Le dimensioni del tumore contano quando si tratta di malattia residua nelle pazienti con un cancro al seno triplo-negativo che hanno una risposta patologica completa dopo la chemioterapia neoadiuvante. È questa la conclusione di uno studio retrospettivo tedesco, presentato durante i lavori del Multidisciplinary Breast Cancer Symposium, organizzato dall’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a San Francisco.

Il primo autore dello studio, Peter Kern, MD, del Comprehensive Cancer Center dell’ospedale universitario di Essen, ha spiegato che le donne con un tumore al seno triplo-negativo (cioè negativo ai recettori HER2, del progesterone e degli estrogeni) con una piccola malattia residua (ypT1-2), che hanno avuto una risposta patologica completa dopo la chemioterapia neoadiuvante hanno avuto una sopravvivenza globale e una sopravvivenza libera da malattia 24 mesi dopo l'intervento chirurgico significativamente superiori rispetto alle loro omologhe con volumi più grandi di malattia residua (ypT3-4).

Tra le donne del primo gruppo, infatti, il 79% era ancora vivo dopo 2 anni contro il 60% delle donne con ypT3 e il 68% di quella con ypT4 (P < 0,05).
Analogamente, i tassi di sopravvivenza libera da malattia a 2 anni sono risultati rispettivamente del 68% e 62% per le donne dei gruppi ypT1 e ypT2 contro il 20% nelle donne nel gruppo ypT3 e il 28% in quelle dl gruppo ypT4 (P <0,05 ).

Per questo studio, i ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 3.758 pazienti con tumore al seno triplo negativo trattate tra il 2009 e il 2011. Di queste, 506 avevano una malattia residua dopo la chemioterapia neoadiuvante o adiuvante e i ricercatori ne hanno valutato gli outcome a 24 mesi dopo l’intervento chirurgico.

"Ora possiamo rassicurare le donne che dopo il trattamento neoadiuvante si trovano nel gruppo ypT1-2 sul fatto che potrebbero non aver bisogno di un trattamento ulteriore" ha detto Kern durante la sua presentazione. "D'altra parte, le donne nel gruppo ypT3-4 necessitano assolutamente di un trattamento successivo a quello neoadiuvante” ha sottolineato l’oncologo, aggiungendo che la sua affermazione vale per le donne che hanno avuto una risposta patologica completa dopo la chemioterapia neoadiuvante.

L’esperta incaricata di discutere lo studio, Melinda L. Telli, della Stanford University, ha detto che uno dei suoi punti di forza sono le grosse dimensioni della coorte. Tuttavia, ha puntualizzato l’oncologa, gli autori non hanno preso in considerazione lo status linfonodale o la percentuale di cellularità del tumore, che sono entrambi importanti fattori prognostici. Inoltre, ha osservato, un follow-up di 5 anni sarebbe stato preferibile rispetto a quello di 2.

P. Kern, et al. Triple-Negative Breast Cancer (TNBC) and Residual Disease (Non-pCR): Does Size Matter? MBCS 2012; abstract 106
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