Aggiungere docetaxel alla terapia di deprivazione androgenica non migliora in modo significativo la  sopravvivenza negli uomini che hanno un cancro alla prostata metastatico ormono-sensibile. Lo dimostra un'analisi aggiornata di uno studio randomizzato francese, lo studio GETUG-AFU 15, presentata a Orlando durante i lavori del Genitourinary Cancers Symposium.

Dopo un follow-up di quasi 7 anni, i pazienti trattati con docetaxel in aggiunta alla deprivazione androgenica hanno mostrato una sopravvivenza globale (OS) mediana di 60,9 mesi contro 46,5 mesi negli uomini trattati con la sola deprivazione androgenica e la differenza tra i due gruppi non è risultata significativa.

"Non abbiamo osservato alcuna differenza significativa nella sopravvivenza globale tra i due bracci sia nell’intero campione sia, in un'analisi retrospettiva, nel sottogruppo di pazienti con malattia ad alto volume” ha detto Gwenaelle Gravis, dell’Institut Paoli-Calmettes di Marsiglia, in Francia. L’oncologa ha però sottolineato che quest’ultimo sottogruppo era statisticamente poco potente.

I risultati, peraltro, contrastano con quelli dello studio E3805, un trial più ampio finanziato dal National Cancer Institute, presentato lo scorso anno all’ultimo congresso dell’American Society of Clinical Oncology. Questo studio randomizzato, infatti, ha mostrato una differenza di OS pari a 13,6 mesi, clinicamente e statisticamente significativa, a favore dei pazienti trattati con docetaxel in aggiunta alla deprivazione androgenica.

A questo trial hanno partecipato solo uomini con malattia ad alto volume, il che potrebbe spiegare la disparità con lo studio francese. Tuttavia, la Gravis ha sottolineato che nel loro lavoro l’analisi sul sottogruppo di uomini con malattia ad alto volume ha mostrato risultati simili con o senza docetaxel.

I risultati presentati al simposio di Orlando rappresentano un aggiornamento dello studio GETUG-AFU 15, un trial randomizzato di fase III, al quale hanno preso parte 385 uomini con un tumore alla prostata metastatico ormono-sensibile, naïve alla terapia ormonale. I pazienti, arruolati in 29 centri francesi e uno belga, sono stati sottoposti a una deprivazione androgenica chirurgica (orchiectomia) o chimica, da sola o in combinazione con docetaxel 75 mg/m2 ogni 3 settimane, per un massimo di 9 cicli di trattamento. L'endpoint primario era l’OS.

I risultati principali dello studio, pubblicati nel 2013 su The Lancet Oncology, hanno mostrato, dopo un follow-up di 50 mesi, un’OS mediana di 58,9 mesi nel braccio trattato con docetaxel e 54,2 mesi nel braccio sottoposto alla sola deprivazione androgenica. La Gravis e i colleghi avevano quindi concluso che docetaxel non dovrebbe far parte della terapia di prima linea dei pazienti con un carcinoma prostatico metastatico ormono-sensibile.

Dopo la presentazione dei risultati dello studio E3805, gli autori del trial francese hanno quindi deciso di eseguire un'altra analisi della sopravvivenza per verificare se, con un follow-up più lungo, l’aggiunta della chemioterapia alla deprivazione androgenica potesse mostrare un beneficio di sopravvivenza.

Tuttavia, la differenza di OS di 14 mesi tra i due gruppi di trattamento evidenziata in quest’ultima analisi aggiornata non ha raggiunto di nuovo la significatività statistica (P = 0,44). Invece, l’aggiunta di docetaxel ha mostrato di migliorare in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) biologica (22,9 mesi contro 12,9 mesi nel gruppo trattato con la sola ADT; P = 0,0021).

L'analisi degli uomini con malattia ad alto volume ha riguardato 183 partecipanti. Per definire il tumore ad alto volume, la Gravis e colleghi hanno utilizzato la definizione adottata nello studio sponsorizzato dalla NCI, che prevedeva la presenza di metastasi ai polmoni o al fegato e/o quattro o più metastasi ossee, almeno una delle quali al di là del bacino e della colonna vertebrale.

In questo sottogruppo, l’OS mediana è risultata di 35,1 mesi con la sola deprivazione androgenica e 39 mesi con la deprivazione androgenica più docetaxel, una differenza non significativa (P = 0,35), mentre, di nuovo, la. PFS biologica è risultata significativamente superiore nel gruppo trattato anche con docetaxel (15,2 mesi contro 9,2 mesi; P = 0,0039).

Nel sottogruppo con malattia a basso volume, l’OS mediana è risultata di 83,1 mesi nel gruppo trattato con docetaxel, ma non è ancora stata raggiunta nel gruppo sottoposto alla sola deprivazione androgenica, mentre la PFS biologica è risultata ancora superiore nel gruppo trattato anche con docetaxel, ma questa volta non in modo significativo(40,9 mesi contro 22 mesi; P = 0,0533).

Attualmente è in corso un altro studio randomizzato in cui si sta confrontando la sola deprivazione androgenica con la deprivazione androgenica abbinata alla chemioterapia. La Gravis ha sottolineato che i risultati di questo trial e un'analisi aggregata di tutti e tre i lavori potrebbero aiutare a risolvere l'incertezza creata dalla differenza di risultati mostrati dallo studio europeo e da quello americano, nonché permettere ai medici di personalizzare la terapia, in modo da garantire a ogni paziente il trattamento più appropriato.

In assenza di una spiegazione definitiva per il diverso esito dei due trial, l’oncologa ha ipotizzato che gli uomini con malattia ad alto volume dello studio E3805 possano aver iniziato docetaxel prima rispetto a quelli dello studio europeo.

G. Gravis, et al. Androgen deprivation therapy (ADT) plus docetaxel (D) versus ADT alone for hormone-naïve metastatic prostate cancer (PCa): Long-term analysis of the GETUG-AFU 15 phase III trial. Genitourinary Cancers Symposium 2015; abstract 140.
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