Ca renale metastatico, promette bene la combinazione nivolumab-ipilimumab

Il trattamento con la combinazione dell'anti-PD-1 nivolumab più l'anti-CTLA-4 ipilimumab si è associato a un'attività antitumorale notevole e a una risposta duratura tra i pazienti con carcinoma renale metastatico, stando ai risultati di efficacia e sicurezza dello studio randomizzato di fase I CheckMate 016. Il trial è appena stato pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

Il trattamento con la combinazione dell’anti-PD-1 nivolumab più l’anti-CTLA-4 ipilimumab si è associato a un’attività antitumorale notevole e a una risposta duratura tra i pazienti con carcinoma renale metastatico, stando ai risultati di efficacia e sicurezza dello studio randomizzato di fase I CheckMate 016. Il trial è appena stato pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

"Per questo gruppo di pazienti, questi sono risultati molto significativi" ha dichiarato il primo firmatario dello studio, Hans J. Hammers, dell’Harold C. Simmons Compressive Cancer Center di Dallas, in un comunicato stampa.

Dati precedenti avevano già mostrato che una combinazione di nivolumab e ipilimumab produceva risposte durature superiori rispetto a ciascuno dei due agenti presi singolarmente in pazienti con melanoma metastatico e cancro al polmone, suggerendo che combinazione offra un vantaggio aggiuntivo in vari tipi di tumore.

Nello studio CheckMate 016, i ricercatori hanno valutato la combinazione di nivolumab e ipilimumab o nivolumab più un inibitore delle tirosin chinasi (TKI) nei pazienti con carcinoma renale metastatico.

Nell'analisi appena presentata, i ricercatori hanno valutato i dati di 100 pazienti assegnati in modo casuale a tre diverse combinazioni di dosaggio di nivolumab e ipilimumab: nivolumab 3 mg/kg ev più ipilimumab 1 mg/kg (N3I1, assegnata a 47 pazienti), nivolumab 1 mg/kg più ipilimumab 3 mg/kg (N1I3; assegnata a 47 pazienti) oppure nivolumab 3 mg/kg più ipilimumab 3 mg/kg (N3I3; assegnata a sei pazienti). Dopo il trattamento con la combinazione ogni 3 settimane per un totale di quattro somministrazioni, i pazienti sono stati trattati con nivolumab in monoterapia 3 mg/kg ogni 2 settimane fino alla progressione della malattia o alla comparsa di una tossicità non tollerabile.

Al momento dell'analisi, i ricercatori hanno escluso i dati di tutti e sei i pazienti del gruppo N3I3 a causa di una tossicità dose-limitante o per altri motivi. Di conseguenza, i risultati riportati si riferiscono solo ai gruppi N3I1 e N1I3.

Le caratteristiche cliniche di base erano simili nei due gruppi.
Dopo un follow-up mediano di 22,3 mesi, il 97,9% dei pazienti nel gruppo N3I1 e l'89,4% nel gruppo N1I3 avevano ricevuto almeno il 90% dell'intensità di dose prevista durante la fase di induzione.

La percentuale di risposta obiettiva è risultata del 40,4% in entrambi i bracci, con risposte in corso nel 42,1% dei pazienti nel gruppo N3I1 e nel 36,8% di quelli del gruppo N1I3.

La sopravvivenza globale (OS) a 2 anni è risultata del 67,3% nel gruppo N3I1 e del 69,6% nel gruppo N1I3.
Tutti i pazienti in entrambi i gruppi hanno manifestato un evento avverso di qualsiasi grado e il 71,3% ne ha manifestato uno di grado 3/4.
Gli eventi avversi correlati al trattamento hanno avuto un’incidenza del 93,6% e quelli di grado 3/4 si sono verificati nel 38,3% dei pazienti nel gruppo N3I1 e nel 61,7% di quelli del gruppo N1I3.

Nel gruppo N3I1 gli eventi avversi più frequenti di grado 3/4 sono stati l’aumento delle lipasi (in 7 pazienti), la diarrea, la piressia e l’aumento dell’aspartato transaminasi, dell’alanina transaminasi e dell’amilasi (in 2 pazienti ciascuno), mentre nel gruppo N1I3 sono stati l’aumento delle lipasi (in 13 pazienti), l’aumento dell’alanina transaminasi (in 10 pazienti), la diarrea (in 7 pazienti), la colite (in 7 pazienti) e l’aumento dell’aspartato transaminasi (in 6 pazienti).

"Anche se gli effetti collaterali dell'immunoterapia possono essere significativi, sono tipicamente reversibili e, a differenza di quanto accade con le terapie attuali, non riducono in modo significativo la qualità della vita quotidiana dei pazienti" ha sottolineato Hammers.

La combinazione nivolumab più ipilimumab è attualmente in sperimentazione in uno studio clinico di fase III che ha terminato l’arruolamento dei pazienti, riferisce Bristol-Myers Squibb (l’azienda produttrice dei due farmaci) nel suo comunicato.

Se i risultati della fase III mostreranno risposte simili, ha detto Hammers, questa combinazione potrebbe diventare un nuovo standard di cura per i pazienti con carcinoma a cellule renali.

H.J. Hammers, et al. Safety and Efficacy of Nivolumab in Combination With Ipilimumab in Metastatic Renal Cell Carcinoma: The CheckMate 016 Study. J Clin Oncology; doi: 10.1200/JCO.2016.72.1985.
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