Ca renale metastatico, nessun vantaggio di sopravvivenza con i FANS diversi dall'aspirina

I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) sembrano ridurre la sopravvivenza globale (OS) e la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nei pazienti con carcinoma a cellule renali metastatico. A suggerirlo Ŕ un'analisi retrospettiva pubblicata sulla rivista Kidney Cancer.

I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) sembrano ridurre la sopravvivenza globale (OS) e la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nei pazienti con carcinoma a cellule renali metastatico. A suggerirlo è un'analisi retrospettiva pubblicata sulla rivista Kidney Cancer.

In un campione di 4736 pazienti trattati con farmaci mirati per il carcinoma a cellule renali metastatico in studi di fase II e III, l’OS e la PFS sono risultate significativamente inferiori in coloro che facevano uso di FANS diversi dall’aspirina rispetto a quelli che non ne facevano uso (HR per l’OS 1,47, con P <0,0001; HR per la PFS 1,29, con P < 0,0001).

La OS mediana tra gli utilizzatori di FANS diversi dall’aspirina, come l'ibuprofene, è risultata di 11,6 mesi contro 21,1 mesi tra coloro che non assumevano questi farmaci, mentre la PFS mediana è risultata rispettivamente di 4,6 mesi contro 7,4 mesi.

L’OS è risultata significativamente più breve negli utilizzatori di FANS diversi dall’aspirina rispetto ai non utilizzatori di questi farmaci sia in pazienti naïve sia in quelli trattati in precedenza, e in tutti i gruppi indipendentemente dal tipo di terapia mirata ricevuta, a prescindere che si trattasse di un inibitore del VEGFR (74%), di mTOR (14%) o dell’interferone alfa (12%).

"Il database di studi clinici utilizzato nella nostra analisi è uno strumento potente per indagare su questioni clinicamente rilevanti" afferma in un comunicato stampa l’autrice principale dello studio, Rana R. McKay, del Moores Cancer Center dell'Università della California di San Diego. "Nell'era del riposizionamento dei farmaci, valutare l'impatto degli agenti che hanno le potenzialità per mostrare un'attività antitumorale nei pazienti è clinicamente significativa” aggiunge l’oncologa.

"Il nostro studio, che fino ad oggi è il più ampio ad aver indagato l'impatto dei FANS sul carcinoma a cellule renali metastatico, dimostra che l'uso di FANS diversi dall’aspirina, rispetto al non utilizzo di questi agenti, riduce la sopravvivenza complessiva o senza progressione nei pazienti con malattia metastatica" prosegue l’autrice.

Tuttavia, osservano la McKay e i colleghi nella loro introduzione, ciò contrasta con i risultati di studi precedenti che suggeriscono che i FANS hanno attività anti-tumorigenica in diversi tumori, in particolare nel cancro del colon-retto. Si pensa che questi effetti siano dovuti all'inibizione della cicloossigenasi (COX)-2, che sopprime la sintesi delle prostaglandine e in ultima analisi riduce l'infiammazione, oltre che a ulteriori meccanismi indipendenti dalla COX.

Nell’analisi appena pubblicata, l'aspirina, unica tra i FANS nell'inibire irreversibilmente sia la COX-1 sia la COX-2, non ha conferito un vantaggio di sopravvivenza o mostrato un evidente effetto anti-cancro nei pazienti con carcinoma a cellule renali metastatico; le percentuali di sopravvivenza dei pazienti che usavano solo aspirina oppure aspirina e FANS diversi dall’aspirina non sono risultate diverse da quelli dei pazienti che non facevano alcun uso di FANS.

Nel carcinoma a cellule renali, l'espressione della COX-2 è presente nella maggior parte dei tumori ed è associata a uno stadio, un grado e una densità dei microvasi peggiori, oltre che a una sopravvivenza inferiore, spiegano i ricercatori. Tuttavia, i FANS diversi dall’aspirina, a differenza dell'aspirina, sono stati anche chiamati in causa come fattori di rischio per lo sviluppo di carcinoma a cellule renali.
Altri studi hanno mostrato risultati contrastanti per quanto riguarda l'impatto dei FANS. L'istologia del tumore e la patogenesi della malattia potrebbero rappresentare fattori importanti e nessuno studio in precedenza ne aveva valutato l'effetto nel carcinoma renale. Inoltre, i pazienti con carcinoma a cellule renali potrebbero essere particolarmente suscettibili all'impatto negativo dei FANS, specialmente sulla funzionalità renale.

L’incidenza delle riduzioni della dose (31,3%) e delle interruzioni del trattamento (14,3%) a causa di eventi avversi è risultata simile nelle due coorti.
Al momento dell’ingresso nello studio, la maggior parte dei pazienti (il 69%) aveva meno di 65 anni, era di sesso maschile (71%) e aveva un buon performance status (98%); il 70% aveva subito la rimozione di uno o entrambi i reni e il 67% non era stato sottoposto a un trattamento farmacologico prima di entrare nel trial.

I quattro gruppi di pazienti analizzati - utilizzatori solo di aspirina (10%), di FANS diversi dall’aspirina (13%), di aspirina e FANS diversi dall’aspirina (1%) e di nessun FANS (76%) - non erano equilibrati in termini di caratteristiche di base e della malattia, segnalano i ricercatori.

Altri limiti dello studio, aggiungono la McKay e i colleghi, comprendevano il basso numero di pazienti (61) che usavano sia l’aspirina sia i FANS diversi dall’aspirina e il fatto che il database non fosse stato progettato per registrare la durata, il dosaggio o i componenti dei farmaci utilizzati.

"Sebbene stimolino la riflessione, questi risultati dovrebbero essere interpretati con cautela come generatori di ipotesi, piuttosto che come dati definitivi, ed evidenziano la necessità di studi in cui si indaghino i meccanismi d’azione alla base della nostra osservazione" scrivono i ricercatori.

"Il messaggio chiave è che i professionisti siano consapevoli del rischio e dei benefici dei farmaci che i loro pazienti oncologici stanno assumendo in concomitanza con gli antitumorali" aggiunge la McKay.
Per quanto riguarda la discrepanza rispetto ad altri dati che suggeriscono benefici anti-tumorigenici dei FANS, David Topolsky, dei Cancer Treatment Centers of America di Philadelphia, non coinvolto nello studio, si dice d’accordo con l’idea proposta della McKay e i colleghi secondo la quale, nei pazienti con carcinoma a cellule renali, la dose di FANS necessaria per raggiungere l'effetto antinfiammatorio/analgesico potrebbe essere inferiore a quella necessaria per ottenere un effetto antitumorale e/o l'effetto negativo sulla funzionalità renale potrebbe diminuire l'efficacia dei farmaci mirati.
Secondo l’esperto, sono necessari ulteriori studi; noltre, aggiunge Topolsky, "per ora, non cambierei radicalmente il modo in cui tratto un carcinoma a cellule renali con farmaci di supporto, ma sarei più cauto nell’impiegare FANS diversi dall’aspirina per l'analgesia. Quando reputo che sia necessario un analgesico non oppioide o un FANS, prenderei in considerazione l'aspirina prima di un FANS".

R.R. McKay, et al. Impact of aspirin and non-aspirin nonsteroidal anti-inflammatory drugs on outcomes in patients with metastatic renal cell carcinoma. Kidney Cancer 2018; 2:37-46.
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