Ancora conferme sulle potenzialità della metformina, farmaco di prima linea per il trattamento del diabete di tipo 2, come antitumorale. L’ipoglicemizzante potrebbe avere infatti un ruolo nel trattamento del carcinoma ovarico. A confermarlo sono i risultati di uno studio retrospettivo caso-controllo appena pubblicato online sulla rivista Cancer.

Nello studio è emerso che le donne in terapia con metformina durante il trattamento contro il cancro alle ovaie hanno avuto una sopravvivenza significativamente migliore rispetto alle pazienti non trattate con l’antidiabetico durante la chemioterapia (73% contro 44%; P = 0,0002).

"Anche se in uno studio caso-controllo non può dimostrare la presenza di un nesso causale, abbiamo osservato che la terapia con  metformina si è associata a una sopravvivenza significativamente migliore nel carcinoma ovarico" scrivono gli autori, aggiungendo che “la metformina merita di essere sperimentata all’interno di trial clinici sul carcinoma ovarico”.

Quelli che emergono dallo studio appena uscito non sono i primi indizi delle potenzialità di metformina come antitumorale. Infatti, giusto una settimana fa, un articolo pubblicato sulla rivista Stem Cells Translational Medicine ha suggerito che l’antidiabetico potrebbe essere utile come terapia contro il glioblastoma.

E, sempre nel carcinoma ovarico, un altro studio, pubblicato in gennaio su Obstetrics and Gynecology, ha mostrato una sopravvivenza migliore nelle donne affette dal tumore che prendevano la metformina rispetto a quelle che non la assumevano. In questo studio, inoltre, la sopravvivenza libera da progressione nelle donne diabetiche trattate con l’ipoglicemizzante è risultata addirittura migliore rispetto a quella delle donne non diabetiche.

La maggior parte delle terapie attualmente disponibili contro il carcinoma ovarico sia in prima linea sia dopo una recidiva ha un'efficacia limitata; tuttavia, scoprire e sviluppare nuovi farmaci ha costi proibitivi, sottolineano gli autori, guidati da Sanjeev Kumar, della Mayo Clinic di Rochester.

Alcuni ricercatori stanno perciò rivolgendo la loro attenzione al riposizionamento, cioè al possibile utilizzo di farmaci già esistenti per indicazioni totalmente diverse da quelle già approvate.

Tra questi vi è appunto la metformina, che ha già mostrato di avere attività antitumorale nel carcinoma ovarico sia in vitro che in vivo. Oltre che nel cancro all’ovaio e nel glioblastoma, l’ipoglicemizzante ha poi dimostrato buone potenzialità anche nel  tumore alla prostata e in quello al colon.

Nel caso dell’ovaio, poiché gli studi che hanno esaminato gli outcome delle pazienti con un carcinoma ovarico trattate con metformina sono tutti di piccole dimensioni, gli autori del lavoro pubblicato ora su Cancer hanno condotto uno studio retrospettivo caso-controllo su un gruppo di donne trattate per questo tumore presso la Mayo Clinic tra il 1995 e il 2010.

In totale, i ricercatori hanno identificato 72 donne in terapia anche con metformina durante il trattamento antitumorale perché diabetiche e le hanno appaiate con 143 controlli non diabetici e non trattati con metformina.

Hanno inoltre valutato un sottogruppo di 61 donne che avevano un tumore ovarico epiteliale e le hanno confrontate con 178 controlli non diabetici, ma con lo stesso tumore. In più hanno incluso un ulteriore gruppo di controllo di 103 donne che avevano sia il diabete sia un tumore ovarico epiteliale e stavano assumendo insulina o altri farmaci antidiabetici, anziché metformina.

Nel complesso, la durata media di assunzione della metformina è stata di 2,3 anni, a dosi da 500 mg due volte al giorno a 1 g due volte al giorno.

Nell'analisi dei 72 casi e 143 controlli, gli autori hanno visto che le pazienti che assumevano metformina hanno avuto una sopravvivenza a 5 anni significativamente migliore rispetto ai controlli (73% contro 44%; P = 0,0002).

Dopo aver aggiustato i dati in base a età, anno di diagnosi, indice di massa corporea (BMI), stadio della malattia, istologia e chemioterapia fatta, solo il grado del tumore e l’aver fatto la terapia con metformina sono rimasti fattori predittivi indipendenti di sopravvivenza in questo gruppo (rispettivamente HR 8,6; IC al 95% 1,2-6,3; P = 0,03 e HR 2,7; IC al 95% 1,4-5,4; P = 0,004).

Anche nell'analisi sui casi e i controlli con carcinoma ovarico epiteliale, le pazienti che assumevano metformina hanno mostrato una sopravvivenza a 5 anni significativamente migliore (67% contro 47%; P = 0,006).

E quando hanno confrontato il gruppo con carcinoma epiteliale in terapia con metformina con i controlli diabetici trattati con altri ipoglicemizzanti, i ricercatori hanno visto di nuovo una sopravvivenza significativamente migliore nelle pazienti che assumevano metformina (67% contro 40%; P = 0,003).

Tra i limiti dello studio ci sono la sua natura retrospettiva, la dimensione del campione comunque ridotta (anche se più ampia rispetto agli studi precedenti) e la mancanza di dati riguardo all'assunzione della metformina prima della diagnosi di cancro.

Tuttavia, gli autori concludono che la metformina sembra essere associata a un miglioramento della sopravvivenza nelle donne con un carcinoma ovarico e che il farmaco merita di essere testato in studi prospettici per il trattamento di questa malattia.

“Questo studio apre la porta all’impiego della metformina in ampi studi randomizzati sul trattamento del carcinoma ovarico che potrebbero portare il farmaco a essere inserito tra le opzioni terapeutiche a disposizione delle donne colpite da questo tumore” ha dichiarato Kumar, sia come chemioprevenzione per le pazienti ad alto rischio di sviluppare un carcinoma ovarico sia come trattamento adiuvante e di mantenimento durante e dopo la chemioterapia. Studi del genere sono già in corso sul tumore alla mammella. “E riteniamo che la ricerca sul cancro alle ovaie debba seguire quest’esempio” ha aggiunto l’autore.

S. Kumar, et al. Metformin intake is associated with better survival in ovarian cancer" Cancer 2012; doi: 10.1002/cncr.27706.

Alessandra Terzaghi