Anche se il tasso complessivo di mortalità dovuta al cancro al seno per le donne al di sopra dei 40 anni è calato del 28% tra il 1976 e il 2008 negli Stati Uniti, ciò è dovuto probabilmente a un miglioramento delle terapie, piuttosto che alla diagnosi precoce. A suggerirlo sono i risultati di uno studio americano pubblicato ieri sul New England Journal of Medicine, che ha cercato di quantificare gli effetti di 30 anni di screening mammografico sull’incidenza del tumore al seno ed è destinato a suscitare polemiche.

"Tutti i progressi che abbiamo fatto sono dovuti al trattamento" ha affermato uno dei due autori, Archie Bleyer, dell’Università di Portland, in Oregon, aggiungendo che tali progressi finora sono stati attribuiti allo screening e alla diagnosi precoce, ma l’incidenza quasi costante dei tumori scoperti in fase avanzata significa che in realtà non è stato fatto nulla per scoprire prima le forme letali di cancro al seno".

Infatti, i due ricercatori (il secondo è Gilbert Welch, del Dartmouth Institute for Health Policy and Clinical Practice) concludono che nonostante un aumento sostanziale nel numero di casi di tumore al seno scoperti in fase iniziale, lo screening mammografico ha ridotto solo marginalmente l’incidenza delle diagnosi di cancro al seno avanzato.

Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, Bleyer ha detto che i risultati, per quanto suggeriscano che lo screening è in gran parte inefficace, rappresentano una buona notizia, perché implicano che la terapia è in effetti più efficace di quantiosi pensasse.

Per il loro studio, gli autori hanno utilizzato i dati del programma di sorveglianza epidemiologica SEER (Surveillance, Epidemiology, and End Results ) e della National Health Interview Survey dei CDC di Atlanta allo scopo di valutare gli andamenti dell’incidenza dei tumori al seno in fase iniziale (carcinoma duttale in situ e tumore localizzato) e di quelli in fase più avanzata (con diffusione loco regionale e con metastasi a distanza) dal 1976 al 2008.

L’analisi dei dati ha rivelato che, nell’arco temporale considerato, i tumori al seno in fase iniziale diagnosticati ogni anno negli Stati Uniti sono raddoppiati passando da 112 a 234 casi ogni 100.000 donne (122 casi in più), mentre quelli in fase avanzata sono calati solo dell'8%, passando da 102 a 94 casi ogni 100.000 donne.

Tuttavia, scrivono i due autori, è probabile che solo 8 dei 122 casi in più diagnosticati avrebbero pregredito verso uno stadio più avanzato.

"L'osservazione più sorprendente è che praticamente non è stato fatto nulla per migliorare realmente la malattia in stadio avanzato" ha sottolineato Bleyer.

Sulla base dei risultati, i due ricercatori hanno stimato che nel 2008, negli Stati Uniti, ci sono state più di 70.000 sovradiagnosi, pari al 31% di tutte le diagnosi di tumore al seno, e che dal 1976 al 2008 le sovradiagnosi sono state in totale 1,3 milioni.

“Il nostro studio solleva dubbi importanti sul valore dello screening mammografico” scrivono i due autori “ e chiarisce che il beneficio in termini di riduzione della mortalità è probabilmente inferiore, mentre il danno derivante da una sovra diagnosi è superiore, rispetto a quanto si pensasse in precedenza”.

E aggiungono che "sebbene se non si possa stabilire con certezza quali donne abbiano ricevuto una sovradiagnosi, è certo quel che è successo a queste pazienti: sonno state operate, hanno fatto la radioterapia, la terapia ormonale per 5 anni o più, la chemioterapia o, in genere, una combinazione di questi interventi per trattare un’anomalia che magari non avrebbe provocato una patologia grave" affermano gli Bleyer e Welch in un comunicato stampa..

Secondo Bleyer, le donne dovrebbero fare la mammografia ogni 2 anni tra i 50 ei 70 anni, come raccomandato dalle linee guida definite dalla US Preventive Services Task Force nel 2009. Tuttavia, Len Lichtenfeld, vice responsabile medico della American Cancer Society, ha detto che la sua società scientifica continua a raccomandare una mammografia annuale a partire dai 40 anni di età. "Molti esperti concordano sul fatto che vi sia un certo grado di sovradiagnosi e di trattamento" ha commentato Lichtenfeld, aggiungendo però che "non si può avere un calo significativo della mortalità a meno che non si stia facendo qualcosa di corretto".

A. Bleyer, H.G. Welch. Effect of Three Decades of Screening Mammography on Breast-Cancer Incidence. N Engl J Med 2012; 367:1998-2005. Doi: 10.1056/NEJMoa1206809.
leggi