Il trattamento neoadiuvante con il farmaco sperimentale neratinib aggiunto alla chemioterapia standard ha mostrato di offrire un beneficio alle donne con un tumore al seno in stadio II/III HER2-positivo e con recettori ormonali (ER) negativi nello studio di fase II I-SPY 2, appena presentato al congresso annuale dell’American Academy for Cancer Research, a San Diego.

Stando ai risultati del trial, in cui si è usato un algoritmo specifico per identificare le pazienti in grado di trarre il maggior beneficio da una varietà di trattamenti diversi, le donne con tumori HER2-positivi ed ER-negativi trattate con neratinib hanno ottenuto una risposta patologica completa stimata del 55%. In virtù di questo risultato, è già stato pianificato un nuovo studio, di fase III, chiamato I-SPY 3.
"Siamo contenti che l'algoritmo utilizzato per prevedere la risposta al trattamento abbia funzionato così bene, permettendo di interrompere l'assegnazione di neratinib ai sottogruppi di donne che non beneficiavano del farmaco e di aumentarla nei sottogruppi che invece dimostravano di trarne beneficio" afferma in un comunicato stampa uno degli autori, John W. Park, dell’Helen Diller Family Comprehensive Cancer Center di San Francisco.

Il disegno di questo studio prevede una randomizzazione ‘adattativa’. Ciò significa che quando una paziente con un particolare sottotipo di cancro al seno entra nello studio, viene assegnata preferenzialmente a regimi terapeutici che si sono dimostrati migliori in pazienti con lo stesso sottotipo di tumore.

Impiegando questo algoritmo, 115 donne sono state assegnate in modo casuale al braccio neratinib. Le percentuali di risposta patologica completa nel braccio neratinib sono state confrontate con quelle di braccio di controllo formato da 78 pazienti sottoposte alla chemioterapia standard.

I ricercatori dello studio hanno concluso che le pazienti con tumori al seno HER2-positivi ed ER-negativi trattate con neratinib avevano una probabilità del 95% di ottenere una risposta patologica completa superiore rispetto a quelle del gruppo di controllo. La probabilità di successo in un futuro studio randomizzato di fase III che coinvolga 300 donne, secondo le stime degli autori, è del 79%.
Inoltre, lo studio ha stabilito che la probabilità della combinazione di neratinib e chemioterapia di essere significativamente superiore a trastuzumab più paclitaxel era 72,7%.

L'algoritmo ha anche previsto che la combinazione di neratinib e chemioterapia ha una probabilità del 39% di portare a una risposta completa in tutte le pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo, una probabilità di essere superiore rispetto alla chemioterapia standard del 95% e una probabilità di successo in uno studio di fase III del 73%.

"Gli studi tradizionali di fase III sono ampi perché includono anche pazienti che non beneficiano della terapia sperimentale e continuano a randomizzarle fino alla fine" osserva nel comunicato Donald A. Berry, professore di biostatistica presso l’MD Anderson Cancer Center dell'Università del Texas.

Lo studio di fase III I-SPY 3 è disegnato in modo da confermare i risultati dello studio I- SPY 2 in una popolazione più numerosa e si spera che i due trial, nel loro insieme, permettano di accelerare lo sviluppo di terapie nuove ed efficaci per le pazienti colpite da un cancro al seno.

"I disegni degli studi clinici devono cambiare per tenere il passo con i progressi incredibili compiuti nella biologia. I- SPY 2 non può essere la risposta definitiva, ma finora ha permesso di espandere i confini della sperimentazione clinica, rendendola più adatti ai pazienti e preservando nel contempo l'integrità scientifica” osserva, infine, Laura J. Esserman, anche lei dell’Helen Diller Family Comprehensive Cancer Center.

Sviluppato da Puma Biotechnology, neratinib è un pan-inibitore irreversibile delle tirosin chinasi dei recettori Erb in quanto agisce su ErbB1 (EGFR), ErbB2 (HER2) ed ErbB4 (HER4), mentre trastuzumab blocca solo l'ErbB1.