Ca ovarico epiteliale, chirurgia citoriduttiva primaria batte la chemio neoadiuvante

Nelle donne con carcinoma ovarico epiteliale in stadio avanzato, la chirurgia citoriduttiva primaria sembra essere associata a una sopravvivenza maggiore rispetto alla chemioterapia neoadiuvante. Il dato, emergente da una revisione retrospettiva pubblicata da poco su JAMA Oncology, potrebbe, tuttavia, essere spiegato dal performance status pił scarso del gruppo sottoposto alla chemio neoadiuvante.

Nelle donne con carcinoma ovarico epiteliale in stadio avanzato, la chirurgia citoriduttiva primaria sembra essere associata a una sopravvivenza maggiore rispetto alla chemioterapia neoadiuvante. Il dato, emergente da una revisione retrospettiva pubblicata da poco su JAMA Oncology, potrebbe, tuttavia, essere spiegato dal performance status più scarso del gruppo sottoposto alla chemio neoadiuvante.

"Il ruolo della chemioterapia neoadiuvante nel trattamento del carcinoma ovarico epiteliale rimane controverso" spiegano nell’introduzione gli autori dello studio, coordinati da J. Alejandro Rauh-Hain Fernandez, del Massachusetts General Hospital di Boston. Infatti, diversi studi retrospettivi hanno fornito evidenze a favore della superiorità della chirurgia citoriduttiva primaria rispetto alla chemioterapia neoadiuvante, mentre due trial randomizzati di fase III hanno dimostrato la non inferiorità della chemioterapia neoadiuvante in donne con un carico di malattia elevato. Tutti gli studi, però, presentavano alcuni problemi metodologici, sottolineano i ricercatori.

La nuova analisi ha riguardato 22.962 donne di età inferiore ai 70 anni incluse nel National Cancer Database degli Stati Uniti che erano state sottoposte a un trattamento per un carcinoma ovarico epiteliale stadio in stadio IIIC e IV diagnosticato tra il 2003 e il 2011. Di queste, 19.836 (l’86,4%) erano state sottoposte alla chirurgia citoriduttiva primaria e 3126 (il 13,6%) alla chemioterapia neoadiuvante; un'analisi ‘propensity-matched’ ha coinvolto 2935 pazienti di ciascun gruppo di trattamento.

La sopravvivenza globale (OS) mediana nell'analisi ‘propensity-matched’ è risultata di 37,3 mesi nel gruppo sottoposto alla chirurgia citoriduttiva primaria e 32,1 mesi in quello sottoposto alla chemioterapia neoadiuvante (HR 1,18; IC al 95% 1,11-1,26). In entrambi i gruppi i ricercatori hanno evidenziato un miglioramento della sopravvivenza negli ultimi anni del periodo dello studio rispetto ai primi anni dalla diagnosi, ma in entrambi i casi l'associazione tra miglioramento della sopravvivenza e chirurgia citoriduttiva primaria è rimasta.

La differenza è apparsa un po’ più pronunciata nelle pazienti in stadio IIIC, con un HR pari a 1,24 (IC al 95% 1,11-1,37) a favore della chirurgia citoriduttiva primaria, mentre in quelle in stadio IV l'HR è risultato pari a 1,13 (IC al 95% 1,04-1,23).

Tuttavia, il miglioramento della sopravvivenza nel gruppo trattato chirurgicamente potrebbe essere spiegato con le differenze di performance status, perché il 60% delle donne sottoposte alla chemioterapia neoadiuvante avevano un performance status ECOG di 1 o 2 contro il 50% nel gruppo trattato con la chirurgia citoriduttiva primaria, il che negherebbe la differenza in termini di sopravvivenza.

"Sarà importante raccogliere queste informazioni per i futuri studi osservazionali" scrivono gli autori. "La ricerca futura dovrebbe concentrarsi sull’identificare le pazienti che possono beneficiare maggiormente della chirurgia citoriduttiva primaria oppure della chemioterapia neoadiuvante per personalizzare il trattamento delle donne con tumore epiteliale ovarico in stadio avanzato" concludono i ricercatori.

J.A. Rauh-Hain, et al. Overall Survival Following Neoadjuvant Chemotherapy vs Primary Cytoreductive Surgery in Women With Epithelial Ovarian CancerAnalysis of the National Cancer Database. JAMA Oncol. 2016; doi:10.1001/jamaoncol.2016.4411.
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