I risultati dello studio AURELIA, fresco di pubblicazione sul Journal of Clinical Oncology, confermano che l’aggiunta di bevacizumab alla chemioterapia standard prolunga la sopravvivenza e alleva i sintomi nelle donne con una recidiva di carcinoma ovarico platino-resistente.

In questo studio, l'aggiunta dell’anticorpo monoclonale alla chemioterapia ha portato a un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza libera da progressione (PFS) e della percentuale di risposta obiettiva rispetto alla sola chemioterapia standard, ma non ha mostrato alcun beneficio sul fronte della sopravvivenza globale (OS).

Uno studio parallelo, pubblicato sullo stesso numero del Jco, mostra poi che l’aggiunta di bevacizumab alla chemio ha aumentato la percentuale di pazienti che hanno raggiunto un miglioramento del 15% dei sintomi addominali/gastrointestinali riferiti dai pazienti durante la chemioterapia.

A questo proposito, scrivono in un editoriale di commento Joyce F. Liu, del Dana-Farber Cancer Institute, e Stephen A. Cannistra, del Beth Israel Deaconess Medical Center, entrambi di Boston, “è interessante notare che AURELIA è il primo studio in cui si è valutato bevacizumab nel carcinoma ovarico a segnalare un miglioramento degli outcome riferiti dai pazienti”.

"Nel setting del tumore all’ovaio platino-resistente, in cui la terapia è solo palliativa, il miglioramento degli outcome riferiti dai pazienti è di potenziale importanza anche in assenza di un beneficio complessivo di sopravvivenza" affermano i due esperti.

Lo studio AURELIA è un trial randomizzato di fase III al quale hanno preso parte 361 donne con un carcinoma ovarico valutabile/misurabile progredito meno di 6 mesi dopo il completamento della chemioterapia a base di platino.

Le partecipanti sono stati assegnate in rapporto 1:1 alla monoterapia con un chemioterapico scelto dallo sperimentatore (doxorubicina liposomiale pegilata, paclitaxel o topotecan) una volta a settimana o alla combinazione di chemioterapia più bevacizumab 10 mg/kg ogni 2 settimane o 15 mg/kg ogni tre settimane fino alla progressione della malattia, alla comparsa di una tossicità inaccettabile o al ritiro del consenso alla partecipazione al trial.

Il follow-up è stato di 13,0 mesi nel gruppo trattato con bevacizumab e 13,9 mesi nel gruppo trattato con la sola chemio.

Lo studio ha centrato l’obiettivo primario, che era la dimostrazione di un miglioramento significativo della PFS nel gruppo bevacizumab rispetto al gruppo di controllo (6,7 mesi contro 3,4; HR 0,48; IC al 95% 0,38-0,60; P < 0,001).

Anche la percentuale di risposta obiettiva è risultata significativamente migliore nel gruppo trattato con la combinazione di bevacizumab e chemioterapia rispetto a quello trattato con la sola chemio (27,3% contro 11,8%; P = 0,001).

Tuttavia, l’aggiunta del biologico non ha portato alcun beneficio in termini di OS, che è risultata rispettivamente di 16,6 mesi contro 13,3 (HR 0,85; IC al 95% 0,66-1,08; P < 0,174).

Nello studio non sono emerse problematiche nuove di sicurezza rispetto al profilo già noto di bevacizumab.

"Sulla base del miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza libera da progressione e della percentuale di risposta…, la combinazione di bevacizumab e chemioterapia dovrebbe essere considerata un’opzione standard nel carcinoma ovarico platino-resistente" concludono gli autori dello studio, guidati da Eric Pujade.Lauraine, dell’Università di Parigi.

Nel loro commento, Liu e Cannistra ricordano che AURELIA va ad aggiungersi ad altri tre studi su bevacizumab nel carcinoma ovarico in cui l’aggiunta dell’anticorpo alla chemioterapia standard ha mostrato di migliorare gli outcome. Il margine di beneficio visto nello studio AURELIA, aggiungono i due editorialisti, è simile a quella emerso negli altri tre studi, il che “suggerisce una coerenza notevole degli effetti osservati combinando bevacizumab con la chemioterapia in diversi setting nel carcinoma ovarico".

I due oncologi sottolineano anche che nello studio AURELIA sono stati valutati anche gli outcome riferiti dai pazienti come endpoint secondario separato.

I dati relativi agli outcome riferiti dai pazienti mostrano che le donne che hanno raggiunto un miglioramento di almeno il 15% dei sintomi addominali/gastrointestinali alla settimana 8 o 9 sono state più numerosi nel gruppo bevacizumab che nel gruppo di controllo (21,9% contro 9,3%; IC al 95% 4,4-20,9; P = 0,002).

Liu e Cannistra scrivono che è importante notare che come le partecipanti dello studio AURELIA non avessero fatto più di due linee di chemioterapia in precedenza e non avessero un tumore refrattario al platino. Inoltre , non avevano una storia di occlusione intestinale, segni clinici di ostruzione intestinale o evidenze di un coinvolgimento intestinale, tutte condizioni che aumentano il rischio di perforazione intestinale durante il trattamento con bevacizumab.

"Di conseguenza, se questo regime è da prendere in considerazione nelle pazienti sintomatiche con malattia platino-resistente, sarebbe importante rispettare criteri di ammissibilità simili a quelli utilizzati nello studio AURELIA” consigliano gli editorialisti, i quali rilevano anche che le linee guida sull’'utilizzo di bevacizumab nel carcinoma ovarico differiscono in tutto il mondo.

Attualmente bevacizumab non è approvato dall’Fda per nessuna indicazione nel carcinoma ovarico . Tuttavia, nelle linee guida del National Comprehensive Cancer Network è considerato un agente accettabile in combinazione con carboplatino e gemcitabina nel tumore platino-sensibile recidivato.

Nel Regno Unito, invece, il Nice non raccomanda l'utilizzo di bevacizumab né nel carcinoma ovarico di nuova diagnosi né in quello recidivato. L’Ema ha tuttavia approvato bevacizumab in combinazione con carboplatino e paclitaxel, e il successivo mantenimento con bevacizumab in monoterapia nelle pazienti con carcinoma ovarico di nuova diagnosi, così come bevacizumab in combinazione con carboplatino e gemcitabina nel carcinoma ovarico recidivato platino-sensibile.

E. Pujade-Lauraine, et al. Bevacizumab Combined With Chemotherapy for Platinum-Resistant Recurrent Ovarian Cancer: The AURELIA Open-Label Randomized Phase III Trial. J Clin Oncol. 2014;32: 1302-8; doi: 10.1200/JCO.2013.51.4489.
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