Ca prostatico resistente alla castrazione, abituzumab bene sulle lesioni ossee ma non sulla sopravvivenza libera da progressione

L'anticorpo monoclonale abituzumab non ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto al placebo in uno studio di fase II su pazienti affetti da cancro alla prostata metastatico resistente alla castrazione. Tuttavia, nello stesso studio, chiamato PERSEUS e da poco pubblicato su Clinical Cancer Research, il trattamento con il nuovo agente si Ŕ associato a una minore incidenza di progressione delle lesioni ossee, dato che secondo gli autori merita di essere ulteriormente approfondito.

L’anticorpo monoclonale abituzumab non ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto al placebo in uno studio di fase II su pazienti affetti da cancro alla prostata metastatico resistente alla castrazione. Tuttavia, nello stesso studio, chiamato PERSEUS e da poco pubblicato su Clinical Cancer Research, il trattamento con il nuovo agente si è associato a una minore incidenza di progressione delle lesioni ossee, dato che secondo gli autori merita di essere ulteriormente approfondito.

Studi precedenti hanno suggerito che le integrine hanno un ruolo chiave nella progressione del cancro alla prostata metastatico e delle metastasi ossee ad esso associate, spiegano i ricercatori, guidati da Maha Hussain, della University of Michigan di Ann Arbor.

Abituzumab è un inibitore dell’integrina alfaV espressa sulle cellule tumorali prostatiche, sui vasi tumorali e sugli osteoclasti coinvolti nelle metastasi ossee. Uno studio precedente di fase I ha dimostrato che questo nuovo anticorpo è attivo nei pazienti con un tumore alla prostata resistente alla castrazione e metastasi ossee.

Nello studio PERSEUS, un trial randomizzato e in doppio cieco, gli autori lo hanno testato su 180 pazienti naive alla chemioterapia con un cancro alla prostata metastatico resistente alla castrazione asintomatico o lievemente asintomatico, che avevano mostrato segni di progressione radiologica delle metastasi ossee nei 28 giorni precedenti la randomizzazione.

I partecipanti sono stati suddivisi in tre bracci e trattati in rapporto 1:1:1 con abituzumab 750 mg, abituzumab 1500 mg oppure un placebo ogni 3 settimane, in aggiunta alla terapia standard.

Il trattamento con il farmaco sperimentale non ha migliorato la PFS, che era l’endpoint primario dello studio. La PFS mediana è risultata, infatti, di 3,4 mesi nel gruppo trattato con 750 mg contro 3,3 mesi nel gruppo placebo (HR 0,89; IC al 95% 0,57-1,39). Con la dose più alta di abituzumab si è ottenuta una PFS mediana maggiore, 4,3 mesi, ma comunque non significativamente diversa rispetto al placebo (HR 0,81; IC al 95% 0,52-1,26).

I decessi al momento del cutoff dei dati erano meno del 25%, per cui i dati di sopravvivenza globale non ancora disponibili.

Tuttavia, i dati evidenziano che il trattamento con l’anticorpo ha avuto un effetto positivo sulla progressione delle lesioni ossee. Infatti, l'incidenza cumulativa di progressione delle lesioni ossee a 6 mesi è stata del 23,6% con abituzumab contro 41,1% con il placebo e quella a 12 mesi rispettivamente del 26,1% e 45,4%.

Sul fronte della sicurezza, circa l’85-90% dei pazienti ha manifestato almeno un evento avverso durante il trattamento nei diversi bracci, ma l’incidenza di quelli gravi e di quelli gravi e con esito fatale è stata simile nei tre bracci.

Gli eventi avversi di grado 3 o superiore sono stati più comuni nel gruppo trattato con abituzumab 1500 mg: 43,3% contro 29,3% nel gruppo 750 mg e 25% nel gruppo placebo. Quelli gravi, tuttavia, hanno avuto un’incidenza rispettivamente del 23,3%, 22,4% e 26,7%.

Gli eventi avversi che hanno portato alla sospensione del trattamento si sono verificati nel 13,3% dei pazienti del gruppo abituzumab 1500 mg, 19% di quelli del gruppo 750 mg e 8,3% di quelli trattati con il placebo.

Gli autori concludono che il farmaco sperimentale non ha mostrato il livello atteso di attività in questi pazienti. "Tuttavia, i dati suggeriscono che abituzumab ha effetti specifici contro le lesioni ossee associate al cancro alla prostata, e c’è un razionale biologico per questi effetti" scrivono la Hussain e i colleghi.

"Dal momento che la gestione delle lesioni ossee nei pazienti con un cancro alla prostata rappresenta una sfida terapeutica specifica e un bisogno ancora non soddisfatto, le nostre osservazioni meritano ulteriori indagini” concludono i ricercatori.

M. Hussain, et al. Differential Effect on Bone Lesions of Targeting Integrins: Randomized Phase II Trial of Abituzumab in Patients with Metastatic Castration-resistant Prostate Cancer. Clin Cancer Res. 2016; doi: 10.1158/1078-0432.CCR-15-2512.
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