Ca renale, cabozantinib ritarda la progressione anche in pazienti naīve

Oncologia-Ematologia

L'inibitore delle tirosin chinasi cabozantinib ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a sunitinib nei pazienti con carcinoma avanzato a cellule renali naive al trattamento nello studio di fase II CABOSUN. Lo rende noto l'azienda che sta sviluppando il farmaco, Exelixis, con un comunicato.

L’inibitore delle tirosin chinasi cabozantinib ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a sunitinib nei pazienti con carcinoma avanzato a cellule renali naive al trattamento nello studio di fase II CABOSUN. Lo rende noto l’azienda che sta sviluppando il farmaco, Exelixis, con un comunicato.

Nel trial, il profilo di sicurezza di cabozantinib è risultato simile a quello già emerso negli studi su pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato. Exelixis ha fatto sapere che presenterà i risultati completi del trial in uno dei prossimi congressi del settore e avvierà una discussione con le autorità regolatorie in merito a una potenziale indicazione di cabozantinib come terapia di prima linea per i pazienti con carcinoma renale.

"L'esito positivo dello studio CABOSUN è estremamente incoraggiante, in quanto è la prima volta che una terapia ha mostrato di offrire un beneficio in termini di sopravvivenza libera da progressione rispetto al trattamento standard di prima linea sunitinib nei pazienti con carcinoma renale avanzato, non trattati in precedenza" afferma Toni K . Choueiri, direttore del Lank Center for Genitourinary Oncology presso il Dana-Farber Cancer Institute di Boston e autore principale dello studio CABOSUN. "Sulla base di questi risultati, cabozantinib potrebbe avere le potenzialità per diventare un nuovo standard di riferimento per i pazienti precedentemente non trattati ai quali è stato diagnosticato un carcinoma renale avanzato" ha aggiunto l’oncologo.

Lo studio CABOSUN è un trial randomizzato, in aperto, al quale hanno preso parte 157 pazienti con carcinoma renale a medio o basso rischio arruolati tra il 9 luglio 2013 e il 6 aprile 2015. I partecipanti avevano un carcinoma renale a cellule chiare localmente avanzato o metastatico, con un performance status ECOG da 0 a 2, e non erano mai stati trattati prima con nessuna terapia sistemica.

I pazienti sono stati trattati in rapporto 1: 1 con cabozantinib 60 mg una volta al giorno o sunitinib 50 mg una volta al giorno (con 4 settimane di terapia seguite da 2 settimane di riposo) e sono stati stratificati in base al rischio di progressione e alla presenza o meno di metastasi ossee. L'endpoint primario era la PFS, mentre fra gli endpoint secondari figuravano la sopravvivenza globale (OS) e la percentuale di risposta obiettiva (ORR). Il trial è condotto da Alliance for Clinical Trials in Oncology in collaborazione con Exelixis e il Cancer Therapy Evaluation Program dell’NCI (NCI-CTEP).

"Tutti noi di Alliance for Clinical Trials in Oncology siamo molto soddisfatti di esser riusciti a dimostrare le potenzialità di cabozantinib in prima linea nell’offrire un beneficio ai pazienti con carcinoma a cellule renali nello studio CABOSUN. Questo studio fornisce un esempio di come gli studi sponsorizzati dall’NCI possono essere efficienti, arruolare rapidamente i pazienti e fornire risultati altamente rilevanti per il settore" afferma nella nota Michael J. Morris, oncologo medico del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York e presidente dell’Alliance Genitourinary Committee.

Cabozantinib è stato approvato dalla Food and Drug Administration circa un mese fa come trattamento per i pazienti con carcinoma renale avanzato, già trattati in precedenza con un farmaco antiangiogenico.

L'approvazione si basa sui risultati dello studio di fase III METEOR, un trial su 658 pazienti nel quale cabozantinib ha mostrato di ridurre del 42% il rischio di progressione o morte rispetto a everolimus in pazienti con carcinoma renale avanzato. Dopo un minimo di 11 mesi di follow-up, la PFS mediana è risultata di 7,4 mesi nel gruppo trattato con cabozantinib contro 3,8 mesi in quello trattato con il farmaco di confronto (HR, 0,58; IC al 95% 0,45-0,75; P < 0,001).

Nella popolazione intent-to-treat cabozantinib ha ridotto, inoltre, il rischio di morte del 34% e l’OS mediana è risultata di 21,4 mesi nel gruppo trattato con cabozantinib contro 16,5 mesi in quello trattato con everolimus (HR, 0,66; IC al 95% 0,53-0,83; P = 0,0003).

Commentando i dati dello studio CABOSUN, Michael M. Morrissey, presidente e Ceo di Exelixis, ha detto che per cabozantinib "dimostrare un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione rispetto a sunitinib come trattamento di prima linea rappresenta una tappa importante per i pazienti con carcinoma a cellule renali non trattato in precedenza”.