In uno studio randomizzato appena presentato al meeting dell’American Society for Radiation Oncology (ASTRO), a Boston, i pazienti affetti da cancro alla prostata sottoposti alla radioterapia che hanno preso sildenafil quotidianamente durante e dopo il trattamento hanno riferito di avere un funzionamento sessuale significativamente migliore dopo la radio rispetto ai controlli, trattati con un placebo. 


Infatti, i punteggi dell’International Index of Erectile Function (IIEF), che misura la funzione erettile, nel gruppo in trattamento attivo sono rimasti significativamente superiori a quelli del gruppo placebo per 2 anni dopo la radioterapia definitiva (valore di P da P = 0,04 a P = 0,006). Inoltre, nel gruppo sildenafil, il punteggio complessivo dell’IIEF e la maggior parte dei componenti di questo indice sono migliorati  in modo significativo nel corso di follow-up.


Presentando i dati, Michael J. Zelefsky del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center (MSKC) di New York, ha detto che questi risultati vanno ad aggiungersi ad altre evidenze a sostegno dell'uso del sildenafil per la riabilitazione sessuale dei pazienti che hanno fatto la radioterapia per un tumore alla prostata localizzato.


"I pazienti trattati con sildenafil hanno dimostrato un miglioramento della funzione sessuale in diversi domini importanti dell’IIEF, tra cu , in particolare, il grado complessivo di soddisfazione e il punteggio totale dell’indice" ha detto l’autore durante una conferenza stampa a margine del congresso, aggiungendo che lo studio è importante perché è “il primo trial randomizzato e controllato ad aver dimostrato un beneficio di un intervento farmacologico ai fini della prevenzione della disfunzione erettile nel trattamento dei pazienti sottoposti alla radioterapia per un cancro alla prostata.


In letteratura, ci sono evidenze crescenti, fornite sia da studi su modelli animali sia da trial clinici controllati, che suggeriscono come un trattamento di profilassi con un inibitore della fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5), quale sildenafil, potrebbe migliorare la funzione vascolare nei pazienti con un tumore alla prostata trattati con diversi tipi di terapia. In particolare, ha specificato Zelefsky, le evidenze suggeriscono che una profilassi con un inibitore della PDE5 potrebbe prevenire l'impotenza, un effetto avverso comune della terapia contro questo tumore.


Per valutare il possibile effetto riabilitativo del farmaco sulla funzione sessuale, Zelefsky e gli altri autori (un team di ricercatori di tre ospedali top di New York: oltre al MSKC, il Beth Israel Medical Center e il Mt. Sinai Medical Center) hanno fatto uno studio clinico multicentrico che ha coinvolto quasi 300 pazienti con un carcinoma prostatico localizzato, in lista per fare la radioterapia a fasci esterni o la brachiterapia e con un punteggio di base dell’IIEF superiore a 17, indice di una buona funzione sessuale.


I partecipanti sono stati trattati in rapporto 2:1 con sildenafil 50 mg/die o placebo, a partire da 3 giorni prima dell'inizio della radioterapia e proseguendo per i 6 mesi successivi. Il trattamento col farmaco è stato poi continuato oppure no in base alle necessità.


I pazienti sono stati visitati ogni 3 mesi per un anno e poi rivisti ancora dopo 18 e 24 mesi. Ad ogni incontro, i pazienti hanno completato il questionario IIEF, l'International Prostate Symptom Scale (IPSS) e un questionario per la valutazione della qualità di vita. L'endpoint primario era il punteggio totale dell’IIEF e i punteggi dei singoli domini dell’indice.


Il team newyorchese ha randomizzato in totale di 295 pazienti, ma l'analisi presentata al congresso ASTRO ha riguardato i 142 pazienti che avevano completato tutti i questionari.


Zelefsky ha riferito che il punteggio totale dell’IIEF e i punteggio dei singoli domini sono risultati maggiori nel gruppo sildenafil rispetto al gruppo placebo a partire dai 6 mesi di follow-up fino ai 24.


L'analisi univariata ha mostrato che il trattamento con sildenafil ha migliorato significativamente tre parametri: il punteggio complessivo dell’IIEF (P = 0,045), quello relativo alla soddisfazione complessiva (P = 0,008) e quello relativo alla funzione erettile (P = 0,045).


Aggiustando i dati in base all'età e alle caratteristiche di base mediante l’analisi multivariata, i primi due punteggi sono rimasti significativamente superiori rispetto al placebo (P = 0,029), mentre quello della funzione erettile, così come degli altri domini dell’IIEF, ha mostrato una tendenza alla superiorità con sildenafil, ma la differenza con il placebo non è più risultata statisticamente significativa. Anche il punteggio complessivo dell’IPSS è risultato superiore con il farmaco, ma non in modo statisticamente significativo.


Thomas Pisansky, della Mayo Clinic di Rochester, discussant dello studio, ha fatto notare che la causa della disfunzione erettile indotta dalla radioterapia resta del tutto sconosciuta. Le evidenze suggeriscono una patogenesi che implica un danno vascolare responsabile a sua volta di una fibrosi cavernosa e, in ultima analisi, dell'incapacità di raggiungere l'erezione, ma non è escluso che possano essere coinvolte anche lesioni nervose e strutturali.


Inoltre, ha continuato l’esperto, la radioterapia non è l'unica colpevole della disfunzione erettile nella fase post-trattamento. Molti pazienti sono sottoposti anche alla terapia di deprivazione androgenica, che quasi certamente ha un effetto negativo sulla funzione erettile, al quale, però, contribuiscono anche l’ètà avanzata, le comorbilità e i disturbi delle basse vie urinarie.


Gli inibitori della PDE5 probabilmente aiutano a preservare la funzione erettile esercitando una protezione vascolare e migliorando l’ossigenazione dei corpi cavernosi che porta a ridurre la fibrosi, ma potrebbero essere coinvolti anche meccanismi neuroprotettivi e rigenerativi.


M.J. Zelefsky, et al. Results of a prospective randomized double-blind placebo-controlled trial evaluating the use of prophylactic sildenafil citrate during radiotherapy in the treatment of prostate cancer. ASTRO 2012; abstract 3
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