Ca ovarico, nintedanib aggiunto alla chemio in prima linea ritarda la progressione

L'inibitore delle tirosin chinasi nintedanib in combinazione con la chemioterapia di prima linea con carboplatino e paclitaxel può migliorare in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nelle donne che hanno un tumore ovarico avanzato.

L’inibitore delle tirosin chinasi nintedanib in combinazione con la chemioterapia di prima linea con carboplatino e paclitaxel può migliorare in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nelle donne che hanno un tumore ovarico avanzato. Lo dimostrano i risultati dello studio multicentrico di fase III AGO-OVAR 12, appena uscito su The Lancet Oncology. Tuttavia, la combinazione dei tre farmaci si è associata a una maggiore frequenza di eventi avversi gastrointestinali.

Lo studio, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, è stato effettuato dall’AGO Study Group  (un’organizzazione no profit che si occupa di ricerca clinica nel campo delle neoplasie ginecologiche) e ha visto la partecipazione di 9 gruppi di studio e centri di 22 Paesi. Questo sforzo congiunto ha permesso l’arruolamento di 1366 donne naïve alla chemioterapia con un tumore ovarico in stadio da IIB a IV sottoposte in precedenza all’intervento chirurgico di debulking.

Le partecipanti sono state assegnate in rapporto 2: 1 al trattamento con 6 cicli di carboplatino (AUC 5 o 6 mg/l per minuto) più paclitaxel (175 mg/m2) più nintedanib 200 mg o un placebo, due volte al giorno nei giorni 2-21 di un ciclo di 3 settimane, per un massimo di 120 settimane.

La PFS mediana è stata 17,2 mesi (IC al 95% 16,6-19,9) nel gruppo assegnato al trattamento con nintedanib contro 16,6 mesi (IC al 95% 13,9 – 19,1) nel gruppo placebo (HR 0,84; IC al 95% 0,72-0,98; P = 0,024).

Complessivamente, il 53% delle pazienti del gruppo trattato con nintedanib e il 58% di quelle del gruppo di controllo hanno manifestato una progressione della malattia o sono morte.

Sul fronte della sicurezza, gli eventi avversi più comuni sono stati quelli gastrointestinali; in particolare, la diarrea di grado 3-4 ha avuto un’incidenza di quasi il 22% nel braccio nintedanib contro il 2% nel braccio placebo.

Altri eventi avversi comuni sono stati quelli ematologici: neutropenia, trombocitopenia e anemia. Da notare che tre donne del gruppo nintedanib e una del gruppo di controllo sono morte a causa di eventi avversi correlati al farmaco.

Sulla base di questi dati, gli autori concludono che i prossimi studi dovrebbero concentrarsi sul miglioramento della selezione delle pazienti e sull'ottimizzazione della tollerabilità.

A. du Bois, et al. Standard first-line chemotherapy with or without nintedanib for advanced ovarian cancer (AGO-OVAR 12): a randomised, double-blind, placebo-controlled phase 3 trial. Lancet Oncol. 2015; doi: 10.1016/S1470-2045(15)00366-6.
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