Ca ovarico altamente pretrattato, niraparib attivo a prescindere dallo status di BRCA

L'inibitore di PARP niraparib ha centrato l'endpoint primario, rappresentato dalla risposta complessiva, come trattamento di quarta linea o linee successive nello studio registrativo di fase II QUADRA su pazienti con carcinoma ovarico, indipendentemente dallo stato di BRCA. Lo ha annunciato in un comunicato stampa Tesaro, l'azienda produttrice del farmaco.

L’inibitore di PARP niraparib ha centrato l'endpoint primario, rappresentato dalla risposta complessiva, come trattamento di quarta linea o linee successive nello studio registrativo di fase II QUADRA su pazienti con carcinoma ovarico, indipendentemente dallo stato di BRCA. Lo ha annunciato in un comunicato stampa Tesaro, l’azienda produttrice del farmaco.

Nello studio, in aperto e a singolo braccio, in 45 pazienti platino-sensibili, positive al deficit di ricombinazione omologa (HRD) e naïve agli inibitori di PARP il trattamento con niraparib in quarta o quinta linea ha portato a una percentuale di risposta complessiva (ORR) del 29%, con una durata della risposta di 9,2 mesi.

Nelle 55 pazienti platino-sensibili oppure resistenti/refrattarie e con mutazioni di BRCA trattate con il PARP-inibitore in quarta linea o in linee successive, l'ORR è risultata del 31% e la durata mediana della risposta di 9,4 mesi.
Nel suo comunicato, Tesaro riferisce la sua intenzione di rivolgersi alla Food and Drug Administration per un ampliamento dell’indicazione di niraparib focalizzato sui biomarcatori e anticipa che potrebbe presentare la relativa domanda entro la fine di quest'anno.

I dati dello studio QUADRA, fa sapere l’azienda, saranno presentati in giugno al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology.

"Questi risultati dimostrano che niraparib è attivo come trattamento di linea avanzata anche in altre pazienti oltre a quelle con mutazioni di BRCA, che rappresentano l'unico setting di trattamento in cui gli inibitori di PARP sono ad oggi approvati. Inoltre, i dati di QUADRA mostrano che niraparib è attivo in monoterapia nelle pazienti resistenti/refrattarie al platino, fornendo una base importante per il nostro studio TOPACIO su niraparib in combinazione con un inibitore di PD-1" afferma Mary Lynne Hedley, presidente e Chief Operating Officer di Tesaro, nella nota dell’azienda.

Nello studio QUADRA gli autori hanno valutato niraparib in monoterapia in 461 pazienti con carcinoma peritoneale primario, carcinoma delle tube di Falloppio o carcinoma ovarico epiteliale sieroso avanzato, recidivante, di alto grado, trattate in precedenza con da tre a quattro linee di chemioterapia. Tra le donne non trattate in precedenza con un inibitore di PARP (il 92%), il 63% era stato trattato con bevacizumab, il 15% aveva una mutazione di BRCA e più di due terzi erano refrattari/resistenti al platino.

L'endpoint primario era l’ORR nelle pazienti platino-sensibili e HRD-positive che avevano fatto in precedenza tre o quattro linee di chemioterapia. Gli endpoint secondari comprendevano la sopravvivenza globale (OS), la sopravvivenza libera da progressione (PFS), la durata della risposta, il tasso di controllo della malattia e la sicurezza e tollerabilità.

Niraparib è stato approvato nel marzo 2017 dall’Fda e nel novembre 2017 dalla European Medicines Agency per il trattamento di mantenimento di pazienti adulte con carcinoma peritoneale primario, carcinoma delle tube di Falloppio o carcinoma ovarico epiteliale sieroso ricorrente che stiano rispondendo in modo completo o parziale alla chemioterapia a base di platino.

L'approvazione si è basata sullo studio di fase III NOVA, nel quale niraparib ha mostrato di ridurre il rischio di progressione o morte del 74% rispetto al placebo in pazienti con carcinoma ovarico ricorrente, sensibile al platino e con mutazioni germinali di BRCA.

Nelle pazienti con mutazioni germinali di BRCA, la PFS mediana è stata di 21 mesi nel braccio assegnato al mantenimento con niraparib contro 5,5 mesi in quello trattato con un placebo (HR 0,26; IC al 95% 0,17-0,41, P < 0,0001) e questi risultati sono rimasti coerenti in diversi sottogruppi di pazienti, incluso quello delle donne con BRCA non mutato.