Ca ovarico ricorrente, benefici con la combinazione irinotecan-bevacizumab

Oncologia-Ematologia
Il trattamento con irinotecan e bevacizumab ha fornito un beneficio clinico a due terzi delle pazienti con un carcinoma ovarico ricorrente in un piccolo studio appena presentato al congresso della Society of Gynecologic Oncology a Los Angeles.


Infatti, sei delle 25 donne arruolate hanno mostrato risposte parziali e altre 11 una stabilizzazione della malattia, pari a un tasso di beneficio clinico netto del 68%. Inoltre, in più della metà delle pazienti che hanno beneficiato della terapia le risposte sono durate più di 6 mesi,


Confortanti anche i dati sulla sicurezza, dal momento che durante lo studio non si sono manifestate tossicità nuove o inaspettate a seguito del trattamento con i due farmaci.


Inoltre, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana è stata di 6,8 mesi, paragonabile a quella ottenuta nel braccio chemioterapia-bevacizumab nello studio di fase III AURELIA, e in più le pazienti del nostro studio erano già state pesantemente pretrattate, anche con bevacizumab.


Come riportato all’ultimo congresso dell’American Society of Clinical Oncology, lo studio AURELIA ha mostrato un raddoppio della PFS mediana nelle pazienti con carcinoma ovarico platino-resistente sottoposte a una chemioterapia senza platino più bevacizumab rispetto a quelle trattate con la sola chemioterapia. I risultati sono stati considerati un traguardo fondamentale, data la limitata attività dell’attuale trattamento per il tumore ovarico ricorrente.


In quel trial, gli sperimentatori potevano scegliere tra paclitaxel, topotecan o doxorubicina liposomiale pegilata per la chemioterapia. Gli autori dello studio presentato ora a Los Angeles hanno voluto vedere se la lista delle opzioni per chemioterapia potesse essere ampliata includendo anche irinotecan.


Lo studio dovrebbe arrivare ad arruolare 35 pazienti. Huichung Ling, della New York University, ha presentato i risultati relativi alle prime 25, donne colpite da un tumore epiteliale ovarico che avevano avuto una recidiva entro 8 mesi dalla fine dell’ultima chemioterapia. Sette pazienti non erano state trattate con platino da almeno 6 mesi e le restanti 18 erano resistenti al platino.


Tutte sono state trattate con irinotecan e bevacizumab in contemporanea su cicli di 3 settimane. La dose iniziale di irinotecan è stata ridotta da 250 mg/m2 a 175 mg/m2 a causa di una tossicità non accettabile legata al trattamento manifestatasi nelle prime sei pazienti.


La maggior parte delle partecipanti (14) aveva già fatto cinque o più terapie e 10 pazienti erano già state trattate anche con bevacizumab. Nello studio sono state sottoposte mediamente a sei cicli di terapia e in 20 di esse si è potuta valutare per la risposta.


L'obiettivo primario del trial - ottenere una PFS a 6 mesi di almeno il 40% - è stato centrato, in quanto la PFS a 6 mesi è risultata del 54%, mentre la sopravvivenza globale mediana è stata pari a 15,9 mesi.


Prima della modifica del protocollo in modo da ridurre la dose del chemioterapico, quattro delle prime sei pazienti hanno avuto diarrea di grado 2 o superiore e due neutropenia di grado 2 o superiore. Dopo la riduzione del dosaggio, due pazienti delle successive 19 hanno sviluppato neutropenia di grado 3-4, quattro diarrea di grado 2 e tre diarrea di grado 3. Inoltre, in sette pazienti si sono avuti nausea e vomito, di grado 2 in tutti i casi tranne uno. Prima della modifica del protocollo si è avuta anche una perforazione gastrointestinale. Le principali tossicità dose-limitanti sono state la diarrea e la neutropenia.


H Ling et al. Combination of irinotecan and bevacizumab for heavily pretreated recurrent ovarian cancer: A phase II trial. SGO 2013; abstract 26.