Ca ovarico, chemio di mantenimento non migliora la sopravvivenza

Nelle donne con un tumore ovarico, peritoneale o delle tube di Falloppio avanzato che avevano ottenuto una risposta completa dopo la terapia di prima linea, una chemioterapia di mantenimento non ha migliorato la sopravvivenza globale (OS) rispetto alla semplice sorveglianza e in pi¨ ha aumentato la tossicitÓ. Questo il risultato dello studio GOG 212, un trial randomizzato a lungo termine di fase III presentato di recente al meeting annuale della Society of Gynecologic Oncology (SGO), a National Harbor, nel Maryland.

Nelle donne con un tumore ovarico, peritoneale o delle tube di Falloppio avanzato che avevano ottenuto una risposta completa dopo la terapia di prima linea, una chemioterapia di mantenimento non ha migliorato la sopravvivenza globale (OS) rispetto alla semplice sorveglianza e in più ha aumentato la tossicità. Questo il risultato dello studio GOG 212, un trial randomizzato a lungo termine di fase III presentato di recente al meeting annuale della Society of Gynecologic Oncology (SGO), a National Harbor, nel Maryland.

Il trattamento del carcinoma ovarico in stadio avanzato con la chirurgia e la chemioterapia permette di ottenere alte percentuali di risposta completa, ma anche dopo aver ottenuto questa risposta le pazienti hanno un'alta probabilità che il tumore progredisca e recidivi, ha spiegato Larry J. Copeland, dell’Ohio State University di Columbus, a nome del Gynecologic Oncology Group (GOG). La terapia di mantenimento è una delle modalità proposte per ridurre l’incidenza di tali recidive e prolungare la sopravvivenza.

Lo studio GOG 212 è iniziato nel 2005 e si è chiuso nel 2014; al congresso della SOG, Copeland ha presentato l’analisi finale sulla sopravvivenza. Il trial ha coinvolto complessivamente 1157 pazienti con carcinoma ovarico, delle tube di Falloppio o peritoneale in stadio III-IV che avevano raggiunto una risposta clinica completa, assegnate alla sola sorveglianza o a un'infusione di paclitaxel ogni 28 giorni per 12 cicli oppure di CT-2103 (paclitaxel poliglumex. PP) con la stessa schedula.

Le pazienti sono state seguite per un periodo mediano di 71 mesi e quelle che hanno potuto essere analizzate sono risultate 1051.
In ognuno dei due gruppi, nella maggior parte dei casi, circa l’85%, il tumore era localizzato alle ovaie, mentre nell’11% circa era localizzato al peritoneo e in circa il 4% alle tube di Falloppio. Inoltre, la maggior parte dei pazienti era in stadio III e aveva un’istologia sierosa.

L’OS mediana, che era l’endpoint primario di efficacia del trial, è stata simile nei tre gruppi: 54,8 mesi in quello sottoposto solo alla sorveglianza, 51,3 mesi in quello trattato con paclitaxel (HR rispetto alla sorveglianza 1,104; IC al 97,5% 0,884-1,38) e 60 mesi in quello trattato con PP (HR rispetto alla sorveglianza 0,979; IC al 97,5% 0,781-1,23).
La terapia di mantenimento, invece, ha migliorato lievemente la sopravvivenza libera da progressione (PFS), che è risultata di 13,4 mesi nel gruppo assegnato solo alla sorveglianza, contro 18,9 mesi in quello assegnato a paclitaxel (HR 0,783; IC al 95% 0,666-0,921) e 16,3 mesi con PP (HR 0,847; IC al 95% 0,721-,0995).

Tuttavia, la chemioterapia di mantenimento ha fatto aumentare gli eventi avversi, in particolare quelli neurotossici. La neurotossicità di grado 1/2 ha mostrato, infatti, un’incidenza del 54% nel gruppo che era soggetto solo alla sorveglianza a fronte del 79,4% in quello trattato con paclitaxel e 75,4% in quello trattato con PP, mentre l’incidenza della neurotossicità di grado 3/4 è risultata rispettivamente dell’1,9%, 7,2% e 12,4%. Altri eventi avversi risultati più comuni con la terapia di mantenimento sono stati le reazioni allergiche, l’affaticamento, l’alopecia, la nausea e la stipsi.

Le valutazioni sulla qualità della vita hanno mostrato risultati simili nei tre gruppi, ma con alcuni risultati peggiori nelle donne sottoposte alla terapia di mantenimento.
Le analisi, ha detto Copeland, hanno mostrato qualche indicazione che le pazienti con malattia R0 hanno tratto un beneficio dalla chemio di mantenimento, ma il dato non è stato misurato prospetticamente e l’autore ha sottolineato che lo studio lascia alcune domande senza risposta, tra cui quella relativa alla possibilità che la chemioterapia di mantenimento possa indurre chemioresistenza in queste pazienti.

L.J. Copeland, et al. A phase III trial of maintenance therapy in women with advanced ovarian/Fallopian tube/peritoneal cancer (O/PC/FT) after a complete clinical response (CCR) to first-line therapy – an nrg oncology study. SGO 2017
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