Ca renale, beneficio di nivolumab può persistere anche in caso di stop per tossicità immunocorrelate

I pazienti con un carcinoma a cellule renali metastatico che hanno interrotto l'immunoterapia con l'inibitore del checkpoint immunitario PD-1 nivolumab a causa di eventi avversi immuno-correlati possono continuare a trarrne beneficio anche dopo la sospensione della terapia.

I pazienti con un carcinoma a cellule renali metastatico che hanno interrotto l’immunoterapia con l’inibitore del checkpoint immunitario PD-1 nivolumab a causa di eventi avversi immuno-correlati possono continuare a trarrne beneficio anche dopo la sospensione della terapia. Lo evidenzia un piccolo studio presentato a Miami in occasione dell’ultimo International Kidney Cancer Symposium (IKCS). Un risultato importante alla luce dell’attuale scarsità di informazioni sugli effetti a lungo termine dell’immunoterapia con inibitori dei checkpoint immunitari e dei costi proibitivi di una terapia continuativa con questi agenti.

"Nivolumab ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza globale e i tassi di risposta complessiva nei pazienti con carcinoma a cellule renali refrattario agli inibitori del VEGF" ha ricordato Dylan Martini, del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, presentando i dati. L'attuale standard, ha aggiunto l’oncologo, prevede di somministrare nivolumab in modo continuativo fino alla progressione della malattia o fino alla comparsa di una tossicità intollerabile. Tuttavia, in un ampio studio l'8% dei pazienti ha interrotto l’assunzione dell’anti-PD1 a causa di eventi avversi immuno-correlati. Ma per quanto tempo questi pazienti possono rimanere senza terapia? A questa domanda ha cercato di rispondere il lavoro presentato da Martini all’IKCS.

Lo studio ha riguardato 9 pazienti appartenenti a tutte le categorie di rischio IMDC identificati nel database dei pazienti del Dana-Farber, di cui sette aventi un’istologia a cellule chiare.

Sette pazienti hanno raggiunto una risposta parziale come migliore risposta alla terapia, uno ha avuto una risposta completa e un altro ha mostrato una stabilizzazione della malattia; il tempo mediano di sospensione della terapia con nivolumab è risultato di 6 mesi.

Cinque pazienti hanno dimostrato di essere "responder duraturi", nel senso che sono rimasti in remissione dopo l'interruzione della terapia con nivolumab a causa di un evento avverso immuno-correlato. In questi pazienti, la terapia la durata della sospensione della terapia variava da 6 fino a 44 mesi. Due responder duraturi erano stati trattati con nivolumab rispettivamente per soli 4 mesi e 5 mesi e dopo la sospensione sono riusciti a mantenere la risposta rispettivamente per 19 e 10 mesi.

Due pazienti sono stati ritenuti " progressori eventuali"; si trattava, cioè, di pazienti i cui tumori non hanno mostrato segni di progressione per un certo intervallo dopo la sospensione di nivolumab e poi hanno ripreso a crescere. Il tempo libero da terapia in questi pazienti è stato rispettivamente di 6 e 5 mesi. I due pazienti rimanenti sono stati classificati come "progressori immediati" perché hanno mostrato segni di progressione entro 2 mesi dalla sospensione della terapia con nivolumab.

Martini ha sottolineato nella discussione come siano ora necessari studi più ampi per capire meglio la persistenza del beneficio clinico nei pazienti con carcinoma a cellule renali che sospendono un agente immunoterapico a causa di eventi avversi immuno-correlati.

In un’altra presentazione all’IKCS. Neeraj Agarwal, dell’Huntsman Cancer Institute di Salt Lake City, nello Utah, ha detto che negli studi clinici si ha spesso un segnalazione non ottimale degli eventi avversi, e degli eventi avversi mmuno-correlati in particolare. L’oncologo ha anche sottolineato come, sebbene gli inibitori di PD-1 come nivolumab o di PD-L1 possano avere eventi avversi immuno-correlati abbastanza rari, l’entità degli eventi avversi nel mondo reale dovrebbe essere molto più elevata..