Ca renale localizzato, pazopanib non offre benefici dopo la nefrectomia

Il trattamento con pazopanib 600 mg non mostrato di offrire alcun vantaggio rispetto al placebo ai pazienti con un carcinoma a cellule renali localizzato o localmente avanzato sottoposti a nefrectomia. ╚ questo il risultato dello studio di fase III PROTECT, pubblicato di recente sul Journal of Clinical Oncology.

Il trattamento con pazopanib 600 mg non mostrato di offrire alcun vantaggio rispetto al placebo ai pazienti con un carcinoma a cellule renali localizzato o localmente avanzato sottoposti a nefrectomia. È questo il risultato dello studio di fase III PROTECT, pubblicato di recente sul Journal of Clinical Oncology.

I pazienti del gruppo intent-to-treat (ITT) trattato con pazopanib 800 mg hanno mostrato una riduzione del rischio relativo di recidiva o decesso, ma questo gruppo rappresentava solo un terzo circa del campione studiato.

"La differenza fra i due gruppi nell'effetto del trattamento potrebbe essere spiegata da una migliore performance del braccio placebo nel gruppo ITT600mg rispetto a quello del gruppo ITT800mg, anche se questa osservazione non è basata su un confronto randomizzato" scrivono gli autori, guidati da Robert J. Motzer, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York.

I farmaci antiangiogenici come pazopanib sono una componente standard del trattamento per i pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato. In questo trial, Motzer e i colleghi hanno provato a testare pazopanib in un setting diverso: pazienti con malattia localmente avanzata a rischio elevato di ricaduta dopo la nefrectomia.

Lo studio ha coinvolto 1538 pazienti con malattia resecata assegnati in modo casuale al trattamento con pazopanib o un placebo. La dose iniziale di pazopanib era di 800 mg e 403 pazienti sono stati trattati con questo dosaggio. Tuttavia, per ridurre la tossicità, la dose iniziale è stata ridotta a 600 mg e l'endpoint primario è stato adeguato di conseguenza, diventando la sopravvivenza libera da malattia (DFS) con pazopanib 600 mg.

Lo studio non ha centrato l’endpoint primario. Infatti, i pazienti assegnati al trattamento con pazopanib 600 mg non hanno mostrato alcun miglioramento della DFS rispetto al placebo. Analizzando il gruppo più piccolo di pazienti assegnati a pazopanib 800 mg, tuttavia, si è osservato un miglioramento significativo della DFS rispetto al gruppo trattato con il placebo (HR 0,69; IC al 95%; 0,51-0,94). Con un anno di ulteriore follow-up, i pazienti assegnati a pazopanib 800 mg hanno mostrato una riduzione del 33,7% del rischio relativo di recidiva o decesso. Inoltre, nel gruppo trattato con pazopanib 800 mg la DFS mediana senza malattia non è stata ancora raggiunta ed è risultata di 54 mesi con il placebo.

"Anche se nel modificare la dose di pazopanib da 800 a 600 mg l'intento era quello di ridurre le percentuali di abbandono della terapia e di migliorare il profilo di sicurezza, in realtà le due coorti hanno mostrato percentuali di sospensione e una sicurezza simili" scrivono i ricercatori.

Inoltre, osservano Motzer e i colleghi, "la percentuale di pazienti che hanno interrotto pazopanib a causa di eventi avversi nello studio PROTECT (35-39%) è risultata superiore rispetto a quella osservata in due grandi studi di fase III su pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato o metastatico (rispettivamente del 14% e 24%)".
Eventi avversi comuni che hanno portato alla sospensione del trattamento nei gruppi trattati con pazopanib 600 mg oppure 800 mg sono stati gli aumenti dell’ALT e (rispettivamente 16% e 18%) e dell’AST (rispettivamente 5% e 7%).

In ogni caso, la durata dell’esposizione a pazopanib è stata simile nei pazienti del gruppo trattato con 600 mg e in quelli trattati con 800 mg, e in entrambi i gruppi circa la metà dei pazienti ha completato 12 mesi di trattamento.

R.J. Motzer, et al. Randomized Phase III Trial of Adjuvant Pazopanib Versus Placebo After Nephrectomy in Patients With Localized or Locally Advanced Renal Cell Carcinoma. J Clin Oncol. 2017; doi: 10.1200/JCO.2017.73.5324.
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