Ca prostatico, aggiunta di bicalutamide alla radioterapia di salvataggio migliora la sopravvivenza

Aggiungere 24 mesi di terapia antiandrogenica con bicalutamide alla radioterapia di salvataggio ha mostrato di aumentare la sopravvivenza globale (OS) e la sopravvivenza legata specificamente al cancro alla prostata rispetto al placebo negli uomini sottoposti a prostatectomia radicale. Questo il risultato di uno studio multicentrico di fase III del Radiation Therapy Oncology Group (RTOG), uscito da poco sul the New England Journal of Medicine.

Aggiungere 24 mesi di terapia antiandrogenica con bicalutamide alla radioterapia di salvataggio ha mostrato di aumentare la sopravvivenza globale (OS) e la sopravvivenza legata specificamente al cancro alla prostata rispetto al placebo negli uomini sottoposti a prostatectomia radicale. Questo il risultato di uno studio multicentrico di fase III del Radiation Therapy Oncology Group (RTOG), uscito da poco sul the New England Journal of Medicine.

William U. Shipley, del Massachusetts General Hospital di Boston, e gli altri autori spiegano nell’introduzione che studi precedenti hanno dimostrato come la radioterapia di salvataggio possa aiutare a prevenire le recidive dopo la prostatectomia radicale, ma il 50% dei pazienti sottoposti a questo trattamento finiscano per andare incontro, comunque, a una progressione della malattia.

"La combinazione della radioterapia e una terapia di deprivazione androgenica o una terapia antiandrogenica prolunga la sopravvivenza in alcuni uomini con prostata intatta" scrivono i ricercatori. Perciò, aggiungono, “questo trattamento combinato rappresenta un approccio razionale per prolungare la sopravvivenza libera da metastasi e la sopravvivenza globale negli uomini con una recidiva post-operatoria".

Per verificarne efficacia e sicurezza, Shipley hanno effettuato tra il 1998 e il 2003 uno studio randomizzato, controllato e in doppio cieco su 760 pazienti che erano stati sottoposti a prostatectomia con linfoadenectomia, non avevano coinvolgimento linfonodale e avevano un livello rilevabile di PSA compreso fra 0,2 e 4 ng/ml. I partecipanti sono stati assegnati in parti uguali a una terapia antiandrogenica giornaliera per 2 anni con bicalutamide o a un placebo, durante e dopo la radioterapia.

L'età media dei pazienti era di 65 anni e il livello mediano del PSA all'inizio dello studio era pari a 0,6 ng/ml. Il follow-up mediano è stato di 13 anni. Alla valutazione dei 12 anni, 21 pazienti nel gruppo trattato con bicalutamide erano morti a causa del cancro alla prostata contro 46 nel gruppo trattato con placebo. Il tasso attuariale di OS a 12 anni è risultato del 76,3% con bicalutamide e 71,3% con il placebo (HR 0,77; IC al 95% 0,59-0,99; P = .04).

Anche il tasso di mortalità legata specificamente al cancro alla prostata a 12 anni è risultato significativamente inferiore nel braccio trattato con l’antiandrogeno e pari al 5,8% contro 13,4% nel braccio di controllo (HR 0,49; IC al 95% 0,32-0,74; P < 0,001).

L’aggiunta di bicalutamide alla radioterapia di salvataggio ha anche ridotto in modo significativo l'incidenza cumulativa delle metastasi, che è risultata del 14,5% nel braccio trattato con l’antiandrogeno contro 23% nel braccio placebo (HR 0,63; IC al 95% 0,46-0,87; P = 0,005), così come l'incidenza della seconda recidiva biochimica.

Un livello di PSA al basale superiore a 1,5 ng/ml è risultato un fattore prognostico negativo significativo per l’OS, così come un punteggio di Gleason da 8 a 10 al momento dell’ingresso nello studio, un punteggio del Karnofsky performance status di 80 o 90 e un’età uguale o superiore ai 65 anni.

La frequenza degli eventi avversi tardivi è risultata simile nei due gruppi, anche se la ginecomastia è stata più comune in quello trattato con bicalutamide.

Nella discussione, gli autori osservano che, 20 anni dopo la progettazione del loro studio, altri farmaci GnRH-agonisti hanno sostituito bicalutamide come prima scelta per la terapia ormonale abbinata con la radioterapia, per cui i risultati del loro trial rappresentano solo una "prova di principio" ed è attualmente in corso un nuovo studio in cui si sta testando il concetto con la terapia di deprivazione androgenica attuale.

In un editoriale di accompagnamento, Ian M. Thompson, del Christus Santa Rosa Health System di San Antonio, osserva che, nonostante le linee guida raccomandino di fare la radioterapia di salvataggio quando il PSA diventa rilevabile, spesso viene ritardata o non effettuata. "Il beneficio derivante dalle conclusioni di questo studio si può ottenere solo se la radioterapia di salvataggio viene somministrata in modo appropriato" ribadisce l’esperto.

W.U. Shipley, et al. Radiation with or without Antiandrogen Therapy in Recurrent Prostate Cancer. New Engl J Med. 2017;376:417-28; doi:10.1056/NEJMoa1607529.
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