Ca mammario, cardiotossicitą di trastuzumab contrastabile con ACE-inibitori e betabloccanti

Nelle pazienti con un carcinoma mammario HER2-positivo in terapia con l'anticorpo monoclonale trastuzumab, l'uso di un ACE-inibitore o un betabloccante potrebbe proteggere contro il calo della frazione di eiezione ventricolare sinistra (FEVS) legato alla terapia antitumorale.

Nelle pazienti con un carcinoma mammario HER2-positivo in terapia con l’anticorpo monoclonale trastuzumab, l'uso di un ACE-inibitore o un betabloccante potrebbe proteggere contro il calo della frazione di eiezione ventricolare sinistra (FEVS) legato alla terapia antitumorale. A suggerirlo sono i risultati di un nuovo studio randomizzato e controllato con placebo, lo studio MANTICORE 101–Breast, appena uscito sul Journal of Clinical Oncology. Il trattamento con l’antipertensivo , tuttavia, non ha impedito il rimodellamento del ventricolo sinistro mediato da trastuzumab.

"L'aggiunta di trastuzumab ai regimi adiuvanti per il trattamento del cancro al seno HER2-positivo in fase iniziale ha migliorato in modo significativo gli outcome" scrivono D. Ian Paterson, del Walter C. Mackenzie Health Sciences Centre di Edmonton, e gli altri autori. "Tuttavia, aggiungono, si è visto che in una percentuale di casi che arriva circa il 18% tale aggiunta si associa a una disfunzione ventricolare sinistra indipendente dalla dose e in una percentuale fino al 4% a un’insufficienza cardiaca conclamata".

Poiché gli ACE-inibitori e i beta-bloccanti sono farmaci raccomandati come trattamento iniziale dell’insufficienza cardiaca e della disfunzione cardiaca correlata alla terapia antitumorale, gli autori hanno provato a valutare se questi agenti siano in grado di prevenire la cardiotossicità correlata a trastuzumab.

A tale scopo, hanno arruolato 94 pazienti con un cancro alla mammella HER2-positivo in stadio iniziale in terapia con trastuzumab e le hanno assegnate in rapporto 1: 1: 1 al trattamento con perindopril, bisoprololo o un placebo per tutta la durata del trattamento con l’anticorpo.

La partecipanti sono state sottoposte a risonanza magnetica cardiaca al basale e dopo il ciclo 17 al fine di determinare i volumi del ventricolo sinistro e la FEVS. La cardiotossicità è stata valutata come variazione del volume telediastolico indicizzato (una misura del rimodellamento cardiaco) e della FEVS.

Dopo 17 cicli di trastuzumab, la variazione del volume telediastolico indicizzato è risultata simile nei tre gruppi di trattamento: +4 ± 11 ml/m2 nel gruppo placebo, +7 ± 14 ml/m2 nel gruppo trattato con perindopril e +8 ± 9 ml/m2 nel gruppo trattato con bisoprololo (P = 0,36).

I due agenti, quindi, non hanno centrato l’obiettivo primario dello studio, che era la prevenzione del rimodellamento ventricolare. Tuttavia, hanno mitigato la riduzione della FEVS correlata al trattamento con trastuzumab.

Il declino della FEVS rispetto al basale, infatti, è risultato meno marcato nelle pazienti trattate con bisoprololo (-1 ± 5%) rispetto a quelle trattate con perindopril (-3 ± 4%) o con il placebo (-5 ± 5%; P = 0,001). Questo effetto, scrivono gli autori, “non sembra essere mediato da effetti favorevoli sulla geometria cardiaca”-

L'analisi multivariata ha mostrato che solo i valori del volume telediastolico indicizzato basale erano predittivi della variazione di tale parametro dopo il trattamento. Tuttavia, nel caso della FEVS, oltre che i valori basali di questo parametro, sono risultati predittivi del suo mantenimento sia l'utilizzo di perindopril (P = 0,016) sia quello di bisoprololo (P < 0,001).

I farmaci testati sono stati ben tollerati e non si sono manifestati eventi avversi gravi o correlati al farmaco durante lo studio.

"Abbiamo dimostrato che il trattamento profilattico con perindopril o bisoprololo impedisce il calo della FEVS mediato da trastuzumab" concludono gli autori. "Di ulteriore rilevanza clinica, queste terapie hanno anche mostrato di prevenire la disfunzione cardiaca correlata alla terapia antitumorale e le interruzioni ad essa associate nella donne in trattamento con trastuzumab".

Nella discussione, Paterson e i colleghi auspicano che si facciano ora studi più ampi e con un follow-up più lungo per confermare gli effetti cardioprotettivi degli ACE-inibitori e dei betabloccanti in questo gruppo di pazienti. Inoltre, aggiungono, "considerazioni importanti per i prossimi studi futuri comprendono anche l'identificazione della durata ottimale del trattamento e dei sottogruppi di pazienti che hanno più probabilità di beneficiare di terapie di profilassi primaria".

E. Pituskin, et al. Multidisciplinary Approach to Novel Therapies in Cardio-Oncology Research (MANTICORE 101–Breast): A Randomized Trial for the Prevention of Trastuzumab-Associated Cardiotoxicity. J Clin Oncol. 2016; doi:10.1200/JCO.2016.68.7830.
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