Un trattamento quotidiano con desametasone può essere più efficace di quello con prednisolone contro il cancro alla prostata resistente alla castrazione, quanto meno in termini di risposta biochimica. Il dato arriva da un nuovo studio monocentrico di fase II pubblicato di recente sulla rivista European Urology.

Secondo gli autori, guidati da Ramachandran Venkitaraman, dell’Ipswich Hospital NHS e dello University Campus di Suffolk , si tratta del primo studio randomizzato completato di confronto tra corticosteroidi diversi nel cancro alla prostata resistente alla castrazione.

Nell'analisi intent-to-treat, si è osservata una risposta biochimica (cioè una diminuzione dei valori di PSA) in 16 pazienti su 39 del braccio trattato con desametasone contro appena 8 su 36 del braccio trattato con prednisolone (41% contro 22%; P = 0,08).

Analizzando i pazienti per i quali erano disponibili almeno due misurazioni del PSA durante il trattamento, distanziate di almeno una settimana, la differenza tra i due gruppi è risultata ancora maggiore, anche se in modo lieve (47% nel gruppo trattato con desametasone contro 24% con prednisolone; P = 0,05).

Inoltre sette pazienti dei 19 (il 36%) che sono passati a desametasone dopo aver mostrato un aumento del PSA mentre assumevano prednisolone, una volta cambiato farmaco hanno ottenuto una risposta biochimica.

"Aggiunti ai dati precedenti su prednisolone e desametasone nel cancro alla prostata resistente alla castrazione, il nostri risultati portano a mettere in discussione la pratica clinica attuale" scrivono i ricercatori. "In assenza di studi più conclusivi, desametasone dovrebbe essere preferito a prednisolone" concludono.

Venkitaraman e i colleghi suggeriscono, inoltre, che "siccome abiraterone, docetaxel e cabazitaxel sono tutti approvati per il trattamento del CRPC in combinazione con prednisolone, si dovrebbero fare studi in cui si valuti l'uso di desametasone in combinazione con questi agenti".

Infatti, ha commentato Chris Marsden, del Royal Marsden Hospital di Sutton, non coinvolto nello studio, sebbene sia possibile che desametasone sia più efficace di prednisolone quando combinato con altri farmaci antitumorali, i dati attualmente disponibili non sono sufficienti per poter consigliare quest’opzione.

In questo trial, gli autori hanno studiato 75 pazienti con un carcinoma prostatico resistente alla castrazione chimica e naive alla chemioterapia (con un’età media di 67 anni), di cui 39 trattati con desametasone orale 0,5 mg/die e 36 con prednisolone 5 mg due volte al giorno. Inizialmente, lo studio prevedeva un terzo braccio in cui i pazienti erano trattati con desametasone intermittente, ma l’arruolamento di questo braccio è stato sospeso dopo che, dei primi sette pazienti trattati, nessuno ha raggiunto una risposta biochimica.

Il tempo mediano di comparsa della progressione biochimica è stato di 9,7 mesi nel braccio desametasone contro 5,1 mesi nel braccio prednisolone.

Inoltre, dei 36 pazienti del braccio trattato con prednisolone, 23 sono passati a desametasone dopo aver scoperto di essere in progressione biochimica.

Le tossicità clinicamente significative sono state rare in entrambi i bracci di trattamento e non si sono osservate differenze significative tra i due bracci di trattamento in termini di sicurezza e tollerabilità.

Oltre alle dimensioni relativamente piccole, lo studio, riconoscono gli autori, presenta diverse limitazioni. Tra queste, l'incapacità di fornire indicazioni sul perché desametasone potrebbe essere più attivo contro il cancro alla prostata resistente alla castrazione rispetto a prednisolone e l’assenza di crossover a prednisolone nei pazienti che mostravano progressione biochimica durante il trattamento con desametasone.

Alessandra Terzaghi

R. Venkitaraman, et al. A Randomised Phase 2 Trial of Dexamethasone Versus Prednisolone in Castration-resistant Prostate Cancer. European Urology 2014; 10.1016/j.eururo.2014.10.004.
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