Ca pancreas resecabile, fluoropirimidina S-1 adiuvante migliora la sopravvivenza

Oncologia-Ematologia
Una fluoropirimidina orale nota con la sigla S-1 ha aumentato la sopravvivenza globale (OS) rispetto alla terapia adiuvante con gemcitabina in uno studio randomizzato di fase III su pazienti giapponesi con carcinoma pancreatico, sottoposti all’intervento di asportazione del tumore. Il lavoro è appena stato presentato a San Francisco, in occasione del Gastrointestinal Cancers Symposium (GICS).

In questo studio, i pazienti trattati con S-1 hanno mostrato un rischio di decesso significativamente più basso rispetto a quelli trattati con gemcitabina ( hazard ratio 0,56; IC al 95% 0,42-0,72; P < 0,0001) e percentuali di sopravvivenza a 2 anni superiori (70% contro 53%).

S-1 è una formulazione orale del chemioterapico tegafur associato ai modulatori gimeracil e oteracil ed è approvato in Giappone per il trattamento del cancro allo stomaco, al pancreas, a testa e collo, del colon-retto, delle vie biliari, al polmone non a piccole cellule e del carcinoma mammario metastatico. Negli Stati Uniti sono in corso studi di fase III per l’impiego di S-1 nel tumore allo stomaco.

La gemcitabina è stata un trattamento standard per la chemioterapia adiuvante del carcinoma pancreatico resecato, si legge nell’abstract presentato al congresso, e studi precedenti hanno già mostrato che S-1 non è inferiore a gemcitabina sul fronte dell’OS nei pazienti con tumore al pancreas non resecabile.

Nel lavoro presentato ora al GICS, gli autori hanno voluto valutare la non-inferiorità di S-1 rispetto a gemcitabina come chemioterapia adiuvante in un setting diverso, cioè pazienti con carcinoma pancreatico resecato.

I partecipanti, 378, erano al di sopra dei 20 anni di età, non avevano fatto alcuna chemioterapia o radioterapia nei 3 anni precedenti il loro arruolamento nello studio e avevano un'adeguata funzione d'organo.

Entro 10 settimane dall’intervento, i pazienti sono stati trattati con gemcitabina (1000 mg/m2 nei giorni 1, 8, e 15) ogni 4 settimane per sei cicli oppure S-1 (da 40 a 60 mg in base alla superficie corporea) due volte al giorno per 4 settimane, ripetuta ogni 6 settimane per quattro cicli. L'endpoint primario dello studio era l’OS.

I pazienti del gruppo S-1 hanno mostrato un rischio di mortalità a 2 anni inferiore del 44% rispetto a quelli del gruppo gemcitabina e una sopravvivenza a 2 anni superiore, nonché una sopravvivenza libera da recidiva a 2 anni più elevata (49% contro 29%).

Il nuovo prodotto sembra, inoltre, essere meglio tollerato rispetto al farmaco di confronto. Infatti, la percentuale di pazienti che hanno manifestato eventi avversi tali da poter portare a un’interruzione della terapia sono stati meno numerosi nel gruppo S-1 rispetto al gruppo gemcitabina. Tra questi eventi avversi, si è avuta recidiva in 9 pazienti contro 27 e tossicità in 40 contro 48.

I risultati di incidenza degli eventi avversi di grado 3/4 sono stati misti. I pazienti del gruppo S-1 hanno mostrato maggiori probabilità di affaticamento (5,4% contro 4,7%) e anoressia (8% contro 5,4%), ma minori probabilità di manifestare leucopenia (8,6% contro 38,7%), trombocitopenia (4,3% contro 9,4 %), anemia (13,4% contro 17,3%) e innalzamento delle transaminasi epatiche (1,1% contro il 5,2%).

"S-1 può essere considerato come il nuovo trattamento standard per i pazienti con tumore al pancreas resecato" concludono gli autori, quanto meno nella popolazione giapponese. Infatti, gli effetti collaterali gastrointestinali di S-1 sono più gravi nei pazienti bianchi rispetto a quelli asiatici e di conseguenza, osservano i ricercatori, i risultati non sono generalizzabili alle popolazioni non asiatiche.

K. Uesaka, et al. Adjuvant S-1 chemotherapy improves survival for Asian patients with pancreatic cancer. GiCS 2013; abstract 145.