Uno studio appena presentato al congresso dell’American Association for Cancer Researchers (AACR), a Chicago, mostra che pazienti colpite da cancro al seno e trattate con un vaccino peptidico derivato da HER2, chiamato per ora AE37, il vaccino ha generato una risposta immunologica rispetto alle pazienti di controllo, non trattate con l’immunoterapia.


"La teoria alla base di questa strategia è che una volta prodottasi una risposta immunologica al peptide specifico, se il corpo ha una recidiva, dovrebbe riconoscere il cancro come qualcosa di estraneo e negativo" ha spiegato Diane F. Hale, del Brooke Army Medical Center di Houston. "I marker immunitari potrebbero portarci a identificare quelle persone che potenzialmente potrebbero avere una recidiva”.


Per questo lavoro, uno studio prospettico di fase II, randomizzato e in singolo cieco, i ricercatori hanno arruolato 217 donne che avevano completato la chemioterapia standard per il cancro al seno e non erano in progressione all'inizio dello studio. Le partecipanti erano pazienti a maggior rischio di recidiva, cioè con linfonodi positivi oppure con linfonodi negativi ma con altri fattori prognostici negativi, quali la negatività all’ER/PR.


I ricercatori ne hanno trattate 109 con l’AE37 e l’immunoadiuvante GM-CSF e 108 con il solo GM-CSF somministrati mediante iniezioni intradermiche una volta al mese per 6 mesi. Hanno quindi valutato le reazioni di ipersensibilità di tipo ritardato in vivo mediante l’iniezione di una piccola dose di vaccino non terapeutico sottopelle, osservando se compariva una reazione fisica di dimensioni superiori ai 5 mm.


Nel gruppo trattato col vaccino, l'86% delle pazienti ha mostrato una risposta significativa contro il 27% delle pazienti del gruppo di controllo.

Inoltre, i ricercatori hanno valutato le risposte proliferazione in vitro e hanno visto che nel gruppo vaccino c’erano più responder che non nel gruppo di controllo.


In più, sono state misurate le risposte delle cellule T regolatorie in 107 pazienti. Nel gruppo trattato con l’A37 si è ottenuta una percentuale maggiore di pazienti che hanno mostrato una diminuzione delle cellule T regolatorie rispetto al valore basale pre-vaccinazione: il 41% delle pazienti del gruppo vaccino ha mostrato un calo di oltre il 90% di tali cellule contro il 28% dei controlli.


Monitorare i risultati dei test immunologici e i livelli delle cellule T regolatorie durante la vaccinazione può consentire di classificare le pazienti come responder e non responder e ciò, ha detto l’autrice, potrebbe aiutare a in futuro i ricercatori a identificare le donne che potrebbero recidivare.


T.J. Vreeland, et al. Immune reconstitution after chemotherapy correlates with increased in vitro immune response in breast cancer patients undergoing peptide vaccine therapy. AACR 21012; abstract LB-130.
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