In studio presentato al San Antonio Breast Cancer Symposium, l’aggiunta dell’anticorpo monoclonale bevacizumab alla chemioterapia non ha migliorato gli outcome delle pazienti con tumore della mammella triplo-negativo in stadio precoce.

Il trial, denominato BEATRICE ha arruolato 2.591 donne con tumore della mammella triplo-negativo, invasivo, in stadio precoce che avevano iniziato la chemioterapia adiuvante con un taxano, con antracicline o con entrambi. Le pazienti sono state randomizzate a ricevere da quattro a otto cicli di chemioterapia con o senza l’aggiunta di 5mg/kg a settimana di bevacizumab per un anno.

Il tasso di sopravvivenza senza malattia invasiva (endpoint principale dello studio) era dell’83,7% con bevacizumab e dell’82,7% nel gruppo di controllo, per un HR di 0,87 (P=0,181). Anche la differenza nella sopravvivenza generale non era significativa, con un OR di 0,84 per bevacizumab rispetto ai controlli (P=0,232).

I risultati delle analisi sulla sicurezza del farmaco, in particolare riguardanti gli eventi cardiovascolari, erano coerenti con il profilo di safety del medicinale. La riduzione della frazione di eiezione ventricolare era più frequente con il farmaco rispetto ai controlli. L’insufficienza cardiaca di classe NYHA III o IV si è verificata nello 0,5% e nello 0,6% dei pazienti, rispettivamente per i due gruppi analizzati.

Comunque, i ricercatori hanno osservato che, a tre anni, l’83/84% dei pazienti trattati  con il farmaco non ha presentato ricadute.

Nel novembre 2011, la Food and Drug Administration (Fda) ha revocato l’ok a bevacizumab come trattamento per il cancro al seno concludendo che i rischi del farmaco non sono superiori ai benefici e che gli studi registrativi non sono riusciti a dimostrare un vantaggio dell’aggiunta del biologico rispetto alla sola chemio nel rallentare la crescita del tumore o aumentare la sopravvivenza delle pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2-negativo, non trattate in precedenza.

Bevacizumab era stato originariamente autorizzato dall’agenzia Usa per questa indicazione nel 2008, attraverso un programma di approvazione accelerata sulla base dei dati iniziali dello studio E2100, che aveva mostrato una riduzione del 52% del rischio di progressione della malattia quando utilizzato in combinazione con paclitaxel. Anche studi successivi, come AVADO e RIBBON-1, avevano dimostrato un beneficio di bevacizumab in prima linea in termini di PFS, ma nessuno dei tre studi era riuscito a dimostrare un vantaggio sul fronte dell’OS.

In Europa la situazione è diversa. Nel mese di dicembre del 2011, il Chmp dell'Ema aveva ribadito la validità di bevacizumab come opzione terapeutica per il carcinoma mammario metastatico, ma solo in associazione con paclitaxel.

L'utilità di bevacizumab nel carcinoma mammario metastatico, dunque, non è chiara. È probabile che ci siano sottogruppi di pazienti con questo tumore in grado di giovarsi dell’aggiunta di bevacizumab alla chemio, ma non è stato ancora definito quali siano.

Cameron D, et al "Primary results of BEATRICE, a randomized phase III trial evaluating adjuvant bevacizumab-containing therapy in triple-negative breast cancer" SABCS 2012; Abstract S6-5.