Ca mammario in premenopausa, chemioterapia a intervalli ridotti migliora la sopravvivenza

La somministrazione della chemioterapia adiuvante ogni due settimane nelle donne in premenopausa con carcinoma della mammella è associata a un miglioramento significativo della sopravvivenza generale, secondo i risultati di uno studio presentato alla European Breast Cancer Conference (EBCC-10) e condotto da Matteo Lambertini, oncologo medico dell' IRCCS AOU San Martino-IST, National Institute for Cancer Research di Genova.

La somministrazione della chemioterapia adiuvante ogni due settimane nelle donne in premenopausa con carcinoma della mammella è associata a un miglioramento significativo della sopravvivenza generale, secondo i risultati di uno studio presentato alla European Breast Cancer Conference (EBCC-10) e condotto da Matteo Lambertini, oncologo medico dell’ IRCCS AOU San Martino–IST, National Institute for Cancer Research di Genova.

Nello studio, la chemioterapia adiuvante somministrata ogni due settimane, ha migliorato la sopravvivenza generale a 10 anni del 29% rispetto alla chemioterapia somministrata a intervalli standard di tre settimane e il trattamento non sembra aver messo le donne a rischio di amenorrea indotta dalla terapia.

Nello studio, la chemioterapia somministrata ogni due settimane era efficace indipendentemente dalla positività o meno ai recettori ormonali: la sopravvivenza a 10 anni è aumnetata del 22% nelle donne con tumore positivo ai recettori ormonali e del 35% nelle donne con tumori negativi.

“Questi risultati potrebbero essere spiegati dal fatto che le donne in premenopausa sono più sensibili alla chemioterapia”, spiega Lambertini. “La giovane età è un fattore indipendente associato a un rischio elevato di ricaduta e morte, e le donne in premenopausa hanno una probabilità maggiore di sviluppare tumori aggressivi, meno responsivi alla terapia convenzionale”.

“Per questa ragione, tutte le donne in premenopausa sono ad alto rischio di ricadute, indipendentemente dalla tipologia del tumore e sono le migliori candidate per la chemioterapia somministrata ad intervalli più ridotti”, aggiunge l’esperto.

Nello studio, i ricercatori hanno condotto una meta-analisi di due ampi trial randomizzati di fase III che avevano comparato l’efficacia e la sicurezza di due regimi chemioterapici, il primo somministrato a intervalli di due settimane, il secondo a intervalli standard di tre settimane.

Nello studio MIG1 le pazienti con tumore della mammella con linfonodi positivi o con linfonodi negativi ad alto rischio, sono state randomizzate a ricevere sei cicli di fluorouracile/epirubicina/ciclofosfamide ogni due settimane o ogni tre settimane.

Nello studio GIM2, le pazienti con tumore della mammella con linfonodi positivi di stadio precoce sono state randomizzate a ricevere quattro cicli di fluoro uracile/epirubicina/ciclofosfamide ogni due o tre settimane più quattro cicli dello stesso regime ogni due settimane o paclitaxel ogni tre settimane. Il numero di cicli e le dosi dei farmaci erano gli stessi in tutti i gruppi trattati.

Nello studio MIG1, l’amenorrea indotta dalla terapia è stata definita come assenza di mestruazioni per almeno tre mesi durante la chemioterapia o entro tre mesi dopo la fine del trattamento. In GIM2, l’amenorrea è stata definita come assenza di mestruazioni 12 mesi dopo la fine del trattamento.
Nell’analisi di Lambertini sono state incluse in totale 1.549 donne: 528 dello studio MIG1 e 1.021 dello studio GIM2.

Nel primo studio, la sopravvivenza a 10 anni era pari all’84,9% nel gruppo che aveva ricevuto la chemioterapia ogni due settimane me del 79,1% nel gruppo trattato ogni tre settimane (HR 0,72, P=0,137).

Risultati simili sono stati osservati nello studio GIM2, con una sopravvivenza a 10 anni dell’88% nel primo gruppo e del 77,3% nel secondo gruppo (HR 0,71, P=0,079).

L’analisi dei risultati combinati ha mostrato che la chemioterapia somministrata ogni due settimane ha migliorato la sopravvivenza rispetto al regime standard (HR = 0,71; P = 0,021; test per eterogeneità P = 0,953). La chemioterapia somministrata ogni due settimane non era associata a un rischio più elevato di amenorrea (OR = 1,05; P = 0,646; test per eterogeneità P = 0,592).

Nello studio MIG1, 160 pazienti (59,9%) del gruppo assegnato alla chemioterapia somministrata ogni due settimane e  159 pazienti (60,9%) del gruppo assegnato alla chemioterapia standard ha sviluppato amenorrea (OR 1,15, P=0,484). Nello studio GIM2, 229 pazienti (46,3%) del gruppo assegnato alla chemioterapia somministrata ogni due settimane e 235 pazienti (44,7%) del gruppo assegnato alla chemioterapia standard ha sviluppato amenorrea (OR 1,01, P=0,925).