Oncologia-Ematologia

Ca prostatico avanzato ormono-resistente, ipilimumab in seconda linea non allunga la vita

Ipilimumab non ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza globale (OS) rispetto al placebo, dopo la radioterapia, nello studio 043 (CA-184-043), un trial di fase III, randomizzato, controllato e in doppio cieco, condotto su pazienti con un cancro alla prostata resistente alla castrazione chimica (CRPC) metastatico, già trattati in precedenza con docetaxel.


Lo ha annunciato Bristol- Myers Squibb con un comunicato stampa, come anticipazione dei risultati che saranno presentati il 28 settembre durante una sessione orale dello European Cancer Congress, in programma ad Amsterdam dal 27 settembre al 1ottobre.


Pur non avendo centrato, seppur di poco, l’endpoint primario, lo studio non viene considerato un flop dall’azienda, in quanto l’anticorpo ha mostrato di avere un’attività anti-tumorale in altri endpoint di efficacia, tra cui la sopravvivenza libera da progressione e fornisce spunti interessanti per i prossimi studi che lo vedranno protagonista.


Il trial ha coinvolto circa 800 pazienti con CRPC metastatico già trattati in precedenza con docetaxel, assegnati in modo casuale in rapporto 1:1 al trattamento con ipilimumab 10 mg/kg oppure placebo dopo la radioterapia.


Nella popolazione intent- to-treat , l’OS mediana è risultata di 11,2 mesi nel gruppo ipilimumab e 10 mesi in quello di controllo, trattato con placebo ( hazard ratio 0,85; IC al 0,72-1,00; P = 0,053). La differenza osservata tra i due gruppi , quindi, rappresenta solo una tendenza ed è di poco al di sotto della significatività statistica. 


La sopravvivenza a un anno è stata del 47% con l’anticorpo contro il 40% con il placebo, mentre quella a 2 anni è stata rispettivamente del 26% contro 15%.


Il dato di sopravvivenza libera da progressione mediana, invece, ha favorito ipilimumab rispetto al placebo (HR 0,70; IC al 95% 0,61-0,82), così come la risposta biochimica (calo del PSA al di sotto del 50% nei pazienti valutabili), che è stata rispettivamente del 13,1% contro 5,3%.


Inoltre, dato su cui BMS punta molto, le analisi sui sottogruppi specificati dal protocollo suggeriscono che  Yervoy potrebbe essere più attivo in pazienti con malattia meno avanzata.


Gli eventi avversi correlati al trattamento, tra cui quelli gastrointestinali, sono stati simili a quelli osservati nei trial su iplimumab come terapia del melanoma, e sono stati gestiti secondo i protocolli standard, che prevedono la somministrazione di steroidi per via sistemica, interruzione della terapia e/o ricorso ad altri immunosoprressori.


Nonostante il mancato raggiungimento dell’endpoint primario, BMS ha dichiarato la sua volontà di continuare lo sviluppo dell’anticorpo come trattamento per il carcinoma prostatico. "L’Immunoncologia è un settore in rapida evoluzione e i risultati di questo studio forniscono importanti indicazioni che potranno essere utilizzate negli studi già in corso e in quelli attuali su ipilimumab, così come negli altri studi su immunoterapie della nostra pipeline" ha detto Brian Daniels, senior vice president  diGlobal Development e Medical Affairs  di BMS. 


Dello stesso parere si è detto  WR Gerritsen, del Radboud University Nijmegen Medical Centre, di Nijmegen, in Olanda, il quale ha sottolineato, in particolare, come lo studio 043 suggerisca un’attività superiore dell’anticorpo nei pazienti con malattia meno avanzata.


Ed è già in corso un altro trial di fase III, lo studio 095, che sta valutando l’effetto del biologico sull’OS proprio in pazienti con CRPC meno avanzato, asintomatici (o con sintomi lievi) e senza metastasi polmonari o epatiche,  non sottoposti in precedenza alla chemio. La ricerca dovrebbe concludersi entro il 2015.


Ipilimumab è attualmente approvato in monoterapia al dosaggio di 3 mg/kg in più di 40 Paesi solo per il trattamento dei pazienti con melanoma non resecabile o metastatico, ma BMS, oltre che nel cancro alla prostata, lo sta sperimentando anche contro altri tumori, tra cui quelli al polmone, allo stomaco e alle ovaie.


Alessandra Terzaghi