Oncologia-Ematologia

Ca prostatico metastatico, aggiunta di aflibercept a docetaxel non migliora gli outcome

L'aggiunta dell’inibitore del VEGF aflibercept a docetaxel e prednisone in prima linea non migliora la sopravvivenza né, in generale, gli altri outcome negli uomini che hanno un cancro alla prostata ormonoresistente già in fase metastatica. È questo il verdetto dello studio VENICE, un trial di fase III randomizzato e in doppio cieco presentato in occasione del Genitourinary Cancers Symposium (ASCO-GU) di Orlando.


La sopravvivenza globale mediana (endpoint primario dello studio) è stata , infatti, di 22,1 mesi nel gruppo trattato con aflibercept docetaxel e predinsone contro 21,2 mesi nel gruppo di controllo, trattato con docetaxel, predinsone e placebo (HR stratificato 0,94 ; IC al 95% 0,82-1,08; P = 0,382).


"Aflibercept ha mostrato qualche segno di attività biologica, aumentando le percentuali di risposta biochimica e quelle di risposta tumorale" ha riferito il primo autore dello studio Ian Tannock, dell’Università di Toronto e del Princess Margaret Hospital. Tuttavia, il trattamento con l’anti-VEGF ha aumentato la tossicità del trattamento, che spesso è stato interrotto in anticipo per questo motivo.


Lo studio ha coinvolto 1.209 uomini con cancro alla prostata in fase avanzata resistente alla castrazione chimica, con un età media di 68 anni, un ECOG performance status iniziale pari a 0 o 1 nel 96% dei casi, un’adeguata funzione d’organo e naïve alla terapia citotossica. I partecipanti sono stati trattati in rapporto 1:1 con aflibercept 6 mg/kg o placebo endovena ogni 3 settimane, in entrambi i casi in aggiunta a docetaxel 75 mg/m2 (ev ogni 3 settimane) e prednisone 5 mg bid.


Oltre a non aver prolungato la sopravvivenza globale, l’aggiunta di aflibercept si è dimostrata generalmente deludente anche sugli endpoint secondari.


La sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana, per esempio, ha mostrato una differenza esigua, e non significativa, tra i due gruppi di trattamento: 6,9 mesi nel gruppo aflibercept contro 6,2 mesi nel gruppo di controllo (HR stratificato 0,94; IC al 95% 0,84-1,06; P = 0,31).


Il tempo mediano di comparsa degli eventi scheletri è stato rispettivamente di 15,3 mesi e 15 mesi (HR stratificato 0,94; IC al 95% 0,83-1,06; P = 0,31)


La percentuale di risposta biochimica è stata del 68,6% nel gruppo aflibercept contro 63,5% nel gruppo placebo (HR stratificato 0,075), mentre quella di risposta tumorale rispettivamente del 38,4% contro 28,1%.


Al di là del mancato miglioramento degli outcome, l’aggiunta di aflibercept ha peggiorato la tollerabilità della terapia. Infatti, la frequenza degli eventi avversi di grado 3-4 è stata del 76,9% nel gruppo trattato con l’anti-VEGF contro 48,5% nel gruppo di controllo, mentre quella degli eventi avversi che hanno portato a un’interruzione del trattamento è stata rispettivamente del 43,9% contro 20,9%.


Facendo riferimento anche all’esito negativo di un altro studio di fase III andato male presentato al congresso - lo studio READY, in cui l’aggiunta di dasatinib a docetaxel non ha offerto nessun beneficio sulla sopravvivenza – Tannock ha invitato a un approccio più cauto per i prossimi studi sulle terapie add-on per il cancro alla prostata metastatico ormonoresistente. 


“I prossimi trial di fase III che confronteranno docetaxel e prednisone da soli o in combinazione con un agente mirato si dovranno fare solo in presenza di evidenze di un sostanziale aumento di attività fornite dagli studi preliminari" ha affermato l’autore.


Ian Tannock, et al. Aflibercept versus Placebo in Combination With Docetaxel/Prednisone for First-Line Treatment of Men With Metastatic Castration-Resistant Prostate Cancer: Results From the Multinational Phase III Trial (VENICE). J Clin Oncol 31, 2013 (suppl 6; abstr 13)
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Alessandra Terzaghi