I pazienti sottoposti a chemioterapia adiuvante per un carcinoma neuroendocrino a grandi cellule polmonare hanno mostrato una sopravvivenza a 3 anni inferiore rispetto a quelli che non sono stati sottoposti al trattamento adiuvante in uno studio multicentrico internazionale presentato in occasione del meeting annuale dell'American Association for Thoracic Surgery, terminato di recente a Seattle.

"Non abbiamo trovato alcun particolare sottogruppo di pazienti che potrebbero trarre beneficio da questo trattamento" ha detto Pier Luigi Filosso, dell'Università degli Studi di Torino, presentando il lavoro.

Filosso e i suoi colleghi hanno effettuato uno studio retrospettivo per valutare l'impatto della chemioterapia adiuvante in una coorte di pazienti con carcinomi neuroendocrini a grandi cellule (LCNEC) resecati. L'analisi ha coinvolto 400 pazienti con LCNEC sottoposti all’intervento chirurgico di asportazione del tumore tra il 1992 e il 2014 in uno dei 14 centri che hanno partecipato allo studio.

I ricercatori hanno utilizzato il metodo di Kaplan-Meier per valutare la sopravvivenza globale (OS) dopo la resezione e calcolato il punteggio di propensione per la probabilità di essere sottoposti alla chemioterapia adiuvante in base all'età del paziente, al sesso, all’aver avuto in precedenza un altro tumore, al performance status ECOG, allo stadio TNM e all’anno in cui era stato fatto l’intervento chirurgico.

Poco più di un terzo dei pazienti della coorte (il 37%) è risultato sottoposto alla chemioterapia adiuvante e il follow-up è stato di 38 mesi.

Al momento di analisi, 213 pazienti erano deceduti e, di questi, 69 avevano fatto la chemioterapia adiuvante.

Le analisi hanno evidenziato un’OS a 3 anni più bassa tra i pazienti che avevano fatto la chemioterapia adiuvante rispetto a quelli non sottoposti a questo trattamento (47% contro 51%).

Inoltre, le analisi aggiustate in base al punteggio di propensione non hanno mostrato alcun vantaggio significativo di sopravvivenza associato alla chemioterapia adiuvante (HR aggiustato 0,82; IC al 95% 0,62-1,09).

L'analisi multivariata ha poi evidenziato un’associazione tra aumento del rischio di mortalità ed età più avanzata al momento della resezione (HR per ogni aumento di un anno di età pari a 1,03; IC al 95% 1,01-1,05) e performance status ECOG più alto (HR per un performance status ECOG ≥ 2 pari a 1,62; IC al 95% 1,21-2,16 ).

Come previsto, è emersa anche un’associazione tra stadio del tumore e sopravvivenza. Infatti, i pazienti con malattia in stadio III o IV della hanno mostrato un rischio di mortalità superiore rispetto a quelli con malattia in stadio I (HR 2,57; IC al 95% 1,76-3,76).

"Riteniamo che la raccolta prospettica dei dati... contribuirà - si spera - a definire strategie di trattamento più mirate per una neoplasia rara e aggressiva" come quella indagata nello studio, ha concluso Filosso.