnosis of breast cancer is associated with a reduction in the development of skeletal metastases independent of stage of disease at diagnosis. ASBMR 2011; abstract 1100.