Ca mammario HER2+, no tossicitÓ cardiaca a lungo termine con trastuzumab

L'aggiunta di trastuzumab alla chemioterapia con antracicline e taxani non si traduce in un peggioramento degli outcome cardiaci a lungo termine nelle donne alle quali era stato diagnosticato un cancro al seno in stadio iniziale HER2-positivo (HER2+) e con linfonodi positivi. A dirlo sono nuovi risultati di un'analisi dello studio Protocol B-31 del National Surgical Adjuvant Breast and Bowel Project (NSABP), pubblicati da poco sul Journal of Clinical Oncology.

L'aggiunta di trastuzumab alla chemioterapia con antracicline e taxani non si traduce in un peggioramento degli outcome cardiaci a lungo termine nelle donne alle quali era stato diagnosticato un cancro al seno in stadio iniziale HER2-positivo (HER2+) e con linfonodi positivi. A dirlo sono nuovi risultati di un’analisi dello studio Protocol B-31 del National Surgical Adjuvant Breast and Bowel Project (NSABP), pubblicati da poco sul Journal of Clinical Oncology.

Lo studio NSABP Protocol B-31 ha dimostrato che l'aggiunta di trastuzumab alla chemioterapia standard con paclitaxel dopo doxorubicina e ciclofosfamide ha migliorato la sopravvivenza complessiva rispetto alla sola chemioterapia adiuvante. In 7 anni di follow-up si è osservata una maggiore incidenza di eventi cardiaci gravi nel gruppo trattato con trastuzumab. "Tuttavia, la cardiotossicità grave è sembrata essere un evento precoce, perché solo due casi di scompenso cardiaco si sono verificati oltre 2 anni dopo l'inizio di trastuzumab" scrivono gli autori dello studio, guidati da Edward H. Romond, della University of Kentucky di Lexington.

Invece, aggiungono i ricercatori, si sa poco degli effetti sulla funzionalità cardiaca nelle donne che sopravvivono a lungo dopo aver fatto la chemioterapia a base di antracicline, con o senza trastuzumab.

Lo studio Protocol B-31 ha fornito l'opportunità di valutare questi outcome in una coorte ben caratterizzata di pazienti e, nel lavoro appena uscito, Romond e gli altri autori riportano i risultati un emendamento al protocollo dello studio, che ha permesso di arruolare donne sopravvissute a un cancro al seno per effettuare valutazioni a lungo termine della funzione cardiaca, gli outcome riportati dalle pazienti correlati alla qualità di vita legata alla salute, nonché i sintomi e la morbilità cardiaci.

L’analisi ha coinvolto 407 donne (di cui 110 facenti parte del gruppo di controllo, 297 del gruppo trattato con trastuzumab) dello studio B-31 vive e libere da malattia, con una età mediana di 48,3 anni.

Il follow-up mediano per l’analisi appena pubblicata è stato di 8,8 anni. Dopo 18 mesi, la diminuzione media rispetto al basale della frazione di eiezione ventricolare sinistra (FEVS) è risultata del 3,2% nel gruppo di controllo e 3,9% in quello trattato con trastuzumab. La situazione, tuttavia, si è ribaltata nella valutazione a lungo termine, quando la diminuzione media della FEVS è risultata del 3,9% nel gruppo di controllo e del 2,8% nel gruppo trattato con l’anticorpo monoclonale.

In questa valutazione a lungo termine, inoltre, si è visto che cinque donne del gruppo di controllo (il 4,5%) mostravano un calo della FEVS di almeno il 10% e inferiore al 50% contro 10 pazienti (il 3,4%) del gruppo trattato con trastuzumab. Solo tre donne – una nel gruppo di controllo, due nel gruppo trattato con trastuzumab – hanno mostrato un calo di questo parametro superiore al 50% a 18 mesi e inferiore al 40% al momento della valutazione a lungo termine.

Al momento della valutazione a lungo termine era in terapia antipertensiva una percentuale di pazienti simile nei due gruppi: 31,8% in quello di controllo e il 33,3% in quello trattato con l’anticorpo.

Nel report precedente, 37 pazienti del gruppo trastuzumab risultavano aver avuto un evento cardiaco, tra cui una morte cardiaca. Solo 23 di queste erano idonee per l'analisi a lungo termine e otto hanno dato il loro consenso, mentre 10 erano decedute.

I ricercatori hanno trovato una correlazione tra punteggi più bassi del Duke Activity Status Index e diversi fattori, tra cui l'età, l'uso di antipertensivi e l’uso di ipolipemizzanti al basale, ma non con l’assunzione di trastuzumab.

Nella discussione gli autori osservano che il lavoro ha il limite di non avere incluso nell’analisi tutte le partecipanti allo studio B-31, anche se quelle incluse, sottolineano, avevano caratteristiche simili a quelle dell’intera coorte.

"Il nostro lavoro fornisce dati incoraggianti derivanti dallo studio B-31 e indica che nelle donne che sopravvivono al cancro al seno e non hanno una storia cardiaca preesistente, l’aggiunta di trastuzumab alla chemioterapia adiuvante a base di antracicline non si traduce a lungo termine in un peggioramento della funzione cardiaca, dei sintomi cardiaci o della qualità di vita correlata alla salute" concludono gli autori.

P.A. Ganz, et al. Long-Term Follow-Up of Cardiac Function and Quality of Life for Patients in NSABP Protocol B-31/NRG Oncology: A Randomized Trial Comparing the Safety and Efficacy of Doxorubicin and Cyclophosphamide (AC) Followed by Paclitaxel With AC Followed by Paclitaxel and Trastuzumab in Patients With Node-Positive Breast Cancer With Tumors Overexpressing Human Epidermal Growth Factor Receptor 2. J. Clin Oncol. 2017; doi: 10.1200/JCO.2017.74.1165. http://ascopubs.org/doi/full/10.1200/JCO.2017.74.1165