Ca mammario metastatico HER2+ pretrattato, pertuzumab aggiunto a trastuzumab e capecitabina allunga la vita. #ASCO2018

L'aggiunta di pertuzumab a trastuzumab e capecitabina prolunga la sopravvivenza globale (OS) rispetto ai soli trastuzumab pi¨ capecitabina nelle pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2 positivo (HER2+) nelle quali non ha funzionato una terapia precedente con trastuzumab, ╚ questo il risultato principale dello studio randomizzato di fase III PHEREXA, presentato al meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago.

L'aggiunta di pertuzumab a trastuzumab e capecitabina prolunga la sopravvivenza globale (OS) rispetto ai soli trastuzumab più capecitabina nelle pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2 positivo (HER2+) nelle quali non ha funzionato una terapia precedente con trastuzumab, È questo il risultato principale dello studio randomizzato di fase III PHEREXA, presentato al meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago.

Un’analisi precedente dello studio aveva mostrato che la combinazione di pertuzumab, trastuzumab e capecitabina non migliora in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) in questa popolazione; tuttavia, dati più a lungo termine hanno evidenziato che avrebbe potuto esserci un prolungamento dell’OS. Nel lavoro presentato all’ASCO, gli autori presentano proprio i dati finali dell’analisi dell’OS.

Lo studio PHEREXA è un trial di fase 3 a due bracci, che ha coinvolto 452 pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2+ assegnate casualmente al trattamento con trastuzumab 8 mg/kg per via endovenosa come dose di carico seguita da 6 mg/kg ogni 3 settimane e capecitabina orale da 1000 a 1250 mg due volte al giorno. Le pazienti nel braccio sperimentale sono state trattate in più con una dose di carico di pertuzumab per via endovenosa pari a 840 mg seguita da 420 mg ogni 3 settimane. Le partecipanti erano state trattate in precedenza senza successo con terapie con trastuzumab e un taxano e nello studio sono state trattate finché non comparivano segni di progressione della malattia, una tossicità non gestibile o la paziente chiedeva di interrompere il trattamento.

Al momento del cutoff dei dati, il tempo mediano dello studio e del follow-up era di 23 mesi nel braccio di controllo e 33 mesi nel braccio sottoposto al trattamento sperimentale.
La PFS è risultata di 11,8 mesi nel gruppo trattato con pertuzumab contro 9 mesi nel gruppo trattato con l’anticorpo, ma l’aumento di 2,8 mesi della PFS non è risultato significativo.

Invece, l’OS mediana è risultata di 37,3 mesi nel braccio assegnato alla combinazione contenente pertuzumab e 28,1 mesi in quello trattato solo con trastuzumab e capecitabina.
Il profilo di tossicità è rimasto coerente con quelli riportati in precedenza e non si sono osservati segni di tossicità cardiaca a insorgenza tardiva.

Gli autori concludono che "sebbene i risultati finali di OS di PHEREXA siano descrittivi, l’OS mediana di 37,3 mesi nel braccio B, con un aumento di 9,1 mesi rispetto al braccio A, mostra che l'efficacia clinica di trastuzumab più pertuzumab si mantiene anche con un follow-up più lungo“.

A. Urruticoechea, et al. Final overall survival (OS) analysis of PHEREXA: A randomized phase III trial of trastuzumab (H) + capecitabine (X) ± pertuzumab (P) in patients with HER2-positive metastatic breast cancer (MBC) who experienced disease progression during or after H-based therapy. ASCO 2018; J Clin Oncol 36, 2018 (suppl; abstr 1013).
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