In uno studio appena pubblicato sull'International Journal of Cancer, un gruppo di ricercatori ha identificato diversi fattori che possono ridurre il rischio di cancro ovarico tra le donne con mutazioni di BRCA1 e BRCA2. Tra questi, vi sono l'uso prolungato di contraccettivi orali e l'allattamento al seno per almeno 12 mesi.

Gli autori, guidati da Joanne Kotsopoulos, del Women’s College Research Institute di Toronto, in Canada, hanno condotto uno studio caso-controllo per valutare la possibile associazione tra numero complessivo di cicli ovulatori durante l’intero periodo fertile della donna (e gli altri componenti che ad esso contribuiscono), e il rischio di sviluppare un carcinoma ovarico nelle portatrici di mutazioni dei geni BRCA 1 e 2.

Lo studio ha coinvolto 1329 portatrici di mutazioni di BRCA alle quali era stato diagnosticato un tumore ovarico epiteliale invasivo e 5267 pazienti di controllo abbinate che non avevano mai avuto un cancro alle ovaie. All’inizio dello studio, alle donne sono stati somministrati questionari per raccogliere informazioni sull’anamnesi oncologica personale e famigliare e sui dettagli della loro vita riproduttiva.

I ricercatori non hanno trovato alcuna relazione significativa tra la parità e il rischio di carcinoma ovarico tra le donne con una mutazione di BRCA1; tuttavia, le analisi hanno evidenziato un'associazione inversa con il numero di bambini nati vivi (odds ratio, OR, 0,87 di nascita; IC al 95% 0,79-0,96). Inoltre, tra le donne che avevano partorito, l'età dell’ultima nascita ha mostrato un’associazione inversa con il rischio (OR 0,92; IC al 95% 0,84-1,00).

Anche l'allattamento al seno per almeno 12 mesi è risultato associato a una riduzione del 38% del rischio di carcinoma ovarico tra le donne con mutazioni di BRCA1 (OR 0,62; IC al 95% 0,48-0,79) e una riduzione del 50% tra le donne con mutazioni di BRCA2 (IC al 95% 0,29-0,84).

Tra le donne con mutazioni di BRCA1, l’uso di contraccettivi orali è risultato correlato a una riduzione del 40% del rischio di tumore all’ovaio (OR 0,60; IC al 95% 0,50-0,71). Le donne che avevano fatto uso di contraccettivi orali per almeno 5 anni hanno mostrato una riduzione del rischio ancora maggiore e pari al 50%. L’uso di contraccettivi orali è risultato associato a una riduzione del rischio anche tra le donne con mutazioni di BRCA2 (OR 0,63; IC al 95% 0,44-0,92) e quelle che hanno tratto il maggior beneficio sono quelle che li hanno assunti per almeno tre anni (OR 0,42; IC al 95% 0,22-0,83).

"Per quanto riguarda l'uso dei contraccettivi orali per la prevenzione primaria del cancro ovarico, le donne portatrici di mutazioni di BRCA2 dovrebbero essere avvisate di utilizzarli per almeno 3 anni; tuttavia, dato l'aumento del rischio di cancro al seno associato all’uso di contraccettivi orali prima dei 25 anni tra le portatrici di mutazioni di BRCA1, queste donne vanno avvertite di iniziare l’assunzione di tali contraccettivi dopo i 25 anni e di continuare per 5 anni” scrivono i ricercatori.

Lo studio ha evidenziato anche un legame tra aumento dell’età della menopausa e aumento del rischio di carcinoma ovarico nelle donne con mutazioni di BRCA1. In particolare, le donne entrate in menopausa a 50 anni hanno mostrato un rischio di tumore aumentato del 75% rispetto a quelle entrate in menopausa prima dei 42 anni.

Nelle donne con mutazioni di BRCA2, invece, non è stato trovato alcun legame tra parità o età della menopausa e rischio di cancro ovarico.

J. Kotsopoulos, et al. Factors influencing ovulation and the risk of ovarian cancer in BRCA1 and BRCA2 mutation carriers. Int J Cancer 2014; doi: 10.1002/ijc.29386.
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