Un studio pilota appena uscito sulla rivista OncoImmunology, frutto di un team della University of Pennsylvania di Philadelphia, mostra che un’immunoterapia personalizzata in due passaggi, costituita da un vaccino a cellule dendritiche ottenuto dal tumore del paziente, seguito da una terapia cellulare a cellule T, ha innescato una risposta immunitaria antitumorale in un gruppo di donne con carcinoma ovarico in stadio avanzato.

"Ciò che abbiamo dimostrato in questo lavoro è che si tratta di una strategia terapeutica sicura” ha detto la prima autrice dello studio Lana Kandalaft. "È una passeggiata per le pazienti, soprattutto in confronto con le chemioterapie standard e gli interventi chirurgici per il carcinoma ovarico".

Lo studio ha coinvolto sei donne con carcinoma ovarico avanzato andate in progressione durante la chemioterapia standard.

Nella prima fase dello studio, i ricercatori hanno preparato un vaccino personalizzato a cellule dendritiche, raccolte mediante aferesi, per ciascuna paziente. Hanno quindi esposto le cellule dendritiche a un estratto tumorale prodotto dal tumore stesso, per ‘insegnare’ alle cellule dendritiche quale fosse il nemico da combattere. Dopo questo innesco, hanno vaccinato ogni paziente con le proprie cellule dendritiche e l’hanno sottoposta a una terapia di combinata a base di bevacizumab e ciclofosfamide.

Quattro delle sei pazienti hanno sviluppato una risposta immunitaria antitumorale. Una di queste non aveva una malattia misurabile al momento dell’ingresso nello studio, perché tutto il tumore era stato rimosso con successo durante l'intervento chirurgico, ed è tuttora in remissione, 42 mesi dopo il trattamento col vaccino.

Le altre tre pazienti responder avevano ancora una malattia residua e hanno quindi proseguito con il secondo step del trattamento. Gli autori hanno raccolto le cellule T da ognuna di loro, le hanno fatte  crescere in coltura, le hanno fatte espandere e quindi le hanno reintrodotte in ogni paziente dopo averle sottoposte a una chemioterapia mirata alla deplezione dei linfociti.

Due delle tre donne hanno mostrato un ripristino della risposta immunitaria dopo il trasferimento delle cellule T. Una ha continuato a mostrare una stabilizzazione della malattia, mentre l'altra ha avuto una risposta completa alla terapia.

Secondo il team della University of Pennsylvania, al momento è troppo presto per dire se questo tipo di terapia possa essere efficace su larga scala, ma i primi risultati sono promettenti e l’approccio si è dimostrato sicuro e ben tollerato dalle pazienti.

In entrambe le fasi del trattamento si è vista una correlazione tra risposte immunitarie e beneficio clinico, un dato che suggerisce come, in effetti, sia proprio la risposta immunitaria a tenere sotto controllo la malattia.

Forte di questi risultati incoraggianti, il gruppo della Kandalaft ha dato il via a uno studio più ampio in cui sono già state arruolate circa 25 pazienti e si punta a coinvolgerne altre 30. Il nuovo protocollo utilizza una piattaforma vaccinale migliore e un protocollo di trasferimento delle cellule T ottimizzato.

Lana E. Kandalaft, Daniel J. Powell, Cheryl L. Chiang, Janos Tanyi, Sarah Kim, Marnix Bosch, Kathy Montone, Rosemarie Mick, Bruce L. Levine, Drew A. Torigian, Carl H. June and George Coukos
Autologous lysate-pulsed dendritic cell vaccination followed by adoptive transfer of vaccine-primed ex vivo co-stimulated T cells in recurrent ovarian cancer  Volume 2, Issue 1   January 2013 OncoImmunology 2:1, 1–9; January 2013; © 2013 Landes Bioscience
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