Enzalutamide ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione (PFS) di circa 10 mesi rispetto a bicalutamide, quasi triplicandola, in pazienti con un carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione (mCRPC). È questo il risultato principale dello studio multicentrico di fase II TERRAIN, annunciato da Medivation e Astellas, le due aziende che stanno sviluppando il farmaco in collaborazione.

Neal Shore, uno degli autori principali dello studio e direttore medico del Carolina Urologic Research Center, ha detto in un’intervista che c’è molta attesa per i dati di confronto testa a testa tra enzalutamide e bicalutamide, che potranno aiutare i medici a scegliere come trattare i pazienti affetti da un carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione dopo il fallimento della terapia con analoghi dell’LHRH o della castrazione chirurgica.

Lo studio ha coinvolto 375 pazienti con carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione in progressione dopo il trattamento con un analogo dell’LHRH o dopo la castrazione chirurgica. I criteri di inclusione erano rappresentati dalla presenza di metastasi (almeno due lesioni ossee o una malattia dei tessuti molli), dalla malattia in progressione (almeno tre crescenti livelli di PSA o una nuova malattia a livello dei tessuti molli), una terapia in corso con un analogo del GnRH o un intervento di castrazione chirurgica, un performance status ECOG pari a 0 o 1 e un’aspettativa di vita di almeno un anno.

Non potevano, invece, partecipare allo studio coloro che avevano fatto in precedenza la chemioterapia o avevano fatto oppure stavano facendo una terapia con un antiandrogeno (tranne se somministrato per meno di 12 settimane e interrotto non oltre 6 mesi prima dell’inizio dello studio).

I partecipanti sono stati assegnati al trattamento con enzalutamide 160 mg o bicalutamide 50 mg una volta al giorno. Questo trattamenti, ha fatto notare Shore, rappresentano generalmente una terapia di seconda linea per questi pazienti e sono stati somministrati prima della chemioterapia.

L'endpoint primario del trial era la PFS, definita come il tempo intercorso tra la randomizzazione e il riscontro di una progressione radiografica, il verificarsi di un evento correlato all'apparato scheletrico, l'inizio di una nuova terapia antineoplastica o il decesso, a seconda di quale di questi eventi si verificava prima. Gli endpoint secondari erano invece rappresentati dalla risposta biochimica e dal momento di comparsa della progressione biochimica.

La PFS mediana è stata di 15,7 mesi nel braccio enzalutamide contro 5,8 nel braccio bicalutamide (HR 0,44; 95% CI, 0,34-0,57; P < 0,0001), mentre il tempo mediano in trattamento è stato rispettivamente di 11,7 mesi contro 5,8.

Gli autori hanno rilevato poche differenze tra i due bracci in termini di eventi avversi. Complessivamente, l’incidenza degli eventi avversi gravi è stata del 31,1% nei pazienti trattati con enzalutamide contro 23,3% in quelli trattati con bicalutamide.

L’incidenza degli eventi avversi cardiaci di grado 3 è stata rispettivamente del 5,5% e del 2,1% e nel braccio enzalutamide si è registrata un’incidenza maggiore di diarrea, affaticamento, vampate di calore, ipertensione, dolore alle estremità e perdita di peso.

I risultati completi dello studio TERRAIN, compresi quelli di sicurezza e quelli relativi agli endpoint secondari, sono attualmente in fase di analisi, ha detto Shore, e saranno presentati in uno dei prossimi congressi di settore.

Durante lo studio, ha riferito l’autore, sono stati registrati tre episodi convulsivi, di cui due nel braccio enzalutamide e uno nel braccio bicalutamide. L’incidenza di tali eventi avversi in questo studio, ha aggiunto, è risultata simile a quella osservata nello studio PREVAIL, in cui si è confrontata enzalutamide con un placebo in pazienti con carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione naïve alla chemioterapia.

Nel comunicato aziendale, Tyler Marciniak, direttore della comunicazione per l’area oncologica e per l’advocacy di Astellas ha detto che al momento non è in programma un trial di fase III, dopo il completamento dello studio TERRAIN.

Questo studio, ha ricordato Marciniak, è un trial di fase II con un endpoint composito e l'impatto dei suoi risultati sulla strategia regolatoria dell’azienda, ammesso che ci sia, andrà discusso solo dopo la revisione dei dati completi.

A.M. Vannucchi, et al. Ruxolitinib versus Standard Therapy for the Treatment of Polycythemia Vera. N Engl J Med 2015;372:426-35; doi: 10.1056/NEJMoa1409002.
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