Ca prostatico ormonoresistente, bene in fase II il cerotto agli estrogeni

Oncologia-Ematologia
In un gruppo di uomini con un cancro alla prostata resistente alla castrazione chimica, l’impiego di cerotti rilascianti estrogeni al posto degli analoghi dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (LHRHa) ha avuto effetti di deplezione del testosterone simili a quelli degli LHRHa, migliorando gli effetti collaterali metabolici, nello studio PATCH, pubblicato di recente online su Lancet Oncology.


PATCH (Prostate Adenocarcinoma: Transcutaneous Hormones Versus Luteinizing Hormone-Releasing Hormone Agonists) è un trial multicentrico di fase II, randomizzato e in aperto, che ha cercato di confrontare efficacia e sicurezza degli estrogeni per via transdermica con la terapia tradizionale con LHRHa negli uomini con un tumore alla prostata ormono-resistente.


La terapia con LHRHa, mirata a impedire la produzione di testosterone, è un opzione terapeutica importante per questo tumore, perché il testosterone favorisce la crescita tumorale, ma è gravata da diversi effetti avversi a lungo termine, tra cui una perdita di densità ossea che può condurre all’osteoporosi. Ma non solo. I pazienti trattati con LHRHa possono anche manifestare effetti collaterali metabolici come un aumento della glicemia a digiuno e del colesterolo LDL.


L’impiego di estrogeni per via parenterale, spiegano gli autori nell’introduzione, è una terapia anti-testosterone che premetterebbe di evitare le complicanze a lungo termine associate agli LHRHa e quelle tromboemboliche associate agli estrogeni assunti per via orale, senza contrare la sua semplicità di assunzione e il minor costo rispetto agli LHRHa.


I risultati dello studio PATCH forniscono un primo confronto diretto tra gli estrogeni transdermici e la terapia con LHRHa. Gli autori, guidati da Ruth Langley, della MRC Clinical Trials Unit di Londra, hanno selezionato in totale 254 pazienti e ne hanno trattati 85 con LHRHa e 168 con due diverse posologie di estrogeni (32 con due cerotti e 136 con quattro cerotti, cambiati due volte a settimana).


Gli estrogeno transdermici hanno ottenuto risultati simili alla terapia con LHRHa nel ridurre il testosterone a livelli desiderati dopo 3 mesi (92% vs 93%). Inoltre, nel gruppo trattato con gli estrogeni si sono osservati meno effetti collaterali di tipo metabolico. Nel gruppo LHRHa si è osservato un aumento del 5,5% della glicemia a digiuno e del 4,1% del colesterolo LDL mentre nel gruppo trattato con estrogeni gli stessi parametri sono calati rispettivamente del 2,4% e 3,3% rispetto al basale. Questi dati suggeriscono che la sostituzione degli LHRHa con estrogeni potrebbe ridurre gli effetti collaterali metabolici associati alla terapia anti-testosterone.


Si è osservata, invece, una tendenza verso un aumento degli effetti cardiovascolari con la terapia estrogenica, che tuttavia non ha raggiunto la significatività statistica. Dopo un follow-up mediano di 19 mesi, l’incidenza di tali eventi è stata del 7,1% nel gruppo LHRHa e 10,1% in quello trattato con gli estrogeni transdermici, ma la metà di questi eventi si è verificata dopo un crossover agli LHRHa.


Altri effetti risultati più frequenti nella coorte trattata con estrogeni sono stati lievi effetti collaterali sessuali come la ginecomastia e la disfunzione erettile. Come sottolineato dagli autori, tuttavia, questi effetti potrebbero essere correlati all’età avanzata dei pazienti (che avevano in media tra i 73 e i 75 anni) quindi sono stati considerati una conseguenza minore.


Gli autori concludono, quindi, che gli estrogeni per via transdermica potrebbero essere una potenziale alternativa all’attuale terapia standard con LHRHa nei pazienti con un tumore alla prostata resistente alla castrazione chimica, se i loro risultati saranno confermati su numeri più ampi. 


Sulla base dei risultati ottenuti, la Langley e i suoi colleghi hanno ampliato l’arruolamento, in modo da poter valutare l’efficacia e la sicurezza a lungo termine degli estrogeni transdermici, con particolare riguardo alla sopravvivenza libera da progressione.


Una questione particolarmente importante che lo studio non ha affrontato per via della sua brevità, e che andrà invece chiarita, è se gli estrogeni permettano di evitare la perdita di densità ossea provocata dalla terapia con LHRHa.


R.E. Langley, et al. Cardiovascular outcomes in patients with locally advanced and metastatic prostate cancer treated with luteinising-hormone-releasing-hormone agonists or transdermal oestrogen: the randomised, phase 2 MRC PATCH trial (PR09). The Lancet Oncology 2013; doi:10.1016/S1470-2045(13)70025-1
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Alessandra Terzaghi