Ca renale metastatico pretrattato, dati italiani confermano l'efficacia di cabozantinib nella pratica clinica

L'inibitore delle proteine VEGFR -2, MET e AXL cabozantinib è sicuro ed efficace nei pazienti con carcinoma renale metastatico non solo nelle popolazioni selezionate degli studi clinici, ma anche nei pazienti che l'oncologo incontra nella sua attività quotidiana, spesso molto più eterogenei e più difficili da trattare a causa di vari fattori, tra cui un carico elevato di comorbilità. Lo confermano i risultati di un'esperienza multicentrica italiana di utilizzo di cabozantinib nel 'mondo reale', nell'ambito di un programma di accesso allargato (Expanded Access Program, EAP) al farmaco. I dati sono stati presentati da poco a Madrid, al congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) da Giuseppe Procopio, della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Milano.

L’inibitore delle proteine VEGFR -2, MET e AXL cabozantinib è sicuro ed efficace nei pazienti con carcinoma renale metastatico non solo nelle popolazioni selezionate degli studi clinici, ma anche nei pazienti che l’oncologo incontra nella sua attività quotidiana, spesso molto più eterogenei e più difficili da trattare a causa di vari fattori, tra cui un carico elevato di comorbilità.

Lo confermano i risultati di un’esperienza multicentrica italiana di utilizzo di cabozantinib nel ‘mondo reale’, nell’ambito di un programma di accesso allargato (Expanded Access Program, EAP) al farmaco. I dati sono stati presentati da poco a Madrid, al congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) da Giuseppe Procopio, della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Milano.

Nello studio registrativo di fase III METEOR cabozantinib ha dimostrato di essere superiore a everolimus in termini di sopravvivenza nei pazienti con carcinoma renale avanzato, progredito dopo almeno un trattamento precedente con un farmaco anti-angiogenico. I risultati del trial hanno fruttato nel settembre 2016 il via libera definitivo per questa indicazione da parte della European Medicines Agency, ma il farmaco non ha ancora avuto la rimborsabilità da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) e al momento, quindi, non è ancora disponibile nel nostro Paese.

Programma italiano di accesso allargato a cabozantinib
In attesa che si concluda l’iter di negoziazione del prezzo, tuttavia, alcuni pazienti italiani con carcinoma renale metastatico hanno potuto già beneficiarne nell’ambito dell’EAP, di cui appunto sono stati presentati i risultati al congresso euripeo.

“Si tratta di un protocollo innovativo che ha consentito la dispensazione di cabozantinib a pazienti affetti da un carcinoma renale in fase avanzata, divenuto resistente a precedenti terapie, e quindi un protocollo molto utile dal punto di vista della risposta a un forte bisogno clinico” ha spiegato Procopio ai nostri microfoni.

“Abbiamo somministrato il farmaco a pazienti simili per un verso ai partecipanti dello studio METEOR, cioè soggetti con una diagnosi di carcinoma renale in fase avanzata, ma che allo stesso tempo rappresentavano una popolazione non selezionata ed eterogenea, come sono quelle che si incontrano nella pratica clinica quotidiana: pazienti che spesso vengono esclusi dalle sperimentazioni controllate e randomizzate e dagli studi registrativi, che in molti casi avevano una o più comorbidità, che avevano sedi tumorali prognosticamente meno favorevoli, e che avevano, quindi, caratteristiche meno selezionate in positivo, ma che ritroviamo puntualmente in molti dei casi che ci troviamo a dover gestire nella nostra attività quotidiana” ha aggiunto l’oncologo.

Al programma di accesso allargato hanno preso parte in totale 92 pazienti, che sono stati trattati con cabozantinib presso 23 ospedali italiani. L’accesso al farmaco è stato disponibile per 4 mesi, su richiesta del clinico, a partire dal settembre 2016 e i soggetti che hanno potuto beneficiarne avevano un carcinoma renale metastatico e malattia misurabile, un performace status ECOG compreso fra 0 e 2 ed erano ricaduti dopo una o più terapie sistemiche.

La maggior parte dei partecipanti, l’80%, aveva un’istologia a cellule chiare, mentre il restante 20% aveva istologia papillare di tipo 2 o a cellule cromofobe. Le sedi più comuni di metastasi erano il polmone (58%), i linfonodi (46%), l’osso (30%), il fegato (16%) e il cervello (5%); inoltre, il 46% dei pazienti aveva metastasi in due o più sedi.

Cabozantinib è stato somministrato per via orale alla dose di 60 mg una volta al giorno in cicli di 28 giorni, dose che si poteva abbassare a 40 o 60 mg in caso si manifestassero tossicità. I clinici hanno poi valutato i pazienti dopo i primi 3-4 mesi di trattamento.

Beneficio di sopravvivenza anche in una popolazione non selezionata
“I risultati sono particolarmente positivi in termini di efficacia, perché si è visto che il farmaco offre un beneficio anche in popolazioni non selezionate. Il dato di attività di cabozantinib, già dimostrata in una popolazione selezionata, possiamo considerarlo allargato anche a pazienti eterogenei, fragili, con comorbidità e/o fattori prognostici meno favorevoli” ha sottolineato Procopio.
La migliore risposta complessiva è stata parziale nel 31% dei casi, mentre il 25% dei pazienti ha ottenuto una stabilizzazione della malattia e il 25% è andato in progressione; nel 18%, invece, non si è potuto valutare la risposta.

Dopo un follow-up di 7 mesi, la sopravvivenza ibera da progressione è risultata di 6,2 mesi, indipendentemente dalla linea di trattamento.
Dati di sicurezza rassicuranti

A questo si aggiungono dati rassicuranti relativi alla sicurezza del trattamento. “Abbiamo osservato una sostanziale riproducibilità del profilo di sicurezza e tollerabilità emerso nel trial registrativo anche in una popolazione non selezionata come la nostra, senza che si siano registrati eventi avversi inattesi rispetto a quelli già noti dalle sperimentazioni controllate, e questo è certamente un risultato confortante” ha rimarcato l’autore.

I pazienti che hanno dovuto ridurre il dosaggio a causa di tossicità sono stati il 27%: 12 sono passati da 60 a 40 mg, quattro da 60 a 20 mg e 9 da 40 a 20 mg. Al momento dell’analisi, il 26% dei pazienti aveva manifestato eventi avversi di grado 3 e 4, ma solo il 5% aveva dovuto interrompere il trattamento a causa della tossicità.

Il programma attualmente non è più attivo: si è concluso, infatti, nel dicembre 2016. “In questo momento” ha specificato Procopio “chi è ancora in trattamento può continuare ad assumere il farmaco finché mostra evidenze di beneficio clinico, ma purtroppo non è più possibile offrire questa possibilità di cura ai nuovi pazienti che si presentano nei nostri ambulatori. C’è quindi molta attesa per la rimborsabilità di cabozantinib anche in Italia per il trattamento del carcinoma renale metastatico già trattato”, rimborsabilità che dovrebbe arrivare a breve. Sulla data precisa il clinico non si sbilancia, ma in linea di massima l’Aifa dovrebbe esprimersi in merito nei primi mesi del 2018.

G. Procopio, et al. Safety and efficacy of Cabozantinib for metastatic renal cell carcinoma (mRCC): real world data from an Italian Expanded Access Program (EAP). ESMO 2017; abstract 901P.
Annals of Oncology (2017) 28 (suppl_5): v295-v329. 10.1093/annonc/mdx371