I pazienti con tumore alla prostata metastatico resistente alla castrazione chimica (mCRPC) in trattamento con enzalutamide o placebo hanno mostrato una sopravvivenza inferiore se trattati con corticosteroidi, a prescindere dal trattamento di base. Lo evidenzia un’analisi post-hoc dello studio randomizzato di fase III AFFIRM, presentata a Orlando in occasione del Genitourinary Cancers Symposium (ASCO-GU).


L’analisi mostra, difatti, che nei pazienti trattati anche con corticosteroidi durante il trattamento con enzalutamide o placebo si è avuta una sopravvivenza globale (OS) mediana di 10,8 mesi contro 18,3 mesi nei pazienti non trattati con steroidi.


I dati hanno mostrato una riduzione della sopravvivenza associata all’uso dei corticosteroidi in entrambi i bracci di trattamento, anche se i pazienti del gruppo enzalutamide se la sono cavata molto meglio di quelli del gruppo di controllo, in linea con i risultati complessivi del trial.


Da notare che anche altri outcome chiave, come la sopravvivenza libera da progressione (PFS), sono risultati peggiori nei pazienti trattati anche con steroidi e che in questi pazienti sono stati più frequenti gli eventi avversi di grado 3/4.


"Gli outcome meno favorevoli dei pazienti trattati con corticosteroidi potrebbero essere dovuti a proprietà biologiche del tumore, come recettori degli androgeni ‘promiscui’ o a fattori di confondimento sconosciuti", ha detto il primo autore dello studio Howard I. Scher, del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York.


Nonostante l’impatto negativo degli steroidi sugli outcome clinici "enzalutamide è risultata costantemente superiore al placebo in termini di sopravvivenza globale, sopravvivenza libera da progressione radiografica (rPFS), il tempo di comparsa della progressione del PSA (TTPP), dopo aver tenuto conto dei fattori prognostici noti e di altri fattori" e a prescindere dall’uso o meno di steroidi in concomitanza, ha sottolineato Scher.


Lo studio AFFIRM ha coinvolto 1199 pazienti con mCRPC trattati (in rapporto 2:1) con enzalutamide 160 mg/die o placebo dopo la chemioterapia con docetaxel. I risultati principali hanno mostrato un miglioramento di quasi 5 mesi della sopravvivenza globale e una riduzione del 37%, statisticamente significativa, del rischio di decesso con enzalutamide rispetto al placebo (N Engl J Med 2012; 367: 1187-1197).


I partecipanti potevano scegliere se prendere o no gli steroidi. “L’assunzione di questi farmaci ha mostrato un’ampia variabilità” ha riferito Scher. “Circa il 30% li prendeva all’inizio dello studio e tutti li avevano presi durante il trattamento con docetaxel”. Durante lo studio, i pazienti che prendevano gli steroidi erano il 48% nel gruppo enzalutamide e il 45% nel gruppo placebo. Da notare che i fattori prognostici di base erano peggiori nel gruppo di pazienti che assumevano steroidi (valori più alti di PSA, maggiore coinvolgimento di più viscerale e maggiore impatto delle metastasi ossee), a suggerire che questi farmaci vengono usati in genere dai pazienti in condizioni peggiori.


Nei pazienti che assumevano gli steroidi in concomitanza con la terapia di base l’OS è stata inferiore rispetto a quella dei pazienti che non li assumevano. Nel primo gruppo, l’OS mediana è stata di 12,8 mesi nel braccio enzalutamide e 9,6 mesi nel braccio placebo (P < 0,001). Nel secondo gruppo, invece, l’OS mediana non è ancora stata raggiunta nei pazienti trattati col farmaco in studio ed è stata di 18,8 mesi nei controlli.


L’ rPFS mediana è risultata di rispettivamente di 5,6 e 2,9 mesi tra gli utilizzatori degli steroidi (P < 0,001) e 11,1 mesi contro 3 tra coloro che non li assumevano (P < 0,001). La TTPP mediana, invece, è stata rispettivamente di 5,6 mesi contro 3,1 tra gli utilizzatori degli steroidi (P < 0,001) e 8,6 mesi contro 2,9 tra coloro che non li assumevano (P < 0,001).


Gli steroidi, inoltre, sembrano avere un impatto negativo sulla sicurezza e tollerabilità della terapia. Infatti, i pazienti che li hanno assunti durante lo studio hanno mostrato una maggiore incidenza di effetti avversi di grado 3 e 4 rispetto a chi non li aveva utilizzati: 63,3% contro 34,4%. Gli eventi avversi più comuni sono stati anemia, affaticamento, compressione del midollo spinale e mal di schiena.


L’esperto invitato a discutere lo studio, William Oh, del Mount Sinai Medical Center di New York, ha suggerito che la spiegazione degli outcome più sfavorevoli nei pazienti trattati con steroidi possono essere ricondotta in gran parte alle condizioni peggiori di questi pazienti. "Un numero sorprendentemente elevato di partecipanti era in trattamento con steroidi, e questi pazienti stavano molto peggio rispetto a quelli che non li prendevano" ha sottolineato Oh.


HI Scher, et al. Impact of on-study cortisteroid use on efficacy and safety in the phase III AFFIRM study of enzalutamide (ENZA), an androgen receptor inhibitor. J Clin Oncol 31, 2013 (suppl 6; abstr 6).
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Alessandra Terzaghi