La somministrazione dell’antiaritmico amiodarone nel postoperatorio ha ridotto in modo significativo il rischio di fibrillazione atriale (FA) in pazienti sottoposti a resezione di un tumore al polmone, in un trial clinico controllato e randomizzato presentato in occasione del meeting annuale della Society of Thoracic Surgeons, a Fort Lauderdale, in Florida.

Infatti, su 242 pazienti randomizzati, solo il 9% nel braccio amiodarone è andato incontro a FA contro il 32% nel braccio placebo (P <0,001), con una riduzione del 71% del rischio relativo di FA e un odds ratio del 21% nel gruppo trattato con l’antiaritmico.

Il primo autore del lavoro, Lars Riber, dell’Aarhus University Hospital di Aarhus, in Danimarca, ha spiegato che presso il suo ospedale la percentuale di FA in questa popolazione di pazienti è di circa il 30% e può arrivare al 46% su scala mondiale. Inoltre, è noto che in questo setting un quarto dei pazienti che vanno incontro a FA moriranno, per lo più a causa di un’instabilità emodinamica.

Nello studio, tuttavia, la profilassi con amiodarone non ha mostrato benefici su outcome quali la mortalità o la durata del ricovero, ma ciò potrebbe essere dovuto al basso numero di pazienti arruolati e al follow-up di breve durata.

Il protocollo dello studio prevedeva la somministrazione di amiodarone 300 mg o placebo endovena per 20 minuti poco dopo che i pazienti erano stati trasferiti al reparto di terapia intensiva. I partecipanti sono stati poi trattati con 600 mg di amiodarone per bocca o placebo due volte al giorno per i primi 5 giorni post-intervento.

In totale 15 pazienti (di cui otto nel braccio amiodarone e sette controlli) erano in terapia con beta-bloccanti, che possono avere un effetto additivo nel ridurre la FA, ma lo studio di Riber e collaboratori non ha preso in esame quest’aspetto.

Durante lo studio si sono verificati 10 eventi avversi, risultati equamente distribuiti tra i due bracci.

Presentando i dati, Riber ha fatto notare che la dose normale di amiodarone per via orale negli Stati Uniti è pari a 400 mg due volte al giorno, ma che il suo gruppo utilizza già da anni 600 mg due volte al giorno per ridurre il rischio di FA nei pazienti sottoposti a bypass coronarico (CABG), senza che l’aumento del dosaggio si sia associato a eventi avversi gravi.

Il team di Riber ha dimostrato che la profilassi con amiodarone nei pazienti sottoposti a CABG ha un rapporto costo-efficacia favorevole, ma ciò non è necessariamente vero nei pazienti sottoposti a lobectomia polmonare e in ogni caso il lavoro appena presentato non ha valutato quest’aspetto.

Una delle possibili criticità in questa popolazione è che l’antiaritmico dovrebbe essere dato a tutti i pazienti, ma solo il 30% di essi ne ha effettivamente bisogno. Riber e alcuni colleghi hanno fatto uno studio per determinare se ci fosse qualche caratteristica clinica associata con l’ECG del paziente utile per aiutare a identificare i soggetti a rischio di sviluppare l’aritmia, senza però trovarne nessuna. Quel che si sa è che l'età avanzata e un maggior numero di comorbidità possono aumentare il rischio di FA, ma non in tutti i pazienti con questi fattori di rischio.

Perciò Riber ha spiegato che nel suo centro non si è ancora deciso se usare amiodarone a scopo profilattico nei pazienti che devono essere operati per rimuovere un carcinoma polmonare e che occorre fare ulteriori studi su questo argomento. Secondo l’autore si può presumere che il manifestarsi di FA in questi soggetti nel post-operatorio sia destinato a peggiorare la prognosi, ma questo non è stato dimostrato e in ogni caso, prima di scegliere di fare la profilassi con l’antiaritmico in tutti i pazienti indistintamente, occorre provare che questa pratica ha un rapporto costo-efficacia favorevole (fatto ritenuto in realtà poco probabile dall’autore danese).

L.P. Riber, et al. Amiodarone prophylaxis for atrial fibrillation in patients undergoing surgery for lung cancer -- a controlled, randomized, double-blinded trial. STS 2012.