Secondo una ricerca presentato pochi giorni fa a San Francisco, durante il Breast Cancer Symposium organizzato dall'American Society of Clinical Oncology (ASCO), la chemioterapia è ugualmente efficace se somministrata prima della chirurgia conservativa per l’asportazione di un tumore al seno (BCT), come trattamento neoadiuvante, oppure dopo l’intervento di BCT come adiuvante.

Lo studio, di natura retrospettiva, ha coinvolto oltre 2.300 donne e suggerisce il successo del trattamento dipenda più fattori biologici specifici del tumore e della paziente-specifici piuttosto che dal momento in cui si effettua la chemio.

"Persino le donne un tumore in stadio II o III stadio possono ottenere buoni risultati dopo la chemioterapia", ha spiegato Elizabeth Mittendorf, dell’Anderson Cancer Center di Houston, prima autrice dello studio. “Sono le caratteristiche molecolari del tumore e altri fattori a influire sull’esito della terapia, più che l'ordine in cui sono eseguiti la chemioterapia e l’intervento".

Si discute ancora molto se sia meglio sottoporre la paziente alla chemio in fase adiuvante piuttosto che in neoadiuvante in combinazione con la BCT. Si sa che le donne in cui si fa una chemioterapia adiuvante dopo la BCT possono avere un buon controllo a lungo termine, ma non è altrettanto chiaro se quelle trattate in fase neoadiuvante prima della chirurgia abbiano risultati a lungo termine simili.

Lo studio appena presentato contribuisce a dirimere la questione. Dopo aver aggiustato i risultati per il grado del tumore al momento della presentazione, i ricercatori non hanno trovato differenza nelle percentuali di recidiva loco-regionale tra chemioterapia adiuvante e neoadiuvante.
Lo studio ha preso in considerazione 2.984 donne sottoposte a BCT, radioterapia e chemioterapia intera tra il 1987 e il 2005 all’MD Anderson. Nell’ambito di questo gruppo, il 78% delle pazienti erano state prima operate e poi sottoposte alla chemioterapia adiuvante, mentre il restante 22% aveva fatto la chemioterapia neoadiuvante, poi seguita dalla chirurgia.

Nel complesso, il gruppo sottoposto alla chemio neoadiuvante aveva caratteristiche clinico-patologiche peggiori al momento della presentazione, tra cui uno stadio clinico significativamente più alto (P < 0,001), un’età più bassa (P < 0,001), un grado nucleare più elevato (P < 0,001), una maggiore percentuale di tumori negativi ai recettore per gli estrogeni (P < 0,001) e una maggiore percentuale di tumori positivi all’HER2.

La chemioterapia neoadiuvante ha portato a una riduzione del tumore e a un down-staging nel 96% delle pazienti con tumori in stadio II e III, il che ha consentito di fare l’intervento di BCT. In alcuni casi, con il primo ciclo di chemioterapia il tumore si è rimpicciolito ma ha mantenuto una massa solida, mentre in altri casi, oltre a ridursi di dimensioni,  si è come spezzettato in ammassi sparsi e più piccoli.

La sopravvivenza libera da recidiva loco-regionale a 5 anni è stata del 97% nel gruppo che ha fatto la chemioterapia adiuvante e del 93% in quello sottoposto alla chemio neoadiuvante, mentre quella a 10 anni è stata è stata del rispettivamente del 94% nel primo gruppo e del 90% nel secondo. Dopo aver aggiustato I risultati in base allo stadio al momento della presentazione, le differenze di sopravvivenza libera da recidiva loco-regionale non sono risultate statisticamente significative.
All'analisi multivariata, lo sviluppo di una recidiva loco-regionale è risultato associato all'età inferiore ai 50 anni, allo stadio clinico III, a un tumore di grado 3, alla negatività ai recettori degli estrogeni, alla presenza di un carcinoma duttale in situ e a margini positivi o vicini, ma non all'ordine di esecuzione della chemioterapia e della chirurgia.

"Si sono ottenute ottime percentuali di controllo locale in entrambi i gruppi, soprattutto se si tiene conto del fatto che il gruppo trattato in fase neoadiuvante aveva una malattia in stadio più alto al momento della presentazione" ha detto Mittendorf. Un risultato incoraggiante, specie considerando che "anche alcune donne con carcinoma in stadio III possono avere un ottimo controllo locale-regionale, se opportunamente selezionate".

E.A. Mittendorf, at al. Impact of Chemotherapy Timing On Local-Regional Failures in Patients With Breast Cancer Undergoing Breast-Conserving Therapy. J Clin Oncol 29, 2011; suppl 27; abstract 82.
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