I deludenti risultati di sopravvivenza globale (OS) dello studio TRINOVA-1, annunciati alla fine dello scorso anno, avevano smorzato, per non dire azzerato, gli entusiasmi circa il possibile ruolo di trebananib come trattamento per il carcinoma ovarico ricorrente. Non è detto, però, che il farmaco sia del tutto da buttar via. Infatti, un'analisi sui sottogruppi presentata a Chicago al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), suggerisce che trebananib un farmaco antiangiogenico anti-angiopoietina, potrebbe essere utile in alcune pazienti.

Infatti, nelle donne con ascite al basale, l’aggiunta di trebananib a paclitaxel ha mostrato di offrire un vantaggio di sopravvivenza quasi del 30%, portando l’OS mediana da 12,3 mesi a 14,5 mesi (HR 0,72; P = 0,011).

Nell’intera popolazione intent-to-treat, invece, non si è trovato alcun beneficio in termini di OS. Come annunciato da Amgen nel novembre scorso, l’OS mediana è risultata, infatti, di 18,3 mesi nel gruppo trattato con il solo paclitaxel e 19,3 mesi in quello trattato con la combinazione di trebananib e paclitaxel (HR 0,95; P = 0,52).

Illustrando i dati, Bradley J. Monk, primo autore dello studio e direttore dell’Oncologia Ginecologica del St. Joseph’s Hospital di Phoenix, ha spiegato che il sottogruppo con presenza di ascite al basale era uno di quelli specificati dal protocollo e che rappresentava il 32% delle pazienti (295 su 919 pazienti).

Le donne con e senza ascite al basale avevano caratteristiche simili in termini di età, tipo di tumore primario, numero di linee precedenti di terapia e terapia antiangiogenica precedente effettuata, anche se nel gruppo con ascite c’era una maggiore percentuale di pazienti con intervallo libero da platino inferiore a 6 mesi (58% contro 49 %). "Si trattava, quindi, di un gruppo con prognosi sfavorevole, non solo a causa dell’ascite, ma anche perché aveva una malattia più resistente al platino" ha detto Monk.

In origine, lo studio TRINOVA-1 aveva dimostrato che l’aggiunta di trebananib settimanale a paclitaxel settimanale aveva portato a un aumento significativo della sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana, che era l'endpoint primario del trial, portandola da 5,4 mesi a 7,2 mesi (HR 0,66; P < 0,001). Questi risultati sono stati pubblicati online su The Lancet Oncology nel giugno 2014.

Al basale, il 40% dei pazienti aveva già fatto una o due linee di terapia e circa un quarto ne aveva già fatte tre. Dopo la progressione durante lo studio, le pazienti sono state sottoposte a una mediana di 2,2 ulteriori linee di terapia.

Un'analisi esplorativa della PFS dopo la terapia supplementare, ha riferito Monk, ha evidenziato una PFS mediana di 12,5 mesi nel gruppo trattato con trebananib più paclitaxel contro 10,9 mesi nel gruppo trattato con il solo paclitaxel (HR 0,85; P = 0,024).

Don Dizon, del Massachusetts General Hospital di Boston, invitato a discutere lo studio, ha detto che i risultati mostrano un forte segnale di beneficio nelle donne con carcinoma ovarico ricorrente e ascite, ma non possono essere considerati definitivi, senza ulteriori studi di conferma.

Sia Monk sia Dizon hanno osservato che l’aggiunta di trebananib a paclitaxel ha portato a aumento degli eventi avversi. Trebananib in combinazione con paclitaxel è risultato associato a una maggiore incidenza di  edema localizzato di qualsiasi grado (59% contro 27%); tuttavia, la maggior parte degli eventi avversi sono stati di grado 1 o 2. Inoltre, l’incidenza degli eventi avversi di grado 3 o superiore è risultata simile nei due gruppi: 60% con trebananib più paclitaxel contro 56% con il solo paclitaxel. Simili anche i punteggi alla settimana 25 del questionario Functional Assessment of Cancer Therapy-Ovarian (FACT-O), somministrato alle pazienti per la valutazione della qualità di vita.

B.J. Monk, et al. Impact of trebananib plus weekly paclitaxel on overall survival (OS) in patients (pts) with recurrent ovarian cancer and ascites: Results from the phase III TRINOVA-1 study. J Clin Oncol 33, 2015 (suppl; abstr 5503)
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