Ca ovarico, possibile monitorare la risposta al trattamento con la biopsia liquida

Oncologia-Ematologia

Una biopsia liquida in cui si misurano i livelli di DNA tumorale circolante (ctDNA) pu˛ essere utile per monitorare la risposta al trattamento delle donne colpite da un carcinoma ovarico. Lo evidenzia uno studio retrospettivo pubblicato di recente sulla rivista PLOS Medicine, opera di ricercatori del Cancer Research UK Cambridge Institute.

Una biopsia liquida in cui si misurano i livelli di DNA tumorale circolante (ctDNA) può essere utile per monitorare la risposta al trattamento delle donne colpite da un carcinoma ovarico. Lo evidenzia uno studio retrospettivo pubblicato di recente sulla rivista PLOS Medicine, opera di ricercatori del Cancer Research UK Cambridge Institute.

In un congresso recente (l’EORTC-NCI-AACR Symposium on Molecular Targets and Cancer Therapeutics), gli esperti hanno detto che le biopsie liquide rappresentano "il futuro." Jean-Charles Soria, del Gustave Roussy Cancer Campus di Parigi, ha detto che le biopsie liquide “stanno per cambiare completamente le regole di ingaggio" per la gestione dei pazienti e la pratica clinica.

"Credo davvero - e sono pronto a scommetterci - che questa sia la trasformazione più importante che sta per aver luogo in oncologia, in termini di impatto sui trial clinici e di gestione quotidiana dei pazienti oncologici per i prossimi 5 anni" ha aggiunto Soria.

Nello studio appena uscito su PLoS Medicine, gli autori hanno scoperto che i risultati dei test sul DNA tumorale circolante erano correlati con le dimensioni dei tumori ovarici ed erano predittivi della risposta al trattamento o del tempo alla progressione della malattia.

"Questi risultati hanno un forte potenziale di utilità clinica grazie alla facilità di misurazione del DNA nel plasma e il basso costo e la velocità del test del DNA tumorale circolante" scrivono gli autori, guidati da James Brenton, di Cancer Research UK. "Avere un’informazione molto rapida sulla risposta darebbe la possibilità ai medici e ai pazienti di testare opzioni di trattamento alternative e sarebbe di grande utilità negli studi di correlazione tra biomarcatori e terapie mirate" aggiungono i ricercatori.

L'esame ematico standard utilizzato in clinica per il monitoraggio del carcinoma ovarico è la misurazione dei livelli sierici dell’antigene tumorale CA-125, che è sensibile, ma manca di specificità per l’individuazione del carcinoma ovarico. Inoltre, i livelli di CA-125 dopo il trattamento non cambiano abbastanza rapidamente per poter orientare le decisioni relative alle variazioni delle chemioterapia dopo uno o due cicli nei casi in cui la paziente non risponde.

Pertanto, suggeriscono Brenton e i colleghi, servirebbero marcatori tumorali migliori e il DNA tumorale circolante è un candidato promettente.

Le mutazioni somatiche di TP53 sono una caratteristica distintiva del carcinoma ovarico sieroso di alto grado. I  ricercatori hanno quindi valutato l'uso di queste mutazioni nel DNA tumorale circolante come marcatori personalizzati per monitorare il carico tumorale, la risposta precoce al trattamento e il tempo alla progressione.

A tale scopo, il team del Cancer Research UK Cambridge Institute ha condotto un'analisi retrospettiva su 318 campioni di sangue ottenuti da 40 pazienti affette da carcinoma ovarico sieroso di alto grado e ha progettato e utilizzato saggi paziente-specifici per TP53 per misurare la quantità di DNA tumorale circolante nei campioni che erano stati raccolti prima, durante e dopo la chemioterapia.

Di questi campioni, 261 sono stati raccolti durante il trattamento della malattia recidivata, che comprendeva 54 cicli di chemioterapia ( 32 pazienti). Ulteriori 57 campioni sono stati prelevati da 12 pazienti durante la chemioterapia di prima linea.

La frazione di TP53 mutato nel DNA tumorale circolante (TP53MAF) ha mostrato una correlazione significativa con il volume tumorale misurato mediante la Tac (Pearson r = 0,59; P < 0,001) e i livelli pretrattamento di TP53MAF sono risultati correlati con il tempo alla progressione.

Questi risultati, osservano gli autori, sono coerenti con quelli di studi precedenti condotti in un’ampia gamma di tipi di tumore, che hanno mostrato come i livelli DNA tumorale circolante aumentino all'aumentare dello stadio.

La risposta delle pazienti alla chemioterapia è stata vista molto prima analizzando il DNA tumorale circolante, con un tempo medio di 37 giorni, che non misurando il CA-125, con il quale la risposta si evidenziava dopo un tempo mediano di 84 giorni.

Il rapporto tra TP53MAF e volume tumorale è risultato più alto nelle pazienti con recidiva (0,04%/cm3) rispetto alle pazienti non trattate (0,0008%/cm3; P = 0,004).

In 49 cicli di trattamento per la malattia recidivante, i livelli di TP53MAF pretrattamento stato risultati associati con il tempo alla progressione, mentre quelli del CA-125 no.

Tra le pazienti in trattamento per una recidiva, una diminuzione di TP53MAF superiore al 60% è risultata un fattore predittivo indipendente di un tempo alla progressione superiore (HR 0,22; P = 0,008), mentre una diminuzione uguale o inferiore al 60% è risultata associata a una risposta scarsa e in grado di identificare le pazienti con tempo alla progressione inferiore ai 6 mesi (sensibilità: 71%: specificità: 88%).

"La ricerca di mutazioni di TP53 nel DNA tumorale circolante ha le potenzialità per essere un esame del sangue clinicamente utile per valutare la prognosi e la risposta al trattamento nelle donne con un carcinoma ovarico sieroso di alto grado" concludono i ricercatori.

Questi risultati, commentano Brenton e i colleghi, devono tuttavia essere confermati in studi prospettici più ampi, con pazienti sottoposte a un trattamento uniforme. Se i risultati fossero confermati, "la ricerca di mutazioni di TP53 nel DNA tumorale circolante potrebbe essere utilizzata negli studi clinici sul carcinoma ovarico sieroso di alto grado e nella pratica di routine per capire in anticipo ” rispetto al test del CA 125 “se il trattamento è efficace" concludono gli autori.

C.A. Parkinson, et al. Exploratory Analysis of TP53 Mutations in Circulating Tumour DNA as Biomarkers of Treatment Response for Patients with Relapsed High-Grade Serous Ovarian Carcinoma: A Retrospective Study. PLOS Med. 2016; doi:http://dx.doi.org/10.1371/journal.pmed.1002198.
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